LETTERE

PIÙ PRESENTI NELLA SOCIETÀ. « È una vita che spero di vedere un cambiamento positivo della nostra Chiesa cattolica. Speravo che con il fallimento dei governi dell'Est qualcosa cambiasse, ma è sempre la solita indignazione, il solito appoggio ai soliti politici e non a chi propone il rinnovamento sociale. I rari incontri parrocchiali sono dominati dal prete, le discussioni vertono sulla piccola morale, di rado su qualcosa che incida sulla società, a meno che non siano lamentele per i referendum perduti. E ancora l'emarginazione dei preti migliori, più intelligenti. Come cattolici dovremmo vivere di più al passo della società e non solo chiuderci nei nostri giornali cattolici, che finiscono al macero senza neanche essere aperti ». Francesco Rebora, Campomorone (Genova)

Ho sintetizzato la sua lettera, ma la sostanza è rimasta. L'impressione è che lei esprima un clima di alcuni decenni fa, anche se alcune istanze sono sempre attuali. Non credo all'emarginazione dei preti rnigliori. Molto invece rimane da fare per una presenza più signiftcativa dei laici nelle coniunità.

EX-JUGOSLAVIA. «Desidero farvi partecipi di una iniziativa a favore del Kossovo. Abbiamo fatto stampare 35.000 copie della Bibbia in Albanese: 1.800 pagine ben rilegate, per il prezzo di sole 10.000 lire. Nel Kossovo chi ha lavoro percepisce 30.000 lire al mese e difficilmente potrebbe comperarsi una Bibbia. La Bibbia è patrimonio dell'umanità. Fare dono della Bibbia è un grande segno di amicizia. Farne dono al popolo albanese del Kossovo che da anni offre all'Europa e al mondo l'esempio della riconciliazione nazionale e della resistenza non-violenta, significa unire all'amicizia la nostra solidarietà, dire a ogni famiglia che non sono soli e che la forza dell'Amore vincerà. Vi prego di far conoscere l'iniziativa. Qualora raccogliessimo molti soldi, pagata la Bibbia, faremo microrealizzazioni. come strutture multiuso: una sala che sei-va per gli incontri, per la scuola, per la preghiera. Il mio conto corrente è 10983245, al mio indirizzo». Don Valentino Salvoldi, via 4 Novembre, 121 24028 Ponte Nossa (Bergamo) tel. 035/701042.

AVREI PREFERITO MORIRE SUL CAMPO. «Sono stata missionaria in Brasile e sono tornata in Italia per malattia. La missione per me è qualcosa che porto nel cuore e mi affascinano gli articoli missionari pubblicati dal Bollettino Salesiano. Era mio desiderio morire sul campo di battaglia, ma le vie del Signore non sono le nostre. Cercherò di essere missionaria ovunque la Provvidenza mi condurrà. Prego molto per le vocazioni, specialmente per i sacerdoti, a cui ho offerto qualcosa che è più grande di tutto... Dio sa. Un giorno capirò se le mie sofferenze e le mie preghiere sono state fruttuose». Lettera firmata

HO BUSSATO A TANTE PORTE. «Sono un assiduo lettore del BS fin dall'età di 15 anni e ormai ne ho 32. A quell'età ho cominciato a frequentare l'oratorio salesiano della mia città e devo dire che è lì che ho conosciuto l'amore di Dio, ho ricevuto una solida educazione cristiana, ho fatto mia la spiritualità di Don Bosco basata sull'ottimismo e la gioia. I miei problemi sono cominciati circa quattro anni fa, quando mi sono laureato. Perché da allora ho conosciuto il gravissimo problema della disoccupazione che mi fa soffrire maledettamente. Con la mia bella laurea in scienze politiche ho fatto un mucchio di concorsi, ho bussato a tantissime porte, senza mai trovare risposta. Questo problema mi ha fatto perdere completamente la gioia di vivere. Il confessore mi dice che devo pazientare, che o prima o poi verrà la mia ora, ma io sto perdendo completamente la fiducia in Dio. ,Ho fatto il catechista, ho collaborato a tante attività in oratorio, ma ora Dio mi sembra sordo alle mie preghiere. Mi sono convinto che la soluzione la devo trovare altrove. Man mano che aumenta la mia rabbia, cresce anche il pensiero di farla finita. Vi scrivo senza neanche sapere perché, forse solo per il desiderio di sfogarmi e per il bisogno di farmi ascoltare da qualcuno». Lettera firmata

NEOCATECUMENALI. « Nel numero di ottobre ho trovato la lettera contro il cammino neocatecumenale. Lettera non firmata e senza risposta. È naturale che essa rispecchi il pensiero della redazione, infatti non pubblicate tutte le lettere che ricevete. La lettera parla di un caso, e si sa che "una rondine non fa primave- ra". Faccio parte del cammino neocatecumenale da una ventina d'anni e le posso assicurare che la carità la si fa, e come! E che si aiutano i familiari. Alcune persone pensano che se non siamo perfettamente santi, allora siamo degli impostori. Magari agli altri si lascia più libertà di manovra. Penso che sarebbe bene pubblicare questo mio intervento in risposta alla lettera ». Don Domenico Marcocci, redazione Madre, Roma

« Sono addolorato per la lettera sui neocatecumenali pubblicata a ottobre senza alcun commento da parte vostra. Non voglio entrare nella realtà dei rapporti madre-figliafratello narrati dalla lettrice, ma mi permetto di ricordare che il cammino neocatecumenale è riconosciuto da Giovanni Paolo II come "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi moderni". Non ha nulla di segreto o. di misterioso, ed è sempre vissuto all'interno delle strutture parrocchiali e in comunione con il Vescovo. Si tratta di piccole comunità, formate da persone di diverse età, condizione sociale, mentalità e cultura, che vogliono riscoprire e vivere pienamente la vita cristiana e le conseguenze del loro battesimo. Le "riunioni" citate dalla lettrice non sono altro che celebrazioni della Parola, dell'Eucaristia, e mensilmente una giornata di ritiro. Se la lettrice vuol saperne di più, la invito a leggere il libro "Il Cammino neocatecumenale secondo Paolo VI e Giovanni Paolo II", edizioni Paoline. Se pubblicherete, vi prego di omettere la firma».

Nella quasi totalità deì casi, non rispondiamo sulla rivista alle lettere che pubblichiamo. Preferiamo lo facciano i lettori. Nessun processo ai neocatecumenali, comunque. La lettera è stata pubblicata perché era uno spaccato di vita familiare tra una madre, una figlia e un figlio -fratello che fa fatica a vivere.

BS DOMANDA

C'È UN DIVORZIATO CHE MI FA LA CORTE. «Ho fatto amicizia con un uomo che era del mio gruppo all'oratorio e che ora è divorziato e ha un figlio di 13 anni. Recentemente siamo usciti in macchina insieme. Abbiamo amici comuni e i miei parenti lo conoscono. Ho provato finora tenerezza per la sua solitudine, e mi accorgo che vuole rifarsi una vita. So già che se mi metterò con lui avrò vita dura nella Chiesa. Ma a quali altri problemi andrò incontro?» (Giuliana S., Livorno).

Risponde Jean-Marie Petitclerc.

Anche se - ma non è sempre così - la decisione di divorziare è avvenuta dopo una sofferta e ben ponderata riflessione, lascia sempre grandi strascichi nei due ex partner. Nessuno può essere indifferente alla rottura. Oltre alle tristi conseguenze di una vita coniugale che non è stata all'altezza delle speranze che vi erano all'inizio, si aggiungono sovente dei vaghi sensi di colpa (non avrò anch'io una parte di responsabilità in questa rottura?) e qualche sentimento di inquietudine (riuscirò ancora a piacere a qualcuno?). Queste domande non smettono di riproporsi. Siccome non ci si rassegna facilmente alla solitudine dopo una vita di coppia, anche se tumultuosa, colui o colei che viene dalla rottura del divorzio, non tarderà a tentare ogni strada per ricreare le condizioni di una nuova vita di coppia. Ma allora, come reagire quando un divorziato dice di essersi innamorato di te? Si impone la vigilanza, se non si vuole correre il rischio di cadere in una relazione che sarà di tipo sostitutivo. Sono davvero io a essere importante per lui? O non cerca di sedurmi unicamente per provare a se stesso di esserne ancora capace, o per superare la sua solitudine, o per cercare di sostituire chi se n'è andata? Queste questioni devono essere messe sul tavolo chiaramente, perché una relazione fondata unicamente sull'aspirazione di uno solo dei partner, direi che non ha futuro. Il miglior modo di amare l'altro non le sembra sia quello di aiutarlo a veder chiaro nel suo comportamento? Dopo una rottura forte, per rimettere in piedi una nuova relazione coniugale ci vuole del tempo: tempo per accettare il fallimento, tempo per riaprirsi a una prospettiva di novità, che non è nella linea della sostìtuzione. Aggiungerei un'ultima raccomandazione, per quando il divorziato, come in questo caso, ha dei figli. Spesso, questi ultimi sono un po' dimenticati, in uno scenario di rottura che porta sempre in loro delle sofferenze. E tuttavia, come il loro punto di vista è importante! Entrare nel cuore del padre o della madre, non può essere fatto con brutalità, ma ci vuole molta delicatezza, attenzione e pazienza nei confronti dei figli della prima unione, che rimarranno per sempre segnati dalla separazione.