IL PUNTO GIOVANI
di Carlo di Cicco
Sono stati 28.910 i giovani che nel 1993 si sono dichiarati obiettori di coscienza al servizio militare, 5.420 in più rispetto all'anno precedente quando le domande furono 23.490. Sono i dati ultimi, più attendibili a disposizione, contenuti nella nota di previsione per il '95 che il ministero della Difesa ha inserito nella legge finanziaria. Alla Caritas italiana piace chiamare questi giovani "cittadini obiettori". Sono giovani "per". Non sono anzitutto giovani "contro" come, invece, li dipingono quanti avvertono confusamente che questo genere di scelta giovanile, senza proclami, risulta una tacita denuncia alla società degli adulti imperniata sul profitto individuale, sulla furbizia, le ragioni della forza.
SUI MURI ITALIANI non sono mai comparsi, finora, manifesti pubblici per invitare i giovani ad arruolarsi in un progetto di servizio tanto innovativo. Neppure nelle TV pubbliche e private è dato di vedere spot governativi su misura per aiutare la gente, la scuola e le famiglie a conoscere il servizio civile alla stessa stregua del servizio militare. Ora, anche i cappellani militari scrivono che servizio civile e servizio militare sono ugualmente degni di essere scelti per servire la patria. È un passo avanti dal tempo in cui gli obiettori finivano irrimediabilmente in galera. In realtà, il servizio civile continua ancora ad essere un "fai da te", affidato alla testardaggine dei giovani, mentre lo Stato continua a privilegiare e pianificare il servizio mili= tare. Anche come spesa e come nuovo modello di difesa. Il servizio civile non può sognare minimamente le migliaia di miliardi del bilancio pubblico disponibili per la difesa militare.
NON SONO EROI i giovani del servizio civile: dedicano parte della loro vita a persone handicappate, anziani, minori, ai centri sociali, alla protezione civile, alla salvaguardia dell'ambiente. Sono l'altra faccia dei giovani, quella che gli adulti faticano a cogliere. Se lo facessero, dovrebbero cambiare parecchie cose negli oleati meccanismi sociali. Se nel nostro paese si riuscisse a costruire una rete di ascolto dei giovani, le cronache sarebbero meno sconvolte da lutti e violenze seminate da mano giovanile. E sarebbe più grande lo spazio da riservare all'altra faccia dei giovani che oggi non fanno quasi mai notizia: gli antieroi, impegnati volontariamente nelle trincee del servizio quotidiano ai più bisognosi. Con in testa l'utopia di poter uscire dai labirinti di una società dove la felicità abita poco, ma di cui noi adulti andiamo fieri davvero.
IL 1995 è stato proclamato dall'Onu l'anno della tolleranza. Dentro i veti incrociati degli opposti fondamentalismi, delle campagne di caccia al diverso, del ritorno violento tra le braccia di nazionalismi esasperati, la tolleranza è ìl minimo che la comunità internazionale possa proporre per evitare il peggio. Potrebbe essere l'occasione per aprire un fronte di tolleranza tra generazioni. La tolleranza verso la gioventù è il minimo che si possa esigere. Se gli adulti continueranno a creare difese verso i giovani, i giovani ricambieranno con amarezza. E sarà la sconfitta di tutti. Se i giovani sono il futuro, emarginandoli, chiuderemo con la possibilità del mondo di navigare verso il pianeta speranza.