ANNO DELLA TOLLERANZA
di Ernesto Forte
In Egitto, per insegnare ai giovani di Alessandria, Cairo e Zeitun ad affrontare la vita. Senza preclusioni.
Grande apertura tra culture diverse nelle opere salesiane d'Egitto. Copti, siri, armeni, islamici e ortodossi convivono con i cattolici in un clima di serena armonia.
Nella mente di Don Bosco l'Africa fa come da cerniera alla grandiosa visione del mondo riservato dalla Provvidenza all'azione missionaria dei suoi figli. Nel sogno profetico del 1886, la misteriosa pastorella che lo invita a proiettare su un ideale planisfero l'avvenire della sua congregazione, gli fa tracciare una linea immaginaria da Santiago a Pechino facendo perno proprio nel mezzo dell'Africa per focalizzare i centri di formazione da cui si sarebbero irradiati i futuri salesiani. Don Bosco stesso, verso il termine della sua vita aveva affermato: «Se io fossi giovane, prenderei don Rua e gli direi: Andiamo al Capo di Buona Speranza, nella Nigrizia, a Khartum, al Cairo. il noviziato si potrebbe mettere a Suakin... ». Suakin si trova a sud di Port Sudan, in riva al Mar Rosso. Ciò che Don Bosco profetizzava nel sogno e nel desiderio, si sta avverando con il « Progetto Africa »; anzi, per quanto riguarda l'Egitto, nell'ormai già prossimo 1996 ci si prepara a celebrare il centenario della prima casa salesiana ad Alessandria alla quale sarebbero poi seguite l'opera del Cairo (1926) e il centro di accoglienza di Zeitun (1985).
Cent'anni son tanti e in cento anni tante cose sono cambiate. Se i primi destinatari delle opere salesiane erano soprattutto gli italiani, allora numerosissimi in Egitto, ora le frange dello spettro si sono spostate provvidenzialmente verso allievi egiziani, senza esclusione di altri e di coloro che, più adulti, provengono un po' da tutta l'Africa alla ricerca di una seria formazione umana e professionale che, altrove, molto difficilmente potrebbero trovare. Perché, soprattutto le due grandi opere di Alessandria e del Cairo, si sono mantenute fedeli alla primitiva consegna e ora si può dire che, in questo campo, sono diventate leaders e quasi obbligato punto di riferimento.
Ad Alessandria prospera un grosso complesso scolastico di indirizzo prettamente egiziano che va dall'asilo alla scuola media e che si è aggiunto alla già affermata scuola professionale con le due specializzazioni di meccanica ed elettrotecnica. Parallelamente operano corsi rapidi di tornitura, saldatura, pneumatica e oleodinamica gestiti con l'aiuto della Cooperazione Italiana allo Sviluppo e a nome del Governo egiziano. Al Cairo vige ugualmente un istituto professionale triennale con le stesse specializzazioni e un istituto tecnico industriale quinquennale per periti meccanici ed elettrotecnici. Rilevanti per concorso di allievi, sono anche i corsi rapidi di formazione professionale per la saldatura, impianti elettrici, teleruttori, bobinaggio motori, tornitura, motoristica, condizionamento d'aria e refrigerazione, computers, ugualmente gestiti con l'aiuto della Cooperazione allo Sviluppo italiana e a nome del governo egiziano. Nel visitare i vari laboratori, si ha davvero l'impressione di avere dinanzi il panorama di tutta l'Africa con le sue principali etnie e le sue lìngue a testimoniare che anche l'Egitto è Africa e che, anzi, ne è la porta. L'efficienza delle sue scuole si può rilevare pure dal consistente nu- mero di exallievi diplomati, qualificati o formati nei centri professionali, immessi ogni anno nel tessuto vivo della società. Di impostazione diversa, invece, è l'opera di Zeitun. Collocata in un popoloso rione del Cairo, con la sua bella chiesa pubblica serve i fedeli cristiani della zona e soprattutto accoglie, nel suo attivo centro giovanile, i giovani del quartiere che vi accorrono numerosi e affezionati. Funge anche da casa di accoglienza per ritiri ed esercizi spirituali dei nostri allievi e degli altri due centri giovanili ugualmente attivi al Cairo e ad Alessandria. Vi abitano anche i salesiani che si preparano all'apostolato nel Medio Oriente con lo studio intensivo della lingua araba; ma lo scopo fondamentale di questa istituzione è quello di preparare al noviziato le nuove leve d'Egitto e del Medio Oriente che aspirano alla vita salesiana.
Tutte queste sono opere complesse che esigono tanti collaboratori, che provvidenzialmente provengono in massima parte dagli stessi nostri exallievi; ma, soprattutto, ci vuole una grande apertura d'animo e grande tatto nelle relazioni tra persone di culture così diverse e di così disparate confessioni religiose. Capti, siri, armeni, greci ortodossi, sommergono quasi, con la loro stragrande maggioranza i pochi cattolici dei vari riti. Senza dire che nel gran mare delle confessioni straripa quello degli allievi islamici che convivono in clima di serena armonia di studio e di amicizia destinata a non più interrompersi neppure nella vita. L'applicazione del progetto educativo - programma e norma al nostro operare in un ambiente così complesso e disparato -, richiede quindi un grande equilibrio pedagogico. Si tratta di convivere, o meglio, di fraternizzare con persone di diversa estrazione e sensibilità ove basterebbe anche un piccolo gesto per suscitare comprensibili reazioni negative. Don Bosco, col suo sistema fondato sulla spontaneità e sull'amore, ci aiuta a polarizzare sulla nostra opera le simpatie, non solo della popolazione, ma anche dei responsabili della cosa pubblica che ci additano come esempio di saggezza pedagogica e di illuminato metodo didattico, tanto da affidare, sovente, alle nostre cure l'aggiornamento degli stessi formatori operanti nelle scuole governative del paese nel campo della fornazione professionale. Ormai il nome di Don Bosco è divenuto credenziale di onestà, di competenza professionale e di retta formazione umana. Un nome ormai caro e domestico che si sente un po' dappertutto sulle labbra degli exallievi già operanti nelle varie professioni, nel turismo, nel commercio. Così si legge sul «logo» delle video-cassette a carattere tecnico preparate dal nostro centro audiovisivi per le varie scuole professionali egiziane, e, soprattutto, rimane nel buon ricordo dei professionisti e degli insegnanti che sono passati per formarsi o aggiornarsi nei laboratori del « Don Bosco », come vengono ormai semplicemente chiamate le nostre istituzioni. Non pretendiamo di essere i maestri. Vorremmo però non cedere a nessuno il primato dell'amore e della simpatia che ci aiuta ad incarnare tra i giovani di questo paese quello dello stesso Don Bosco. Il suo sogno rimane per noi profezia per questo nostro tempo e verso queste regioni dove la provvidenza ci ha concesso di vivere.