COME DON BOSCO

di Bruno Ferrero

INSEGNAGLI A VIVERE

Il modo più sicuro di rendere le cose difficili ai figli è di rendergliele facili». È una battuta famosa, attribuita ad Eleanor Roosevelt, che risulta attuale in questo nostro tempo di incertezze educative, vagamente percorso da rimorsi per troppo permissivismo, lassismo e (in fondo) indifferenza verso le nuove generazioni. I genitori che tentano di creare un'esistenza "perfetta" per i loro figli limitano le loro possibilità e li derubano della loro intelligenza, che cresce senza stimoli. E naturale, specialmente per dei genitori, desiderare per i figli un cammino senza asperità, privo di dolore e di fatica. Ma dobbiamo renderci conto che, inevitabilmente, dal momento stesso in cui nasce, l'uomo comincia a soffrire. Il dolore fa parte dell'esistenza umana, come il caldo e il freddo, la paura e la sete, la crescita e la decadenza. Una vita senza sofferenze può anche essere una vita senza gioie. II vero problema di tanti giovani, oggi, è proprio la noia per mancanza di sfide. Bambini e ragazzi sono abituati allo zapping quotidiano: scelgono quello che vogliono e quando vogliono in base ad un unico criterio: "mi piace o non mi piace". Il piacere anche per molti adulti è diventato la misura di tutto. La parola d'ordine è "tutto e subito", possibilmente senza sforzo. Gli idoli sono coloro che "ce l'hanno fatta": ricchi, famosi, belli, potenti...

Il valore "piacere" si trascina dietro le nuove virtù: la vanità e l'ostentazione, il successo e la ricchezza, la violenza e la competitività. In una situazione come questa si rende necessaria una "educazione al dolore". Il dolore fisico e quello morale. I figli devono imparare a dominare il dolore fisico. I bambini di oggi sono talmente inscatolati e protetti che appena uno si fa un graffietto pare che caschi il mondo. Non solo il dolore vero e proprio ma ìl disagio fisico viene sempre più temuto e puntigliosamente evitato: Anche a causa della pubblicità che mette sempre più l'accento sulla forma fisica, sulla necessità di "star bene", di essere sempre agili, scattanti, atletici. Gli armadietti dei medicinali delle nostre famiglie straripano di prodotti chimici assortiti e "stampelle chimiche" che hanno sostituito le pozioni magiche: "Bevi lo sciroppo e ingoia la pillola e subito ti sentirai meglio, sembrerai più in forma". Corriamo il rischio di creare un essere umano così disarmato che qualsiasi tipo di impegno fisico verrà eliminato, compresa la fatica. A meno che, naturalmente, non si tratti di una prestazione fisica di moda. Ma anche questa non dovrà richiedere grossi sforzi. L'unico sistema per evitare ai figli questa progressiva debilitazione non nasce da predicozzi e incitamenti ma solo dall'esempio dei genitori. I figli devono imparare ad affrontare e a risolvere i problemi. Uno dei più grandi aiuti che si può dare ai propri figli consiste nel rafforzare la loro capacità di affrontare (un po' alla volta e sempre tenendo conto del loro livello di maturità) le situazioni spiacevoli e impegnative. La reazione ai problemi da parte dei ragazzi di oggi rischia di essere sproporzionata: malinconica fuga o insensata aggressione. A risolvere i problemi della vita si impara solo con l'aiuto dei genitori, i quali devono saper guidare i figli a "saper vedere" i problemi e a sentirli come una sfida all'intelligenza e al carattere. Per affrontare un problema un ragazzo ha bisogno di una buona immagine di sé, di obiettivi concreti da raggiungere, della capacità di individuare le operazioni da compiere e di diversificare le strategie. Ma deve sapere con chiarezza che fatica, pazienza, costanza, sacrificio fanno parte della vita. Se ci sono problemi in famiglia, i figli devono conoscerli. Ed essere coinvolti nelle soluzioni.

'Allenarlo anche a perdere è più importante che allenarlo a vincere" è lo slogan di una campagna contro la droga ed è un consiglio saggio. Sopportare il dolore morale per la perdita di qualcuno, di un affetto o di qualcosa è difficilissimo. Amare significa inevitabilmente soffrire. Ma vivere significa anche saper reagire. Non si possono proteggere i figli dalla vita: la decisione e il coraggio con cui ne affronteranno i colpi nell'età adulta devono essere costruiti durante l'infanzia. Se i genitori contano di guidare i figli a una coraggiosa accettazione della vita, se sperano di insegnare loro la soddisfazione che deriva dal superamento degli ostacoli e di rafforzarne la capacità di fare quello che va fatto, devono imparare a evitare le trappole dell'eccessiva compassione. Il che non significa affatto abbandonare il bambino nei guai. 1 figli devono essere aiutati a riconoscere la realtà e a distinguerla dai sogni. I giovanissimi si sentono spesso dei piccoli Superman invulnerabili e invincibili che volano tra le nuvole. L'impatto con qualche realtà sgradevole può traumatizzarli psicologicamente se non sono preparati. I genitori devono sempre ricordare che la protezione non è mai l'isolamento. E quanto sia importante applicare ai figli il consiglio della Madonna a Don Bosco nel sogno dei nove anni: «Renditi umile, forte, robusto».