LA GRANDE VIGILIA
L'uomo sente Dio come datore della sua vita, alleato gratuito e inatteso, punto di arrivo delle sue brame di felicità e giudice ultimo dei suoi atti e intenzioni. Ancora oggi noi confessiamo questa verità: credo in un solo Dio Padre Onnipotente. L'espressione si riempie di nuovi significati, se consideriamo gli "assoluti" che hanno preteso di sottomettere l'uomo o in cui l'uomo pone l'ultima speranza: il denaro, il potere, la tecnologia, il mercato, lo stato.
Così Israele imparò pure per noi che Egli è Creatore del cielo e della Terra: principio e termine ultimo di quanto esiste. Amore libero e fecondo, gratuito e universale. Nessuno poteva obbligarlo a dare l'essere. Di niente si poteva servire per dare origine alla vita. Noi dunque veniamo da Lui e verso di Lui ci muoviamo.
E' il Dio che si comunica all'uomo: ha parlato e parla nella storia. Gli avvenimenti della vicenda umana hanno significati e conseguenze oltre il loro aspetto visibile. L'uomo se ne rende tanto più conto quanto più fa spazio al pensiero di Dio.
E' il Dio che si rivela, si mostra attraverso persone che hanno una particolare missione storica di liberazione e illuminazione. Paolo dice che i gentili adoravano dei muti. I profeti accuseranno gli idoli di essere senza parola né messaggio, senza suggerimenti né stimoli. Il Dio di Israele è colui che ha mosso i Padri, che ispira i profeti, che parla al popolo, che in sogni e visioni indica strade possibili specialmente negli snodi della storia.
E' il Dio che educa e fa crescere: il Pastore che conduce ad acque cristalline e a prati erbosi; che non consente all'uomo di fermarsi, ma mostra orizzonti verso cui camminare; che accompagna stimolando ad avanzare, che richiede fedeltà all'alleanza nel quotidiano e in inattese rotture col passato verso imprese impossibili. E' il Dio che ha ordinato di rompere con la schiavitù, di avventurarsi nel deserto, di conquistare la terra promessa.
E' un Dio che raduna e unisce, crea solidarietà e armonia. L'ordinamento del caos e la creazione del genere umano come una famiglia unica sono una prima manifestazione. Convoca gente dispersa e la rende un popolo. Vuole la salvezza di tutti, anche di coloro che al presente non riescono a riconoscerlo.
Per tutto questo di Lui si afferma che è Padre. Si sente la sua paternità nel fatto che dà la vita, la conserva, la sviluppa, impegna la sua potenza in favore di essa, la porta a pienezza richiedendo la collaborazione dell'uomo.
L'uomo lo cerca "come la cerva le sorgenti d'acqua". Lo sente nel proprio pensiero e nei battiti dell'anima. Quando l'ha percepito "ha sete di Lui. A Lui anela come terra deserta, arida senz'acqua". Si accorge che in Lui risiede la vita e il senso.
Questo è il Dio che avevano in mente gli ascoltatori di Gesù quando Egli faceva la sua sconvolgente rivelazione di chiamarlo "il Padre suo". Perciò le sue parole risultavano esorbitati e l'autorità religiosa del suo tempo lo condannò per bestemmia.
Farsi un'immagine di Dio, bella e vera, trasmetterla con le parole e gli atti è uno degli impegni dei credenti in questa vigilia del 2000: misericordioso, ma non indifferente al male; amico e vicino, ma non uguale a noi; pronto all'aiuto, alla grazia, ma non "a servizio" di progetti ritagliati sulla nostra piccola misura; fonte e garanzia della libertà ed esigenza di responsabilità.
Una siffatta immagine trasmise a Don Bosco Mamma Margherita. La natura, la notte stellata, la bella stagione, gli suggerivano il pensiero della sua bontà. Dal raccolto, dal caldo del focolare, dal cibo traeva motivo per ricordare la sua Provvidenza. Dalle forze scatenate della natura risaliva alla sua potenza. Così don Bosco imparò a vivere alla sua presenza e ad affidarsi a Lui.