DOCUMENTI
di Gianni Frigerio
La Consulta salesiana per il disagio e l'emarginazione.
La Consulta nazionale per il disagio e l'emarginazione si è riunita a Palermo e sul tema dell'immigrazione ha affidato un messaggio a tutti i salesiani d'Italia, impegnati a celebrare il loro "Capitolo ispettoriale". Don Domenico Ricca, segretario della Consulta, ha presentato il documento partendo da una constatazione: « Per il mondo salesiano italiano l'immigrazione è, eccetto poche lodevoli esperienze, "un'isola" tutta da esplorare». E ha aggiunto: «Molte ispettorie sono impegnate nella verifica delle opere esistenti. La nuova urgenza immigrazione, come tutte le altre che conosciamo nel disagio dei giovani, vorremmo non fossero dimenticate in momenti di scelte così decisive».
Nato da una riflessione intensa, articolata, attenta alle voci di alcuni extracomunitari invitati all'incontro, il documento è una coraggiosa presa di posizione a favore dei giovani extracomunitari presenti nel nostro paese. «I religiosi nell'ambito della comunità ecclesiale hanno la loro ragion d'essere se sono segno di vera libertà e di servizio», comincia il documento, riferendosi al Vaticano II e al recente Sinodo. «Tra le povertà oggi emergenti occupa un posto di primo piano quella causata dalla massiccia e a volte caotica immigrazione di quest'ultimo decennio», prosegue il documento. «L'Italia fino agli anni '60 è stata terra di emigrazione; oggi è diventata terra di immigrazione. Il fenomeno ci ha colpiti di sorpresa e ancora non siamo stati in grado di offrire risposte adeguate a livello ecclesiale, meno ancora a livello di istituzioni civili. Ci sentiamo combattuti da un duplice sentimento: difendere i diritti e il lavoro degli italiani o abbozzare una risposta a tutti coloro che vivono nel bisogno e che sono fuggiti da situazioni sociali, politiche ed economiche disastrose».
E il documento si spinge a indicare quali interventi si dovrebbero prendere per "andare fino in fondo" nell'attuare il carisma ricevuto da Don Bosco. Anzitutto «una sincera e seria analisi della "significatività" delle opere, realizzando, se necessario, una vera conversione di obiettivi. Gli oratori devono potersi aprire a tutti i giovani che per svariati motivi sono "fuori"». E poi "profeticamente" si chiede ai salesiani di impegnarsi nell'immediato concreto in queste direzioni: • assistenza di pronto intervento per coloro che arrivando nel nostro paese non riescono a vivere una vita pienamente umana. Un'accoglienza straordinaria e temporanea, coscienti anche dei rischi che si corrono; • denunciare le inadempienze delle istituzioni civili deputate alla risposta a questi problemi; • proporre progetti concreti di intervento; • denunciare e combattere con energia ogni forma di xenofobia e di sfruttamento che umiliano l'uomo; • mettere in atto pressioni, politicamente valide, per scelte di promozione umana per tutte le situazioni di emergenza.
«L'incontro tra civiltà e culture diverse non può che arricchire i singoli e le comunità», prosegue il documento, invitando a una convergenza di iniziative a livello di opere e di Famiglia Salesiana. E a questo proposito si invitano i salesiani a cercare per quest'opera la collaborazione dei laici, così dovrebbe avvenire per ogni forma di impegno nel sociale e nel politico: «Lavorare insieme», si legge, «ci spinge a fare meglio». Si propone infine la nascita di "patronati" che nell'emergenza aiutino gli immigrati a crescere nell'autodeterminazione e nella gestione autonoma delle diverse attività. II documento si conclude con un invito a farsi promotori di una "cultura dell'accoglienza del povero e del diverso". II documento proviene da una Consulta abituata a leggere i segni dei tempi. E anche questa volta l'invito parte dalla lettura di una situazione di assoluta emergenza, che coinvolge migliaia di giovani "poveri e abbandonati". «Se Don Bosco attraversasse oggi le strade delle nostre città», vi si legge, «aprirebbe il cuore e le case per raccogliere i messaggi di SOS lanciati dai giovani che popolano oggi le nostre città e ne riempiono le strade. La sua proverbiale temerarietà lo porterebbe a scelte anche rischiose pur di venire incontro ai loro reali bisogni.»