BRASILE
di Margherita Dal Lago
La scommessa delle figlie di Maria Ausiliatrice per la cultura. È il mondo della scuola che può riscattare i giovani dalla povertà.
Dire Brasile è dire favelas, sfruttamento, bambini della strada. Ma il Brasile è grande e soprattutto è vivo. L'esperienza culturale dei giovani di Campos ci offre uno spaccato diverso di questo grande Paese.
Si arriva a Campos sotto un sole che brucia. Ti accoglie il monumento all'indio Goitacà. Erano gli indios una volta gli abitanti di queste sterminate piantagioni di canna tagliate da una grande strada che porta verso San Paolo. Ma degli indios oggi in città neppure una traccia. Nella gente è però viva la coscienza che dire Brasile è dire un incrocio di razze e di culture, di tradizioni e di progetti.
Siamo partite da Rio de Janeiro e abbiamo attraversato il regno della canna da zucchero, che è anche regno del petrolio. La strada scorre presso il mare. La chiude, dall'altra parte, un digradare di colline che si perdono una dopo l'altra in una nebbia azzurra. Un paesaggio dolce, anche se i 40 gradi ti ricordano subito che siamo a sud. Campos è una bella città. Più di 200 mila abitanti solo nell'area urbana. Gente espansiva. In questi ultimi 40 anni ha conosciuto un grande sviluppo. La frenesia dell'industrializzazione da una parte ha generato benessere- e dall'altra ha cancellato i ritmi contadini. Adesso Campos, che è primo centro produttivo di zucchero e alcol del Brasile, ha grandi industrie che concentrano la moderna lavorazione della canna, cancellando l'immagine del lavoro brutale che spesso abbiamo visto nei film.
È in questo contesto che la comunità delle figlie di Maria Ausiliatrice, da 70 anni ha scelto di giocare la carta dell'istruzione, della cultura, dell'impegno tra i giovani del ceto medio.
Il Centro Nossa Senhora Auxiliadora si è conquistato un posto d'onore tra le scuole di Campos. Gli studenti sanno bene che essere o non essere è una questione seria e hanno dato alla testata del proprio giornale il titolo "Tupi or not tupi", storpiando l'interrogativo di Amleto e giocando sul fatto che i Tupi sono stati una delle due grandi etnie indigene del Brasile. Mentre sfoglio le pagine tabloid chiedo a uno di loro: « Come fate a organizzare il materiale, le foto, le notizie?», «Facciamo funzionare una vera e propria redazione con la guida di un'insegnante. Ci troviamo a decidere i pezzi, a scrivere, a impaginare. È un grande tirocinio per noi. Soprattutto ci permette di riflettere sulle cose che segnano la nostra esperienza scolastica. La nostra preside ci ricorda spesso che la scuola non è tempo da buttare. Credo che ci sia una grande tradizione culturale, che fa della nostra scuola una delle più stimate e ricercate della città ».
È venuta sera: la sera di un giorno di poesia. Bambini e preadolescenti si erano alternati a leggere le proprie rime che raccoglievano un po' di tutto: dai sogni d'amore ai miti. Dopo cena è venuto il momento della scuola superiore. La notte scende presto a Campos. Una di quelle notti calme e piene di stelle. Ma quella sera sembrava che tutta la città bussasse alla porta. Le ragazze e i ragazzi erano tirati a festa. La giuria schierata sotto il palco annotava attenta il tono, la declamazione, la spontaneità e l'originalità. Il tifo degli amici era messo in conto. «Due ore di poesia sono una scuola», mi spiegava un'insegnante che mi faceva compagnia. «Noi abbiamo bisogno di proporre molte cose, di fare iniziative. Almeno una volta al mese abbiamo una manifestazione culturale. Così i ragazzi e le ragazze imparano, attraverso l'esperienza di allestire un pomeriggio o una serata, la fatica di organizzare, e poi si cimentano con il pubblico, imparano a vestirsi, a trattare, a vivere in una società che, anche in Brasile, è attenta alla forma ». Il segreto dì un calendario fitto di proposte è tutto in un grande coinvolgimento degli insegnanti. A volte è quella di letteratura a farsi carico della proposta, a volte quella di danza o quella di disegno.
Ho visto l'aula di informatica con la sua schiera di computer e una giovanissima, entusiasta insegnante che sa inventare giochi didattici. «L'informatica è una chance di oggi, mi dice suor Suraya. Stiamo partecipando a un progetto IBM che collega le scuole del Brasile e che ha come prospettiva, attraverso Internet, di collegarsi con alcuni centri dei mondo. Per i nostri studenti riuscire a scambiarsi intuizioni e metodologie sta diventando un fatto importante. Per noi è l'impegno a rendere pedagogica anche questa tecnologia ». Campos non è una piccola oasi culturale isolata. Ripercorrendo la strada del mare ritorno a Macaé. Il piccolo castello - così chiamano qui la scuola delle figlie di Maria Ausiliatrice - è tutto un fermento di lavoro. Suor Lea da alcuni anni ha messo un'attenzione tutta particolare nel progetto educativo. E una piccola suora energica, capace di far muovere un esercito. La scuola sorge su una delle due collinette che sovrastano la cittadina. Dall'alto si vede che ogni casetta, al posto del camino, ha un'antenna parabolica. Lo leggo come un segno. La volontà di collegarsi al mondo. È naturalmente anche un segno di benessere. La gente infatti sta vivendo il progresso economico dovuto al fatto che Macaé è diventato il centro che distribuisce il petrolio del bacino di Campos. Suor Lea spiega: «Non si poteva continuare a fare una scuoletta. Noi abbiamo il dovere di rispondere alle nuove domande. Qui l'evoluzione sociale ci interpella. La qualità dell'educazione si misura dal coinvolgimento dei genitori, dal ventaglio delle proposte, dalla capacità di integrare la scuola con la vita». Visito gli stand allestiti lungo i porticati prospicienti i cortili. E la giornata dei continenti. E così ascolto i ragazzi che mi parlano dell'Angola o degli Indios d'America. Quando sentono che sono italiana sognano Roma. Mentre torno a Rio mi rileggo il progetto educativo che accomuna le esperienze di Campos e di Macaé. Ci sento vibrare un grande amore per i giovani e lo sforzo di tradurre qui, in terra brasiliana, lo stile educativo di Don Bosco.
Il "Colegio Maria Auxiliadora" è stato aperto nel 1925. 70 anni di attività a favore dei giovani. Le suore erano arrivate il 18 febbraio e ci volle uno sforzo enorme per essere pronte a iniziare l'anno scolastico proprio il 24 maggio. Il CENSA (Centro Educacional Nossa Senhora Auxiliadora) è un complesso scolastico solenne e articolato, con aule, campi da gioco, palestra per circa 2000 allievi. Quello che si può ammirare oggi è il frutto di un lungo sacrificio e di tanta generosità della gente di Campos. Ma non bastano gli ambienti a fare un centro educativo. I corridoi hanno l'austerità degli antichi edifici e, secondo la tradizione salesiana, la grande cappella si trova nel cuore della scuola. Le aule si aprono tutto intorno e si affacciano al grande cortile. In fondo c'è la piscina scoperta e basta poco per sentirné... l'esigenza. Qui c'è un gruppo di insegnanti che, coordinati dalla preside suor Suraya Chalub, si fanno carico di un progetto educativo di avanguardia. Dentro, come lievito, la comunità delle figlie di Maria Ausiliatrice: nove suore responsabili dei vari settori. Vivono in una piccola casa vicino alla scuola. « Il Brasile ha bisogno di avere giovani con una solida cultura, capaci di occupare posti di responsabilità sociale. Senza questo sforzo culturale non sarà mai possibile riscattarci dalla povertà ».