EUROPA
di Gianni Frigerio
Gli organismi europei e i problemi centrali di una nuova società. Scarsa l'attenzione al futuro dei giovani e alle loro esigenze.
I giovani e l'Europa di oggi e di domani. Incontro con il belga Kelchtermans, rappresentante della confederazione exallievi al Consiglio d'Europa.
Almeno 350 milioni di cittadini in una superficie di oltre due milioni di chilometri quadrati. Un potenziale economico che supera quello degli Stati Uniti e del Giappone. E questo il primo identikit di un'Europa che potrebbe contare di più. In realtà lo spirito di collaborazione tra gli stati membri non è sempre esplicito. L'Europa dei mercato fa sentire il suo peso a scapito dell'Europa dei valori. Discorsi an- tichi, ma che tornano di attualità ogni volta che viene compiuto un pur piccolo passo in avanti. Oppure quando, come è avvenuto quest'anno con l'ingresso di Austria, Finlandia e Svezia, l'Europa che conta si allarga e coinvolge milioni di altri cittadini. Lambert Kelchtennans, 65 anni, tre figli, è senatore al Parlamento belga e presiede la rappresentanza del-suo Paese al Consiglio d'Europa (CE). Come ex studente di una scuola salesiana, rappresenta allo stesso Consiglio d'Europa anche gli Exallievi di Don Bosco, presenti nell'organismo come ONG (Organizzazione Non Governativa). Da laico impegnato nel mondo della politica, ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla sua presenza negli organismi della grande politica internazionale.
D. Signor Kelchtermans, gli exallievi sono presenti al Consiglio d'Europa. Sono presenti anche i problemi dei giovani negli organismi europei?
R. Nel Consiglio d'Europa (CE) abbiamo una commissione per la gioventù e altre che si occupano di problemi sociali, dell'insegnamento, dell'educazione. In ciascuna di que-. ste commissioni vi sono delle discussioni che fanno riferimento ai problemi dei giovani. Il CE non è soltanto un organismo di politici, ma hanno un certo peso anche le Organizzazioni Non Governative (ONG). Sono ricercate, vogliono conoscere il loro punto di vista. E questo è compito anche della nostra ONG, quella degli Exallievi di Don Bosco. C'è dunque almeno un proficuo scambio di informazioni.
D. Siamo in molti a dire che il futuro dell'Europa si gioca sui giovani. I giovani sono disorientati, pieni di inquietudini e poco sostenuti dalle strutture educative. Giovani che non hanno ideali politici e sociali. Questo vi preoccupa per il futuro del nostro continente? Emergono al CE i gravi e drammatici problemi giovanili come quello della droga e della criminalità, quello più quotidiano della disoccupazione giovanile? Si parla dei giovani in modo costruttivo, propositivo?
R. È certo: se non si dà soluzione ad alcuni problemi, sarà molto problematico il futuro dell'Europa. Però sia il problema della droga e della criminalità, come quello del posto di lavoro, per stare ai due esempi, riguardano soprattutto il Parlamento Europeo più che il Consiglio d'Europa, perché dipendono dall'organizzazione economica e politica degli stati. Ma il vero problema è la scomparsa dei valori. Apparentemente il fatto di non trovare lavoro sembra non dipendere da princìpi cristiani o liberali, ma dalle vie economiche. In realtà le cose sono tutte interdipendenti. Quando un giovane può lavorare, è più felice, meno frustrato. Ma la disoccupazione è un problema serio in ogni parte del mondo, non riguarda solo l'Europa, ma anche l'Africa, l'Asia, la Russia, gli stessi USA.
D. E c'è l' immenso, formicaio della Cina...
R. Certo. Immaginiamo che domani un miliardo e 200 milioni di cinesi abbiano la nostra stessa libertà... Io viaggio molto. Conosco benissimo Taiwan, vi sono andato più volte. Ciò che è stato fatto in quindici anni è incredibile. I popoli cinesi sono popoli che lavorano moltissimo, senza domandare niente, con i salari più bassi che si possano immaginare, senza assicurazioni sociali. Immaginiamo quale concorrenza potrebbero fare alle nostre industrie. Solo la Cina rossa ha quattro volte gli abitanti dell'Europa.
D. L'Unione Europea fa progressi?
R. I progressi non mancano. Ma l'unità politica ed economica non sono per domani. Vi sono per ora 15 nazioni, le 15 nazioni più ricche. Altre domandano di entrarci. La Polonia lo chiede quasi ogni giorno. Lo domanda la Turchia, per esempio, ma ha problemi economici enormi. Se d'altra parte si dà il via al libero scambio dei beni e delle persone con la Turchia, domattina migliaia di Turchi si mettono in cammino verso i paesi d'Europa. Si potrebbe obiettare che dal punto di vista umano è un arricchimento. Ma le cose non sono così semplici.
D. L'ingresso di Austria, Finlandia e Svezia lo valuta positivamente?
R. Direi di sì. Sono nazioni che hanno lo stesso nostro livello di vita. La Finlandia e la Svezia sono nazioni nordiche, quindi un po' lontane dalla nostra cultura e non hanno certo il calore che troviamo qui in Italia, in Spagna, in Francia o in Belgio. Ma anche in questi paesi c'è molto entusiasmo per l'Europa. Quanto all'Austria, è stata a lungo neutrale, ma era una neutralità legata ai due blocchi che oggi non esistono più.
I GIOVANI E LA POLITICA
D. Discorsi importanti, ma ritornerei ai giovani. Come exallievi siete certamente interessati a favorire una politica più attenta ai loro problemi. Vi battete perché siano visti in un'ottica europea e mondiale? È grave la mancanza di sensibilità per il problema educativo in generale, per lo sviluppo e il miglio- ramento del sistema scolastico, per quello della famiglia. Quale politica della famiglia viene mandata avanti? E dei problemi connessi, come quello della bioetica?
R. Ne abbiamo discusso alla fine di gennaio. Abbiamo avuto una lunga sessione sulla bioetica. E voglio sottolineare questo: noi cristiani siamo i soli a difendere i valori della vita e della famiglia, a difendere il nostro punto di vista sull'insegnamento e sul futuro della gioventù. Altri non sono interessati, o addirittura remano contro. Non si vuole più accettare il modello tradizionale di famiglia. A molti basta che si viva insieme, magari oggi con uno, domani con un altro. E i figli... sono soltanto figli. Ma su questi punti, quando si vota, non abbiamo la maggioranza. Sul problema della bioetica, per esempio, gli altri gruppi politici hanno un punto di vista del tutto differente dal gruppo sociale-cristiano. Quando la gente va a votare non pensa a tutto questo. Ma poi si vedono i risultati. Se non abbiamo la maggioranza, è impossibile far passare certe posizioni. Nei parlamenti a un certo punto si vota. Ed è il risultato che conta.
D. Le scuole cattoliche sono talvolta accusate anche oggi di dar poco spazio all'educazione sociopolitica. Anche se mi pare che le cose stiano migliorando. Qual è la sua esperienza?
R. Se intende domandarmi se l'es sere stato allievo presso le scuole di Don Bosco abbia influito in qualche modo sulla mia futura vita politica, devo dire di sì. Perché dove si sono fatti gli studi, si rimane segnati per il resto della vita. Mi sembra inevitabile. Dai salesiani ho imparato il va- lore, la dignità della persona umana, che l'uomo è immagine di Dio. Questa è la grande differenza tra noi e gli altri. Altri possono essere anche sensibili ai problemi sociali, ma non riconoscono sempre il valore dell'essere umano, il valore di ogni individuo. La fine del comunismo ci ha fatto conoscere come si viveva in Russia. Il liberalismo all'opposto sostiene la libertà assoluta dell'individuo. Quanto alla mancanza di educazione socio-politica nella scuola, questo forse è vero. Durante la nostra giovinezza non abbiamo ricevuto un gran che di tutto questo. Oggi un allievo che ha studiato all'università di Lovanio conosce il diritto o il mondo della tecnica, ma non sa come funziona la politica. Non sa come lavora un parlamento. Non ne sa nulla e non ne è interessato. Eppure penso che sia necessario che i giovani nelle scuole siano sensibilizzati alla politica. Lo si voglia o no, la politica ci coinvolge. Uno può anche dire: non mi occupo di politica, ma alla fine è la politica che si occupa di lui. Quando mi alzo al mattino e muovo l'interruttore, viene la luce. La luce è stata mandata dallo stato, dal comune. Se entro nel bagno, l'acqua scorre. Qualcuno l'ha fatta arrivare fin lì. E così per il resto. La politica interessa la vita di ciascuno. E queste sono cose materiali: ma ce ne sono ben altre, molto più importanti.
D. La ringrazio. Un'ultima cosa. I giovani oggi sono molto esigenti con i politici. Mi pare giusto.
R. È un diritto della gente essere esigenti. Credo che un politico debba essere molto di più pulito, perché lavora con la cosa pubblica. Siamo quindi obbligati a essere seri. Questo non significa che ci saranno sempre politici senza colpa: Gesù aveva 12 apostoli... e conoscete il resto. Ci saranno sempre problemi con i politici. Credo però che oggi i mass-media stiano esagerando. Demonizzare tutti i politici senza fare distinzioni è ingiusto. Comunque i giornalisti hanno il loro compito. Quando in politica c'è qualcosa di poco pulito, si ha non soltanto il diritto, ma il dovere di dirlo.