FOCUS
In passato quest'oratorio di barriera, che ospita anche una scuola media dove si respira un bel clima di famiglia, era stato teatro anche di fatti gravi di violenza. Era frequente che i giovani allievi uscendo da scuola dovessero imbattersi in qualcuno che gli sfilava l'orologio. Dopo una certa ora una volante della polizia faceva la spola e fermava i sospetti. È per queste strade che don Lajolo ha raccolto i primi giovani disadattati per fondare la sua comunità di ricupero. Oggi il clima è cambiato e il Michele Rua di Torino è un oratorio come gli altri, pieno di ragazzi e pulsante di vita. Nei suoi cortili i giovani si incontrano, danno sfogo alla loro vitalità, fanno amicizia. Ma anche oggi i ragazzi a volte arrivano a gruppi, organizzati in piccole bande e si confondono con gli altri. La convivenza non è sempre pacifica e occorre intervenire per far rispettare le regole, per mantenere il giusto clima di un ambiente che vuole essere educativo e non solo ricreativo. Salesiani e suore sono presenti, ma non possono essere ovunque. E così che si sono coinvolti i genitori. E Pino Vinci, uno di loro, che descrive come si sono organizzati. «Per mantenere il clima di famiglia adatto a un ambiente oratoriano, i papà dei ragazzi delle Polisportive Giovanili Salesiane hanno deciso di impegnarsi accanto ai salesiani. E sorto così un gruppo organizzato di una quarantina di loro che garantiscono la presenza di un adulto nei vari ambienti dell'oratorio. Si è ideato un piano di lavoro, qualcuno ha coordinato le presenze e le disponibilità. A distanza di un anno, possiamo dire che l'esperimento è perfettamente riuscito, con piena soddisfazione delle famiglie». La presenza di questi genitori è stata importante sia agli effetti dell'assistenza, perché i ragazzi si sono sentiti tutti più sicuri e protetti, sia per l'ambiente oratoriano. Si è rafforzato il clima di famiglia. I padri stessi hanno acquisito un "senso di appartenenza" più forte a questo oratorio di cui si sentono corresponsabili.