LA GRANDE VIGILIA

VERSO IL GIUBILEO

ERA DAVVERO FIGLIO DI DIO (Mc. 15,19)

di Juan E. Vecchi


Lo disse l'ufficiale romano alla vista della morte di Gesù. Forse aveva sentito le sue parole: "Padre, perdonali", "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito". Forse conosceva la causa della condanna di Gesù: "Si dichiarò Figlio di Dio". O forse è stata una sua conclusione personale, da conoscitore dei condannati, intuendone l'innocenza, vedendo la dignità di Gesù di fronte a una morte violenta, il suo atteggiamento verso i carnefici, il suo gesto di offerta. In altri un miracolo aveva motivato la confessione che Gesù era il figlio di Dio. Egli fu mosso dalla visione della morte.

Fa impressione che un funzionario romano in quel momento non abbia fatto piuttosto un commento "a caldo" sulle le pretese regali di Gesù; e invece abbia raccolto la voce che lo diceva figlio di Dio. Egli, ispirato dallo Spirito, espresse la fede della Chiesa: nella morte, donandosi totalmente per noi, Gesù rivela che Dio è amore e che in quanto tale è suo Padre nell'eternità e nel tempo.

Il rapporto filiale di Gesù con Dio nella storia umana inizia con la sua disponibilità a fare la volontà del Padre e l'invio al mondo da parte di questo; cresce durante tutta la sua esistenza e ha il momento più eloquente nella morte. Questa porta già in sé la nuova vita che risplenderà nella Risurrezione.

Nessuno sa cosa vuol dire che Dio è nostro Padre finché, per la fede, non ha capito che Gesù è il suo Figlio e come da Figlio Egli è vissuto in questo mondo. I discepoli rimasero stupiti di come Gesù parlava di Dio e trattava Dio: confidenza singolare, linguaggio affettuoso pur nel riconoscimento dell'infinita potenza, adesione totale ai suoi progetti, conversazione frequente ed esclusiva, conoscenza senza pari, partecipazione totale al suo potere, esperienza diretta del Padre, capacità di rivelazione e di racconto su chi è e come opera il Padre, identificazione: "Io e il Padre siamo una sola cosa". Il Padre è il filo conduttore del Vangelo. Senza di Lui la Buona novella per la vita dell'uomo svanisce. Vivendo da Figlio, Cristo rivela il Padre. Conviene approfondire alcuni aspetti della sua esperienza figliale.

Il primo è il rapporto, il sentimento, l'apertura del cuore, la fiducia, l'affidamento. In Gesù era vivo, caldo, radicato, messo a fondamento dell'esistenza, invariabile di fronte alle diverse vicende della vita. Era la sicurezza della fedeltà del Padre, cantata nella Bibbia, ma vissuta da Lui in forma singolare. Egli vede il Padre presente nella natura, che si orna di uccelli e gigli, rende feconda la terra, splende nel sole e nei cieli. Lo vede nel mondo e nella storia umana: nelle intuizioni dei "piccoli", nella fede di Pietro che proclama la sua divinità. Sente la potenza del Padre quando opera un miracolo come la risurrezione di Lazzaro e nell'efficacia salvifica delle proprie parole. Dal Padre si sente protetto. E comprende il suo amore anche nell'agonia, nella sofferenza e nella morte.

Vive nel Padre, gli è immanente. Il Padre è pure sempre dentro di Lui, e non semplicemente come un pensiero: "Il Padre è in me e io sono nel Padre" (Gv 10,38); "Non credi che io vivo nel Padre e il Padre vive in me?" (Gv 14, 10).

Il rapporto filiale ha una espressione piena nella missione. Il Padre affida a Gesù la salvezza del mondo e Gesù la assume con totale adesione e determinazione. Ne è cosciente e lo sottolinea con affermazioni che non lasciano posto al dubbio: sono stato mandato. per annunciare il Vangelo, per salvare chi era perduto, per servire e dare la vita per gli uomini. Tutto si ricollega alla volontà, al disegno, al mandato ricevuto dal Padre.

Non solo, mandando il Figlio, Dio manifesta la sua paternità verso di Lui e verso gli uomini; ma Gesù, interpretando bene e portando a termine la missione, rivela il suo essere Figlio. Attraverso di essa quindi, noi uomini veniamo a conoscere anche l'aspetto essenziale del mistero intimo del Dio unico.

E' il cammino indicato anche a noi per crescere come figli: riconoscimento della presenza del Padre nella nostra vita e senso di una missione da compiere nel mondo.