ON LINE Molti episodi di intolleranza hanno caratterizzato il '98. soprattutto in ambito giovanile.
"Arancia Meccanica", quando
uscì nei primi anni '70, vietato ai minori di 18 anni, fece scandalo. E'
diventato un "cult movie": la sua riedizione nel 1988, proibita ai minori di 14
anni, ha attirato un grande pubblico. Molti i giovani. Conclusione allarmante:
la soglia di tolleranza alla violenza sugli schermi è da aggiornare
anche per i minori: la metabolizzano e, purtroppo, la riproducono più
facilmente .
E' suonato l'allarme rosso per l'esplosione di baby criminalità in varie nazioni. Il triste primato appartiene agli USA: ragazzi che hanno ucciso a scuola compagni e insegnanti, a casa genitori e nonni, per strada i 'nemci' delle bande rivali. Ma nessun paese ne è più esente: "Mr Muscle Man" ha larghissima audience, in Francia, in Giappone in Belgio; in Germania Der Spiegel gli ha dedicato una copertina dal titolo "I piccoli mostri". Psicologi e sociologi appaiono sconcertati.
Anche in Italia l'aumento è esponenziale. La Doxa ha rivelato, in ambito scolastico, non solo l'aumento di una generale indisciplinatezza e insubordinazione, ma anche di pestaggi, minacce, estorsioni, che vanno sotto il nome di bullismo, sul quale psicologi ed educatori riflettono e invitano a riflettere. La cosa che colpisce di più è la presenza di tanti 'mini aspiranti bulli' già nelle scuole elementari. In una recente ricerca condotta da Differenza Donna di Roma e dalla psicologa Anna Baldry dell'Università La Sapienza, si è scoperto che su un campione di 600 alunni della capitale il 45% ha dichiarato di aver subito prepotenze a scuola, e il 64% ha ammesso di essersi comportato almeno una volta da 'bullo' a danno dei propri compagni.
In occasione della visita ad alcune famiglie vittime della criminalità il presidente USA affermò: "Quando ammazzamenti senza senso diventano l'elemento principale dell'intrattenimento in famiglia, e i ragazzini continuano a vedere i conflitti del cinema risolti non con le parole ma con le armi, non dobbiamo sorprenderci se i figli, per impulso o per calcolo, fanno altrettanto". L'accusa a produttori, attori e dirigenti di quella Mecca del cinema che è Hollywood fu di produrre solo per esigenze di cassa film, show e spettacoli che romanticizzano il crimine, alterando così le coscienze e le menti di tanti fragili teen ager. Lo stesso Presidente ha imposto alle reti nazionali l'uso del V-chip, un microprocessore che segnala con la V la presenza appunto di violenza nello spettacolo. Hollywood si è difesa affermando che loro fotografano la realtà e la descrivono, non la influenzano. A smentirli la confessione di chi dichiara di ispirarsi ai film per le proprie azioni criminose.
E' stato denunciato anche il videogame inglese Carmageddon che consiste nell'investire con l'auto il maggior numero di pedoni possibile. Il realismo è agghiacciante: sangue sulla strada, ossa rotte, urla di dolore, facce terrorizzate. Il procuratore Guariniello ne ha commissionato la visione al neuropsichiatra infantile Paolo Crepet per verificarne la pericolosità sui minori. Giudizio: Il video game in questione è inutilmente aggressivo, assolutamente diseducativo, eticamente incaccettabile, in quanto premia l'efferatezza del bambino-pilota rischiando nello spettatore-attore delle sintomatologie psichiche di tipo ansioso e aggressivo. Quanti videogame di questo tipo o peggiori sono nelle mani dei nostri ragazzi?.
Secondo alcuni ricercatori un teen ager che guarda mediamente la TV vede in un anno 33 mila assassini e 200 atti di violenza. Non si dica che tutto questo fiume di sangue e di morte non lascia segno. Alcuni studiosi sono convinti che la violenza è da considerarsi un problema di salute pubblica nazionale la cui responsabilità va per una grossa fetta alla TV. Il regista Oliver Stone ha affermato: "Tutti condanniamo la violenza, ma abbiamo sviluppato una specie di assuefazione, è come se provassimo un perverso piacere nella sofferenza altrui".
Il tasso di omicidi negli USA è cresciuto in 10 anni del 124%. Spesso il criminale adolescente era stato prepotente e violento, già da piccolo. Sembra che questo perverso piacere della sofferenza degli altri stia contagiando molti bambini delle elementari. "Ogni giorno nelle aule delle nostre scuole si registrano episodi di violenza, tentativi di sopraffazione: piccoli tiranni terrorizzano i compagni di classe arrivando perfino all'estorsione". E' il cosiddetto fenomeno del bullismo, studiato dalla psicologa Ada Fonzi, che afferma: "Ignoranza e indifferenza hanno prodotto una cultura della sopraffazione". Stiamo andando verso una società dove l'unica legge sembra quella della giungla, dove regna non il diritto ma la legge del più forte. Siamo figli della società permissiva dove è proibito proibire. In campo educativo il permessivismo è stato teorizzato da Benjamin Spock, che però prima di morire ha rinnegato le sue tesi, affermando che 'si era sbagliato'. Bravo! Meglio tardi che mai.
Insegnati e genitori oggi hanno timore di parlare di regole, di rispetto, di disciplina, di doveri: sta nascendo un permessivismo mascherato: l'indulgentismo o il discolpazionismo. Quando il cantante vecchioni denunciò alcuni giovani perché durante un party dato per i figli avevano messo a soqquadro la casa rubando anche vari oggetti, la reazione di alcuni genitori fu: "Sono solo ragazzate, non bisogna farne una tragedia". Indulgentismo appunto. Genitori ed educatori devono tornare alle parole tabù: disciplina, regole, doveri, sanzioni, giusto o sbagliato. Ha scritto William Damon, psicopatologo infantile: "Le teorie bambinocentriche hanno incoraggiato i genitori a preoccuparsi troppo dei sentimenti passeggeri dei figli e scoraggiato ogni tentativo di spronarli a raggiungere un obiettivo minando alla base la disciplina in famiglia". E l'ambasciatore Sergio Romano: "Abbiamo pericolosamente diminuito i livelli di qualità e di impegno nel nostro sistema scolastico, cedendo in parte le armi a una pedagogia che assolve e perdona".
Urge recuperare la parola responsabilità nei discorsi e negli interventi educativi. E' prioritario, perché, come scrive il teologo Carmine Di Sante, "sono sempre più numerose le coscienze che nel meccanismo della discolpa vedono la causa del progressivo degrado dell'Occidente e che solo la coscienza di una responsabilità che spezzi la catena dei determinismi è in grado di realizzare la fuoriuscita dalla crisi in atto". Insomma, discolparsi sempre meno e responsabilizzarsi sempre più.