DOSSIER MISSIONARIO

a cura di Margherita dal Lago

LA FRONTIERA DEL NORD

THAILANDIA. L'apertura missionaria degli ultimi dieci anni ha allargato i confini di un paese dove i cattolici sono piccolissima minoranza.

Bangkok è una di quelle capitali che crescono ogni giorno. Il traffico è congestionato. Soprattutto la sera, quando poco dopo le sei, il sole cade improvvisamente. Attraversando la città dopo il tramonto gli alberghi del centro fanno mostra di insegne rosse: sono i paradisi del piacere, troppo noti per passare inosservati. Qui i turisti si rifugiano per notti rubate a ragazze giovanissime, spesso a bambine. Le FMA al centro della città hanno un pensionato universitario. Ascoltando le giovani studenti si sono incontrate spesso con il grosso interrogativo: si potrà fare qualcosa per evitare "la tratta" dai villaggi? Tutti sanno, infatti, che i padroni ingaggiano ragazze del Nord con lusinghe. E disgrazia anche in Thailandia nascere donna e si trova sia chi è disposto a vendere un'adolescente, sia chi si vergogna a reinserire una ragazza che ha abbandonato il clan. Il prezzo umano pagato dalla Thailandia per arrivare ad essere uno dei paesi più ricchi del Sudest asiatico è altissimo: il lavoro minorile e la prostituzione sono due facce dello stesso problema: bisogna produrre a tutti i costi. Sfruttando il richiamo turistico e immettendo sul mercato a basso prezzo prodotti concorrenziali. Nel 1981, come segno di fedeltà, è stata aperta la prima presenza missionaria a Phon Sung, un villaggio non troppo lontano dal centro della regione di Udhon.

LA TERRA DELLE FORMICHE BIANCHE

Incontro suor Imelda Barattino, una piccola missionaria italiana, a Chayaporn. A Bangkok ha imparato a fare un po' di tutto, e sorride mentre allinea le scarpe che ha appena aggiustato, accanto ai vestiti e ai libri. Da tre anni si trova in questo piccolo villaggio di confine, facilmente dimenticato da chi vive nella metropoli. Qui la vita è quasi primitiva e la povertà è al limite della sussistenza. E bisogna anche lottare con le famose formiche bianche capaci di ridurre in polvere la casa. Come a Phon Sung, anche qui la gente vive in piccole case di legno, come palafitte. La terra è bruciata dal salgemma e sopravvive solo qualche specie di piante. La strada asfaltata bisogna abbandonarla per arrivare al villaggio. La maggior parte della popolazione è cristiana e vive attorno alla chiesa che, assicu- rando la presenza di un prete, ha permesso di ricostruire un tessuto umano di relazioni capace di allontanare il richiamo della metropoli. Probabilmente le comunità cristiane discendono dalla prima evangelizzazione dei domenicani e dei gesuiti: hanno conservato la fede per l'impegno dei catechisti. A Phon Sung la scuola della missione è stata ridotta in polvere dalle formiche, ma questo non ha per niente scoraggiato gli abitanti, abituati a combattere le avversità. Il legno non manca e perciò, palo su palo, è stata ricostruita al centro del villaggio: «Una scuola che perfino il sindaco ci chiede in prestito, la domenica, per le attività sociali. I rapporti con le autorità civili sono diventati così rispettosi che le suore sono state richieste, addirittura, per l'aggiornamento degli isegnanti statali ». A Chayapom, suor Imelda organizza tutto il villaggio. Nella scuola insegnano due suore thailandesi. Lei, invece, si occupa del resto: taglio, cucito, promozione della donna. A forza di tessere rapporti sono riuscite a impiantare un vero e proprio corso per adulti con tanto di diploma riconosciuto dal governo. Ma la gente, in realtà, si accontenta di poco da queste parti. Il fiume non fa mancare il pesce, gli alberi danno legna. Basta un poco di riso a completare la dieta. Suor Imelda, mentre mi accompagna a visitare la scuola, mi racconta dei primi tempi quando la comunità doveva imparare a vivere senza molte cose. E, soprattutto, doveva superare alcune diffidenze. Si sa che in ambiente buddista le donne non hanno molte possibilità di movimento. Gli alunni, dopo la scuola, vengono dalle suore per il catechismo e per le attività più varie: inglese, chitarra, ricamo. Ma l'impegno più forte è quello con le mamme. Questo, infatti, è stato l'obiettivo primo: aiutare le donne a trovare buoni motivi per restare nella loro terra, guadagnandosi da vivere. Aiutarle a imparare un mestiere e a resistere alla tentazione della città significa infatti sottrarle a una schiavitù ulteriore. Più pesante della povertà. È così che è stato allestito un vero e proprio laboratorio. Qui si confezionano le divise per le grandi scuole della città. Si cuciono vestiti che le exallieve poi espongono e vendono nelle mostre in città. È una forma di solidarietà che nulla ha di elemosina, ma che ha permesso a molte di ritrovare dignità.

IN MEZZO SCORRE IL FIUME

Il Mekong è un fiume pigro e sonnacchioso. Abituato alle lunghe guerre di resistenza ha imparato a sussurrare. Mai troppo forte. Le barche da una riva all'altra trasportano segreti e a ogni alba il fiume scorre via con il suo carico di parole sussurrate mentre le ombre si allungano. E stato così che le suore hanno incontrato alcuni cristiani del Laos. La solidarietà, tra i poveri, arriva a sfumature sconosciute. Tra una sponda e l'altra si sono quindi intrecciati scambi di ogni genere. Solo che la fede è un bene diverso che più si divide e più si moltiplica. Correndo anche dei rischi le comunità di qua e di là del fiume hanno imparato a riconoscersi e anche le suore sono entrate nel giro: non ci si può tirare indietro quando qualcuno ha bisogno. Suor Imelda ne parla a bassa voce. Sa che è ancora tutto segreto. Che il regime laotiano è ancora rigidamente contrario a scambi religiosi. Tuttavia sono arrivati attraverso il fiume gli inviti ad andare sull'altra sponda, dove da molti anni i cristiani sono in attesa


La Thailandia è il «Il Paese dei sorriso ». Un sorriso amaro, quello delle donne che vivono sulla loro pelle secoli di discriminazioni. Eppure è questa « la terra dei liberi». Gli insegnamenti del Buddha giustificano di volta in volta lo sfruttamento sessuale rivendicando il ruolo della donna di "angelo della famiglia". Su di lei grava l'accusa di essere un impedimento al celibato, ed essendo impura non dovrebbe neppure accedere al tempio. 130.000 templi thailandesi vivono, sì, delle donazioni di milioni di fedeli, ma solo alcuni offrono rifugio spirituale alle donne. In questa situazione l'intervento dei vescovi in occasione dell'anno della donna thai, indetto in onore del 600 compleanno della regina Sirikit nel 1992, è particolarmente significativo. « Lo status e i diritti delle donne thai - scrivono i vescovi - sono notevolmente migliorati sia a livello politico che sociale. A esempio, esse possono diventare leader di comunità, Kamman (capo villaggio), senatori e ministri governativi. Tuttavia - prosegue il messaggio - la società thai conserva pregiudizi nei confronti delle donne. Fa ancora problema accettare la dignità e il valore della donna. Le donne istruite nella capitale e nelle grandi città hanno maggiori possibilità delle donne delle zone rurali di acquisire un più elevato livello culturale e di svolgere professioni prestigiose. Inoltre oggi le donne sono considerate beni commerciali. Sono diventate schiave nell'industria turistica e pubblicitaria e, ancora peggio, sfruttate sessualmente. Questi trafficanti di schiavi hanno una rete di collegamento all'interno del paese e a livello internazionale. Questa è una realtà terribile e dolorosa. Difendendo la dignità della donna la Chiesa thailandese contribuirà a far crescere la società, dove ci sappiamo rispettare e stimare reciprocamente, vivendo insieme ìn quella pace alla quale tutti aspiriamo.


 L'Ispettoria thailandese conta 97 suore e 11 comunità. È quasi un primato avere quattro punti missionari in patria e uno in Cambogia. L'apertura missionaria è maturata intorno al centenario di madre Mazzarello. Il richiamo-invito di madre Marinella Castagno a essere attente ai poveri, In ogni parte dei mondo, ha fatto sì che anche in Thailandia, dove i cattolici sono poco più di 200 mila e il buddismo è vissuto nella sua forma più rigida, ci si interrogasse su nuove forme di presenza. Lo studio della realtà e l'impegno a rispondere alle esigenze della chiesa e dei poveri ha richiesto una buona dose di coraggio: aprirsi verso le frontiere del nord significa andare ai confini. La regione nord orientale di Udhontani è terra di foreste e di piccoli insediamenti dislocati, fuori da grandi arterie di comunicazione. In questi villaggi la gente è in gran parte cristiana. Era qui che le comunità si rifugiavano durante le dure persecuzioni. Nella zona ci sono, oggi, quattro comunità, impegnate a far crescere con la fede anche la qualità della vita.