IL DOCTOR J.

MASCALZONATE A SCUOLA

di Jean François Meurs


"Caro doctor J.,

Per molto tempo non ho saputo nulla di ciò che succedeva a mia figlia Giulia. Aveva raccontato di essere caduta da un albero del giardino. Poi il medico di famiglia mi ha allertato: trovava anormale che i lividi fossero concentrati solo nella parte bassa delle gambe. Dev'essere terribile cadere vittima di angherie. Avrei voluto porvi subito rimedio, andando a scuola per far presente la situazione, ma Giulia non voleva che intervenissi. Quando però l'ho vista ancora una volta piena di lividi, mi sono decisa. Durante il colloquio con il direttore e l'insegnante, sentivo che non mi ascoltavano. Trovavano che esagerassi. Per essi era Giulia a sbagliare. Fortunatamente ho potuto parlare con la psicologa della scuola che ha avuto tutt'altro atteggiamento: ella era al corrente di questi problemi. Con lei ho potuto veramente dialogare. Non potete immaginare con quale sollievo. Grazie a lei le cose sono cambiate. Ma perché mia figlia ha taciuto per tanto tempo?

Nicole, Genova.

 

Cara Nicole,

un ragazzo perseguitato ha molte ragioni per tacere. Si tratta spesso di un bravo figliolo, mite, sottomesso, ma troppo impacciato e ansioso per parlare di questi problemi coi genitori. Pensa di deluderli, teme che reagiscano male magari mettendo in piazza i suoi problemi. Oppure teme che i compagni che lo perseguitano possano vendicarsi. Oltretutto sono persuasi che chi fa la spia non è accettato da alcun gruppo. Alcuni arrivano a considerare normale di addossarsi tutta la colpa: "Non merito di meglio, non sono capace di nulla". Il loro silenzio è rafforzato dalla convinzione di non essere capiti.

Ma la cosa più sorprendente è che alcuni sopravvivono, diciamo, alle torture disattivando i sensi. Arrivano a rimuovere dalla coscienza le esperienze troppo angosciose. Questi ragazzi non hanno nulla da raccontare perché non ricordano nulla. Non hanno sofferto niente, non ne sono al corrente.

Che fare? La prima preoccupazione deve essere quella di investigare: vostro figlio è effettivamente aggredito? Dove? Da chi?. Potete provare ad informarvi a scuola, o presso altri genitori, o presso amici e amiche, che spesso sanno tutto. Ma vi consiglio di parlarne prima con lui: se voi lo mettete da parte la sua confidenza in voi svanirà.

Non domandate mai: "Cosa hai fatto perché ti trattino così?" Procedete in modo non colpevolizzante: "Racconta ciò che sta succedendo. Come è cominciato?". Non l'interrompete. Per le domande di chiarificazione aspettate che abbia finito. Durante il racconto lasciategli esternare le sue paure e i suoi sentimenti di rivolta. Non cominciate subito a cercare soluzioni, rinforzereste in lui l'idea che lui è incapace di porci rimedio. Siate prudenti quando fate promesse a vostro figlio, salvatelo da altre disillusioni: non dite che tutto si risolverà in un giorno.

E tenete anche presente che voi non siete i meglio piazzati per intervenire: questo compito compete più alla direzione, ai professori, agli allenatori, agli animatori. Ma soprattutto non fate mai un passo senza la sua approvazione.

Ci vuole tenacia, perché si rischia la doccia fredda. Nessuna scuola infatti, nessun club ama ammettere che certe cose succedano presso di loro e casi tanto eclatanti sfuggano alla loro vigilanza. E' un attentato alla loro reputazione, perciò si preferisce minimizzare o più semplicemente negare. Senza dubbio bisognerà coinvolgere altri genitori. Agite con l'intermediazione degli organi collegiali: consigli di classe, assemblee degli alunni, consiglio d'Istituto, comitato dei genitori.

In casi eccezionali la soluzione può essere quella di far cambiare scuola a vostro figlio, o di ritirarlo dal gruppo. Ma non lo raccomando perché sarebbe un altro fallimento per il ragazzo: se informate i nuovi educatori correte il rischio che vostro figlio venga superprotetto, se non lo fate egli rischia di essere di nuovo malcompreso. In più si lascerebbe irrisolto il problema: i persecutori avranno modo di scegliere una nuova vittima. Se si opta per un cambiamento, non c'è sicurezza di successo che a condizione di prevedere un buon accompagnamento per il ragazzo, messo in atto dalla direzione, dagli insegnanti, dai genitori e da uno psicologo.

Quando le cose sono arrivate lontano, l'aiuto di uno specialista è indispensabile per ridare confidenza al ragazzo e per sostenere i genitori nel loro sforzo. Ma in tutti i casi costoro dovranno mettere in opera delle attitudini educative che rendano il fanciullo più resistente. E' bene cercare di inserirlo in un'attività sportiva o in un gruppo formativo: i ragazzi hanno bisogno di compagni che li accettino.