VENEZUELA
di Juliàn Rodríguez
Presso Caracas, la parrocchia «La Dolorita» risponde all'emergenza. Una zona dove la violenza giovanile è quotidiana.
Una zona cresciuta troppo in fretta, sommersa dai problemi. Tra le iniziative parrocchiali, una scuola professionale che toglie i ragazzi dalla strada.
A est di Caracas, di fianco alla strada Petare-Santa Lucia, vi sono alcuni quartieri cresciuti attorno al 1958, e abitati da gente che proveniva dai disastrati di Petare e Caracas e immigrati dall'interno del paese, raccolti sotto il nome di La Dolorita-Mariches. Si tratta ora di 46 quartieri con più di 200 mila abitanti. Molto presto gli abitanti ottennero i servizi essenziali: acqua, luce, fogne, strade, scuole e arrivò tanta altra gente. Non ci fu nessuna pianificazione e in ogni angolo si affollarono nuove famiglie. II miraggio del benessere cittadino sedusse anche gli orientali e gli andini. Ma dopo gli entusiasmi iniziali, vennero i primi grossi problemi: l'indifferenza degli amministratori, la crescita incontrollata e la mancanza di servizi pubblici trasformò la vita in città in un terreno fertile per la delinquenza e il vagabondaggio.
Un esempio lampante fu ciò che accade con il servizio dell'acqua. La gente racconta che all'inizio arri- vava a tutti i quartieri, anche nelle zone collinari più decentrate. Oggi come oggi vi sono zone in cui sono anni che non arriva l'acqua dalle tu- bazioni e si è obbligati a mendicarla dai proprietari di camion-cisterna, che la vendono a 50 bolivares la botte. Il disagio e le code sono terri- bili. Soprattutto perché lo si deve fare ogni giorno. E vengono in mente tutta una serie di cose che non si vorrebbero vedere: difficoltà a lavarsi, vestiti sudici, pentole sporche, latrine maleodoranti... La tragedia dei trasporti pubblici è un'altra caratteristica della vita del venezuelano di qui. C'è gente che deve uscire di casa alle 4.30 per arrivare a tempo al lavoro. E il ritorno è un'odissea simile a quella del mattino. Quando queste cose si ripetono ogni giorno, la gente si rassegna e si adegua. Ma con la rassegnazione e la pazienza arrivano anche le malattie sociali: lo stress, il malumore, l'ostilità e il nervosismo in famiglia. Fatti di vita che sfociano nei litigi di fine settimana, nell'alcol e nella droga.
In queste condizioni, non è difficile capire come mai nel quartiere di La Dolorita-Mariches sia fiorita una cultura di morte. Proliferano infatti le bande di adolescenti che rubano, trafficano, uccidono e occupano tutti gli spazi della comunità. Sono giovani, a volte perfino ragazzini, che si mettono insieme in un primo tempo per stare allegri, poi però si danno presto a fatti delinquenziali: sottomissione dei compagni, piccoli assalti, ubricature, basuco e droga. Ogni pretesto è buono per inscenare una battaglia o una dichiarazione di guerra. Queste piccole battaglie non sono certo un fenomeno di oggi. Sempre sono esistite bande, vendette, violenze, soprattutto quando si trattava di garantirsi i beni essenziali. Ciò che caratterizza le bande di oggi e le rende drammatiche è che fanno uso di armi. E le ragioni per arrivare alla violenza possono essere anche molto futili. Come danno risposta a queste urgenze i salesiani di La Dolorita-Mariches?
Se è certo che ogni parrocchia è una comunità di comunità, è ugualmente vero che una parrocchia non nasce di colpo, con un decreto. E più facile costruire una chiesa che mettere in piedi una comunità. Di una cosa e dell'altra si sono occupati i salesiani. Come si può immaginare, per costruire la chiesa ci volle tempo, sacrificio e impegno. Poi si progettò un piano pastorale globale su tre aree: la famiglia, i giovani, l'educazione al lavoro. La parrocchia è molto grande, ma in molte zone è sorto un piccolo centro pastorale: una cappella, un ambiente di comunità, un gruppo dei catechisti e animatori. La cosa però a cui la parrocchia tiene di più, il suo anello al dito, è il Centro di avviamento al lavoro (il Centro de Capacitacíon Don Bosco).
In occasione della celebrazione del Centenario dell'arrivo dei salesiani in Venezuela, il 22 maggio 1993 si è collocata la prima pietra di questo nuovo Centro. Lo scopo è quello di venire incontro agli apprendisti più poveri, quelli in particolare che hanno abbandonato gli studi. È evidente che si tratta di un lavoro utile ai fini del ricupero scolastico, ma anche per l'elevazione della società, perché assicura al paese mano d'opera specializzata. L'abbandono scolastico nel quartiere La Dolorita-Mariches è sempre più allarmante. Esistono 40 scuole di base, terminate le quali, i giovani non hanno altra alternativa che vagare per il quartiere con gli amici o darsi a un lavoro per il quale sono mal pagati o impreparati. Questo è uno dei fattori della crescente delinquenza. Il Centro di avviamento al lavoro vuole essere una risposta. Organizza sei corsi della durata di un anno per segretari commerciali, elettricisti ed elettronici, parrucchieri, taglio e cucito, dattilografi e contabili. Altri corsi sono organizzati in altri quartieri della parrocchia, con altre specializzazioni. Quando c'è laboratorio, il corso dura due anni. In questo modo si raggiungono 700 giovani dai 14 ai 17 anni. Vedendo tanti ragazzi per le strade a qualunque ora del giorno, che passano il tempo a scherzare, ci siamo chiesti cosa potevamo fare per loro e lo abbiamo fatto. Il nostro obiettivo è quello di creare amore al lavoro e allo studio, al senso di responsabilità, trasmettere valori. L'esperienza ci dice che alcuni vengono da noi perché non hanno nulla da fare, ma poi si affezionano sia allo studio che al lavoro. Accanto a questi Corsi, naturalmente la parrocchia svolge tutto un piano pastorale per giovani e adulti. Ma di questo parleremo un'altra volta.