OSSERVATORIO
di Leo Còlcera
Viaggio di un gruppo di volontari italiani in Thailandia, Cambogia e Vietnam. Alla scoperta del nuovo, che sorge sulle rovine di una storia terribile.
THAILANDIA. Tantissimi i ragazzi e i giovani. Le nostre due scuole di Bangkok sono strapiene. Le prospettive di lavoro di chi esce qualificato sono sicure e la domanda di personale professionalmente preparato è crescente. Nelle scuole, soprattutto alla Don Bosco Technical School, c'è spazio per i ragazzi poveri e gli orfani. Accanto a questa realtà positiva, ci sono i ragazzi baraccati, il commercio della prostituzione infantile, i minori nelle fabbriche. Stringe il cuore la nostra impotenza di fronte a questi fenomeni di sfruttamento minorile.
CAMBOGIA. Il panorama cambia radicalmente. La povertà e i bisogni emergono appena si entra all'aeroporto. La gioventù di Cambogia è ancor più numerosa di quella della Thailandia. Tanti volti giovanili a Phnom Penh, ma anche nei villaggi lungo il Mekong, a sud del paese; e al nord, nei territori controllati dai Kmer rossi. Un forte desiderio di vita dopo anni di distruzione e di morte. Sono ragazzi nati dopo le stragi di Pol Pot e dei suoi seguaci. La Don Bosco Foundation offre la scuola tecnica con specializzazione in meccanica, motoristica, saldatura, grafica-stamperia, carrozzeria. Per il nuovo anno le iscrizioni sono già 1300. I salesiani sono felicissimi per questo altissimo numero di domande, ma sanno di non poter accogliere tutti. Oltre alla scuola c'è la Don Bosco Children Fund che assiste circa 1500 ragazzi sparsi in tutto il territorio cambogiano, perché possano frequentare gli studi. Ogni mese si distribuiscono materiali di prima necessità, una piccola somma di denaro a ogni famiglia e, alle scuole, gessetti, registri, quaderni, banchi, ecc. Il tutto è possibile grazie ai numerosi benefattori che aiutano finanziariamente questa fondazione. A noi hanno fatto consegnare a tanti ragazzi del detersivo per lavare gli indumenti, saponette e dentifricio, sale, latte condensato e una piccola somma di denaro. Li ho guardati tutti negli occhi e ho visto che brillavano di contentezza. In Cambogia ho incontrato anche i nuovi seminaristi, i giovani stranieri che fanno qui volontariato, le figlie di Maria Ausiliatrice e le suore di Madre Teresa...
VIETNAM. Quattro giorni sono bastati a sentire il termometro caldissimo dei salesiani di questo paese. Durante la nostra permanenza, otto giovani si sono fatti salesiani, altri entravano in noviziato; il giorno dell'Assunta, alcuni neofiti sono stati battezzati. Siamo stati testimoni di una vitalità giovanile che ci ha conquistati, anche se abbiamo perso la sfida calcistica Vietnam-Italia. Abbiamo visto che in Vietnam i giovani hanno ripreso a vivere: le chiese sono piene fino all'inverosimile, ci sono belle comunità e l'accoglienza è cordiale.