PROBLEMI EDUCATIVI
di Giuseppina Cudemo
Il fenomeno dei mini-attori. Come si rovina l'infanzia.
Guadagnano come le star più gettonate. Sono i bambini-attori, un fenomeno commerciale che fa sognare produttori e genitori. Ma i rischi educativi sono altissimi.
Da tempo il cinema e la Tv hanno fatto dei bambini un mezzo di richiamo fra i più usati: malgrado un certo dilagante cinismo, la gente ha il cuore tenero e sa ancora commuoversi di fronte a un bambino. Nasce così una vera e propria industria dei sentimenti, finalizzata a suscitare emozioni. Si sa, un prodotto si costruisce per venderlo. Lungi da noi intenti facilmente moralisti- A ci, ma non possiamo non pensare ai piccoli divi di celluloide che, presi nell'ingranaggio spesso spietato del cinema, perdono senza accorgersene l'infanzia, la spontaneità e la spensieratezza.
Fra il cinema europeo e quello holliwoodiano esiste una grande differenza: in America i baby cinematografici offrono l'immagine di un'infanzia che non ha paura a farsi coinvolgere in avventure difficili e straordinarie, spesso per sfuggire a genitori distratti e disinteressati. Fra avventura, fantasia e fantascienza i bambini americani sono "divertenti" e giocano con la vita con molta disinvoltura. Così come i piccoli divi che li impersonano: sono delle vere miniere d'oro e il divismo negli USA raggiunge livelli del tutto impensabili da noi; un nome per tutti: Macaulay Culkin, smaliziato e miliardario interprete di Mamma ho perso l'aereo, discendente di enfants-prodige illustri come Shirley Tempie, Liz Taylor e Mike Rooney. In Europa invece i bambini dello schermo sono protagonisti di storie quotidiane, senza elementi di eccezionalità, che seguono il passaggio fra l'età spensierata e quella delle disillusioni. Così avviene in Nuovo Cinema Paradiso, ne Il ladro di bambini, in Io speriamo che me la cavo, tanto per fare qualche titolo. Ma anche in Francia e in Inghilterra avviene lo stesso: i bambini raccontano agli adulti la loro esistenza sfruttata e ferita e la loro silenziosa paura di diventare grandi in film raramente destinati ai loro coetanei.
Anche alla nostra Tv il bambino compare spesso, ma non si tratta di un bambino normale: è come se gli autori dichiarassero: «Se non sono mostri non li vogliamo». Così vediamo sul piccolo schermo piccoli geni di pochi anni che suonano il pianoforte o la chitarra elettrica, ballano il flamenco o il rock and roll o cantano con perizia consumata. A mamma Tv i bambini che fanno solo i bambini non interessano, va a caccia del "fenomeno", perché, si sa, se dietro lo schermo c'è un bel faccino puntiamo lì il telecomando: « Vediamo cosa sa fare... », fagocitati anche noi dalle reti televisive, attenti alle mossette e alle smorfiette del baby di turno. Così i piccoli diventano veri fenomeni da baraccone ed il conduttore della trasmissione, per quanto sia intelligente, diventa un imbonitore da circo: «Allora, signori, scommetto che non avete mai visto niente di simile, eh?». In-Tv non si vendono solo tappeti e prosciutti, anche i bambini sono ridotti a merce qualsiasi. Eccoci allora in ansia per l'esperto di minerali di Scommettiamo che?... o per il paleontologo formato tascabile de La grande sfida, che riconosce al tatto riproduzioni giocattolo di tutti i tipi di dinosauro. E come dimenticare Matteo Mancini, che nella precedente edizione di Domenica in conduceva un gioco a quiz per bambini: era un fenomeno e davanti alla telecamera si muoveva con disinvoltura, dicendo le cose giuste al momento giusto. Mai una papera, come un piccolo robot ben costruito. Un altro fenomeno da computer è Ambra, la ragazzina di Non è la Rai, costruita dalla mente "poliedrica" di Gianni Boncompagni. E diventata un mito e tutte le ragazze che seguono il programma vorrebbero assomigliarle.
Quasi sempre questi baby fenomeni hanno alle spalle genitori ambiziosi, che amministrano con oculatezza il successo dei figli, dimenticando che quando la festa sarà finita, i piccoli geni dovranno ricostruire la loro vita in una dimensione molto più quotidiana. Il successo non è eterno: cosa riserva il futuro al bambino ritornato nell'ombra? Chi gli restituerà l'infanzia rubata dalla luce dei riflettori? È bene riflettere e guidare i sogni dei nostri figli, perché non inseguano chimere. Molte società con il miraggio dei favolosi guadagni, promettono ai piccoli divi un futuro luminoso, ma il più delle volte si tratta di un successo transitorio, i cui effetti sono noti. Di altro hanno bisogno i ragazzi per crescere bene e prepararsi alla vita. «Per i bambini è solo un gioco», ripetono sempre alla Tv; «noi ci divertiamo tanto», ripetono i piccoli divi. Sicuramente molti bambini si esibiscono solo per gioco. Ma è da dimostrare la buona fede di chi li dà in pasto alle telecamere. E allora sono da bocciare tutti i programmi che fanno leva sull'infanzia? No certamente. I programmi diretti ai bambini è bene che prevedano la loro presenza. Esempio ormai "storico" è lo Zecchino d'oro. Da 38 anni è sempre lo stesso, anche se cambiano gli sponsor e gli spettacoli sono più ricchi, perché scopo dello Zecchino è dare ai bambini uno spazio loro dedicando una cura particolare ai testi delle canzoni. E tutto è autentico: papere, capricci ed esitazioni. Tutto assolutamente vero, perché è meglio un bambino che non ricorda cosa deve dire di altri bravissimi e "confezionati" su misura. Viva la spontaneità.
Nel gennaio scorso anche il Corriere della Sera si è occupato del divismo infantile in un articolo dal titolo: "Quei mini-divi tv, un «inferno dantesco»" Vi si leggevano tra l'altro le opinioni di Andrea Piersanti, Gino Tortorella ed Ernesto Caffo. Il nuovo pericolo dell'infanzia è la fama da tv, il successo regalato dal piccolo schermo? Sì, secondo il Sir, il Servizio informazione religiosa promosso dalla Conferenza episcopale, perché fa precipitare i bambini in veri e propri « Inferni danteschi ». Lo afferma Andrea Piersanti, presidente dell'Ente spettacolo, che continua così: « Il mercato che si è sviluppato intorno alla possibilità di diventare teledivo in minore età ha dimensioni rilevanti e va condannato moralmente in quanto si tratta di un'autentica truffa: perché promette un succes so che solo in pochi potranno raggiungere, e perché per quelli che lo ottengono si apre un vero e proprio girone dantesco dell'Inferno. Questi bambini vengono sfruttati in modo ignobile e vengono costretti a un comportamento assolutamente innaturale». Vero? Falso? « Esagerato» secondo Cino Tortorella, il Mago Zurlì che da 37 anni conduce "Lo Zecchino d'Oro., « Ho quattro figli - dice Tortorella -, se avessi avuto soltanto il sospetto che i programmi con protagonisti bambini potessero provocare qualche danno, avrei smesso da un pezzo. Invece sono ancora al mio posto ». Bambini-spettacolo e campioni di quiz: è innegabile che da qualche tempo il mercato dei minidivi è in grande fermento. « Con la complicità delle famiglie - afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono azzurro - che sostengono questa attesa di successo e anche di denaro. Ci sono cataloghi di aspiranti attori che sono pieni di foto di bambini, mandate senza dubbio dai genitori ».