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di Eddie Fitzgerald

L'Irlanda, la pace e la situazione sociale vista dai giovani.

LA VOCE DEI GIOVANI D'IRLANDA

 I giovani in Irlanda sono oggi profondamente consapevoli di ciò che avviene nel loro paese. Eddie Fitzgerald ha incontrato tre di loro. Ciò che segue sono alcune delle cose che abbiamo registrato.

Dolores: Da ciò che ho ascoltato e letto, penso che sia magnifico. Noi vediamo la violenza alla televisione e la troviamo sui giornali, e se ne è parlato così tanto che siamo diventati quasi indifferenti. Ma quando ci rendiamo conto che la pace è alle porte, facciamo fatica a crederlo. Penso che sarebbe una cosa meravigliosa, ma nello stesso tempo mi pare che quel popolo sia troppo terrorizzato per giungere a ritrovare la speranza. La violenza è andata avanti per tanto tempo. E poi, con il cessate il fuoco penso che per il popolo finalmente ci sarà la possibilità di una vita un po' più normale e da questo punto di vista è davvero bellissimo. Prima della sospensione delle ostilità noi siamo andati in vacanza al Nord e devo dire che ho visto una regione in difficoltà. Vi erano barricate ovunque. Ricordo che in un giorno pieno di sole passavo da Kesh, che è una bella cittadina di campagna. I giardini erano pieni di fiori. Ma improvvisamente, guardando in alto, vidi un esercito con le armi spianate. Il cielo sembrò diventare improvvisamente nuvoloso e scuro, il contrasto non poteva essere più grande. Ma in un giorno di sole così, ci fu paura. Ho visto una moto scendere dalla collina e i soldati puntare i fucili contro quell'uomo. In realtà penso che fosse solo una specie di gioco da quelle parti, perché essi sembravano conoscerlo. Ma per me fu un'impressione orribile. Io non potrei sopportare questo genere di vita. Mi parve un paese militarmente occupato. Ricordo chiaramente il senso di liberazione che provammo quando passammo il confine. Penso che sia ciò che provano in questo momento gli Irlandesi del Nord.

Gerard: Ho visitato il Nord molte volte e fu scioccante vedere tante armi in giro. Al Sud la nostra polizia non è armata e non siamo abituati a vedere armi per le strade. Andando attraverso i posti di controllo al Nord sembrava praticamente di vivere la scena di un film di guerra, con tanto di sentinelle, telecamera a 360 gradi e filo spinato. Alcuni anni fa andando per Ormeau Road, vidi due poliziotti con le armi automatiche attraversare la strada. Mentre camminavano, si coprivano l'un contro l'altro. Penso che fossero andati in strada a comperare il giornale o una scatola di dolci o qualcosa del genere. Io trovai tutto questo assurdo. Più recentemente, quando ritornai là, mi accorsi che c'erano stati molti cambiamenti: la polizia aveva soltanto armi leggere, c'erano molto meno pattuglie di poliziotti e le cose erano molto più serene. Per esempio, erano stati rimossi la maggior parte dei posti di controllo che in passato la gente si era abituata a vedere.

Georgina: Anch'io sono felice per il cessate il fuoco, anche se faccio fatica a crederlo, perché non ho mai sentito parlare di altro che di contrasti al Nord. Stento davvero a crederlo. E sono convinta che continuerà. Come si può decidere in un batter d'occhio che non ci dovrà più essere violenza, e non più bombe? Non riesco a vedere una nuova situazione fino a quando noi del Sud non rinunceremo alle nostre sei province e tutto sia dimenticato. E non so se questo potrà mai accadere. Non so se avremo mai l'unità d'Irlanda. Ne sarei contenta. Ma vorrei ci fosse anche la pace in Irlanda.

LA PACE PRIMA DI TUTTO

Georgina: Io sono solo informata dai giornali o dalla televisione. Per esempio, si dice che in Sudafrica il sistema dell'apartheid sia ormai smantellato e tutto il popolo abbia uguali diritti. Ma se questo sia vero o no, non lo so. Vorrei conoscere meglio ciò che avviene davvero da quelle parti. Sarà come in Irlanda. Quando la gente sente dire che sei irlandese, automaticamente pensa a Belfast o a quelli di noi che vivono a Cork, Galway o Dublino come se stessimo tutti vivendo la violenza e i bombardamenti. Non riescono a pensare che la maggior parte della gente in questo paese sta vivendo una vita normale ed è lontana dalle sparatorîe e dalle cosiddette "spedizioni punitive". Penso comunque che per ciò che avviene nel mondo in generale potrei essere abbastanza fiduciosa nella possibilità della pace. Ma io sono ancora molto preoccupata, perché è una cosa difficile rinunciare al proprio potere. E non riesco a vedere che coloro che hanno- potere nel mondo siano preparati à lasciarlo molto in fretta. lo non saprei indicare la soluzione, ma farei certamente qualunque cosa per portare nel mondo la pace.

Dolores: A proposito di ciò che ha appena detto Georgina. Penso che il profondo disagio che la gente sta vivendo sia il maggior fattore che spinge in avanti il processo di pace. I giovani sono davvero preoccupati. Lo vedi nei programmi dei ragazzi alla televisione, dove essi parlano di ciò che gli sta intorno e del loro futuro. Tu puoi accorgerti quanto siano davvero disorientati di fronte al loro domani. Tuttavia gli adulti sembrano percepire le paure dei giovani e a farsene carico. Gli adulti incominciano a capire che non possono mettere al mondo dei ragazzi con questo tipo di inquietudini. Penso che comincino a preoccuparsi. Sono convinta che una certa consapevolezza che stanno acquistando gli adulti sia il risultato delle paure dei giovani. Ricordo di aver letto sul Bollettino Salesiano un bel proverbio africano che mi sembra davvero interessante: "Il mondo non ci è stato consegnato dai nostri genitori... ma ci è stato affidato dai nostri figli". Penso che gli adulti stiano cominciando a scuotersi una buona volta. Da parte mia, lo spero.

Gerard: C'è un grande bisogno di ascolto oggi. Noi parliamo tanto di dialogo, ma il più delle volte non ci ascoltiamo l'un l'altro. C'è un grande bisogno oggi più che mai di sedersi e di parlarsi gli uni gli altri. Nel preparare il terreno alla pace nel Nord d'Irlanda, il governo inglese disse che non avrebbe mai trattato con i terroristi. Ricordo quando Yasser Arafat fu diplomaticamente reintegrato. Sentii pietà per quel popolo che moriva nel conflitto mediorientale. E mi colpì molto il fatto che mentre moriva ancora tanta gente nel Nord d'Irlanda, ci sia stata quella decisione inglese. Comunque, io sono fiducioso per il processo di pace nell'Irlanda del Nord e nel mondo. Sembra emergere il bisogno di concedersi una pausa di riflessione e di conservare ciò che abbiamo, altrimenti il pallone potrebbe scoppiare. Ma sono anche in apprensione perché la gente sta ancora giocando con la politica, tirando pietre o mandando in fumo ciò che si è realizzato finora.

GIOVANI D'IRLANDA

Gerard: Penso che sia importante capire che ci sono molti differenti mondi e che qui in Irlanda noi viviamo in una società dello sviluppo. Se ci paragoniamo aì giovani del Terzo Mondo, noi qui viviamo in un relativo benessere, anche se c'è chi lavora e chi è disoccupato, la classe operaia e il ceto medio. Nel nostro mondo progredito, i media, specialmente la televisione, impongono ai giovani un loro modello di vita. Vi è un forte condizionamento sui giovani perché siano belli, perché usino prodotti di qualità, raggiungano un buon lavoro e così via. In modo particolare vi è una forte pressione sulle ragazze perché appaiano in un certo modo. Il mondo reale però è molto differente. Vi è un gran numero di giovani in questo paese che non vanno dietro a ciò che gli altri danno per scontato, o alla ricerca di quello che viene offerto dalla fabbrica dei sogni. Molti giovani non mangiano quanto dovrebbero. Non si riscaldano abbastanza di notte. Non hanno un giusto livello di istruzione, perché frequentano la scuola così, nelle zone del sottosviluppo. Se da una parte per i giovani c'è sviluppo e possibilità di riuscire, dall'altra abbiamo un crescente gruppo di disoccupati senza prospettiva di lavoro. Nelle nostre comunità di base cristiane, per esempio, ci sono alcuni che hanno un buon impiego per il loro livello di età, e altri che non riescono proprio a trovare lavoro. È importante considerare le due facce della medaglia. Vi è una grande pressione sui giovani a consumare, ma spesso non possono farlo. Questo ha un disastroso effetto sulla loro esistenza. Recentemente a Dublino un ragazzo fu assalito da un gruppo di giovani delinquenti che lo picchiarono e gli presero le scarpe, perché erano delle Reebok.

Georgina: Mi trovo molto d'accordo con Gerard quando dice che i giovani sono sotto pressione. Conosco molti dei miei compagni di classe che sono disoccupati. Anch'io lo fui per un certo periodo. So che questo vuol dire lasciarsi andare e ho trovato molta difficoltà a venirne fuori. A nessuno interessa se tu sei stato in giro senza far niente per sette o otto mesi. Tra i giovani vi è anche una forte tendenza a vivere nel lusso. Se lavori al supermercato, la gente ti guarda dal basso in alto. Ma anche se hai raggiunto il terzo livello di scuola, quando hai finito, non c'è di fatto lavoro per tutti. I giovani allora finiscono per dover lasciare il loro paese in cerca di lavoro. Non credo che vogliano uscire dall'Irlanda. Il fatto è che in Irlanda le possibilità di farcela non sono molte.