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Redazionale

UN CAMPOSCUOLA SPECIALE

 

I campiscuola si fanno generalmente in montagna, comodamente ospitati in strutture costruite ad hoc, con orari precisi per le sessioni, le lezioni, il gioco, il riposo, le passeggiate, la liturgia… Ma si può fare anche diversamente.

 

Per chi fa un cammino di ricerca per un intero anno, sorge ad un certo momento la necessità di un’esperienza forte, di un periodo diverso, per fare il punto, approfondire, verificare, ripensare, vederci chiaro, insomma. Viene subito in mente un posto tranquillo, lontano dal chiasso, magari immerso tra il verde dei monti, rotto solo dai rumori terapeutici della natura… Lì, anzi lassù, quasi nascosto al mondo, ti senti predisposto a fare ciò che normalmente non fai o fai con fatica: per esempio fai a meno della TV, del computer, della discoteca, del motorino, della sala giochi… e riesci a pensare, a concentrarti su te stesso, a scavare in profondità, a pregare…

Solo la casa in montagna, o il convento tra i boschi offrono questi privilegi? No. Anche la bici. Inutile sgranare gli occhi tra sorpresa e incredulità. E’ così!

 

Possono attestarlo in molti ormai: giovani impegnati del movimento giovanile salesiano, in ricerca, come tutti dovrebbero essere, che durante l’anno parlano, discutono, leggono, studiano, ogni estate, si mettono in marcia. E’ il tempo della prova: “tra il parlare e il vivere ci sta in mezzo il provare”, dicono. E così caricano lo zaino di tutto quello che occorre per “sopravvivere”, tenda compresa, inforcano la bici, e via… a provare. Che cosa? Provare la fatica, la precarietà, il viaggio… e ancora provare a riflettere, a tirare conclusioni, a raggiungere delle mete.

Già, le mete!  Quest’anno sono state tre, che hanno dietro una storia gloriosa, che più gloriosa non si può: Cluny, Lisieux, Taizé

 

Cluny prima di tutto. Quasi una civiltà. Cluny che ha “formato” l’Europa: splendore di potenza, faro di cultura, antenna di spiritualità. Cluny mille anni di storia: quella dell’evangelizzazione d’Europa. Cluny di cui restano solo rovine… Non vorremmo che fosse presagio.

 

Poi Lisieux, dove un’ignorante secondo i parametri correnti, per la Chiesa è “Dottore”: aveva dentro la scienza di Dio, la più alta e sublime delle scienze, perché è quella su cui poggia l’universo e la vita. Lisieux  risuona del canto di una giovane donna innamorata della Vita. Lisieux, dove una piccola donna vale più di una regina.

 

Infine Taizé, quasi un sogno: una comunità di giovani che hanno dimenticato il colore della pelle, perché la pelle di Dio non ha colore, hanno dimenticato le origini diverse, perché scavando più a fondo hanno scorto l’unica comune origine; che hanno dimenticato la lingua diversa, perché investiti dal vento dello Spirito si sono accorti che per intendersi non c’è bisogno di una lingua parlata… il linguaggio del silenzio, della musica, del gesto, e soprattutto della preghiera è universale.

 

Un camposcuola del tutto speciale, un tour de France che non ha visto un vincitore, perché ha regalato  la vittoria a tutti.