F.M.A. Nella Germania, ex Est, un'opera di prevenzione e di inserimento nel disagio giovanile.
La richiesta di esserci stabilmente come comunità era giunta dalle diocesi locali, immediatamente dopo la caduta del muro di Berlino.
Con il sostegno finanziario dei Vescovi, nel 1992 le suore sono arrivate a Magdebug. Primo compito: guardarsi intorno per cogliere la situazione. Un anno dopo si è dato inizio a un centro giovanile diurno per andare incontro alla mancanza di proposte alternative di tempo libero per i ragazzi.
Ciò che maggiormente preoccupava era l'alta percentuale di disoccupazione giovanile che contribuiva a creare un'atmosfera carica di aggressione e disperazione.
Magdeburg è una cittadina di confine, punto di approdo di una mobilità umana che negli ultimi anni ha interessato in modo particolare non solo questa parte di Germania, ma anche tutta l'area dell'Europa centro orientale. Si trattava, infatti, non solo di un passaggio fisico di persone, ma anche di un'improvvisa trasformazione sociale, economica e politica.
Il crollo del muro, che divideva in due blocchi l'Europa e il mondo, mentre lasciava intuire il fiorire di nuove speranze per il futuro, non riusciva ad affogare il peso di un passato duro e sofferto. Il presente si caricava di incertezza e turbamento.
Dopo un inizio incerto, le suore sono state affiancate da alcuni collaboratori laici: due donne e un uomo, ricchi di buona volontà e desiderosi di stare accanto ai giovani, nonostante la loro scarsa preparazione in campo educativo. A tempo pieno, insieme, hanno cominciato a dedicarsi e a pensare ai ragazzi, alle ragazze, ai giovani, ai bambini.
Intento principale del "Centro Don Bosco", aperto accanto alla parrocchia, è di prevenire il disagio dei giovani, offrendo loro uno spazio per giocare, imparare un lavoro, dialogare e formarsi.
Il quartiere, situato alla periferia della città, aveva tutte le caratteristiche per essere definito zona a rischio. Dietro la facciata anonima dei palazzi, che fanno corona a spazi ristretti e senza colore di incontro e di scambio e dove vivono ammassati fino a 400 persone, storie di violenza e di marginalità, senza frontiera.
Magdeburg, nel regime comunista, era stata proclamata "Città degli operai". ma questa realtà è oggi eredità del ricordo nostalgico dei più anziani.
Suor Lydia Kaps è l'animatrice del piccolo drappello di suore oggi composto da sr. Theresia, camminatrice instancabile e amica di tutte le famiglie, e suor Birgit, giovane suora studente in pedagogia.
«Il 99% dei giovani che fin dall'inizio è venuto da noi - spiega suor Lydia la responsabile del centro - non appartiene ad alcuna confessione religiosa. Tra i ragazzi, numerosi sono quelli che si trovano in condizioni di handicap nell'apprendimento oppure che provengono da situazioni sociali molto precarie. Molti di loro hanno avuto familiarità con la droga, appartengono a gruppi di "skinheads", sono colpevoli di reati, ex carcerati. Non era un caso imbattersi in qualcuno che doveva trascorrere alcuni anni in carcere per scontare pene minori».
In piena concordanza con il tribunale, le suore hanno avviato alcuni progetti di laboratorio professionale in cui, insieme ai laici, insegnano ai ragazzi e alle ragazze un lavoro, aiutano chi ha bisogno di espletare pratiche burocratiche, assistono ed accompagnano chi è sottoposto a condanna condizionale, visitano chi è in carcere e mantengono i contatti con le famiglie.
«Per noi è importante lavorare insieme con le istituzioni e gli enti pubblici - continua suor Lydia -. Siamo in stretto contatto con consultori per i tossicodipendenti, centri di assistenza per minori, assistenti sociali, psicologici, educatori della strada, avvocati e giudici, polizia e autorità ecclesiastiche. Si cammina insieme: la meta è riempire il vuoto dei giovani, strappandoli all'apatia e all'indifferenza».
La casa delle suore non è molto grande. Abitano vicino al centro e non sempre i confini sono rispettati. Le scorribande dall'uno all'altro ambiente si fanno sempre più frequenti.
«Chi siete? Che cosa fate? Perché siete qui?» sono state le domande che le suore si sono sentite rivolgere dai giovani fin dagli inizi.
Lo stupore era grande: non si era mai visto qualcuno che. apriva volentieri le porte della propria abitazione per giocare, cantare, parlare. Queste suore lo facevano.
«Da quella curiosità è nato tutto: l'invito a venire da noi a parlare, a trascorrere un po' di tempo - sorride suor Lydia -. Come conseguenza è sorto un primo gruppetto di animatori che. sono disposti a farci compagnia, a cucinare con noi e a mangiare a casa nostra quando, soprattutto d'estate, la comunità è ancora più ridotta nel numero e spesso si resta sole a casa e a gestire tutte le attività».
Per ogni emergenza le suore hanno messo a disposizione due stanze della casa per accogliere donne e ragazze che necessitano di un rifugio. Le porte sono aperte per tutte: «Se non facessimo così, resteremmo isolate continua sr. Lydia -. La percentuale di cattolici a Magdebug è bassa. È necessario un lungo lavoro di ascolto e di partecipazione, di condivisione e di dialogo con le famiglie».
Di questo si occupa suor Theresia. Ormai tutti la conoscono, il suo sorriso è familiare sia a chi la incontra per la strada sia a chi l'accoglie nella propria casa. La missione di questa sorella, non più tanto giovane, ma solo di anni, è infatti quella di visitare le famiglie e i malati di una casa di riposo, dialogare con i genitori, sostenere nelle difficoltà e cercare soluzioni ai problemi piccoli e grandi.
È lei, spesso, il punto di contatto che fa scattare la solidarietà: un po' di verdura per pranzo o cena, i vestiti per chi ha bisogno, i giocattoli e i premi per le feste, un contributo per l'acquisto del materiale per far procedere i laboratori.
«Vogliamo crescere con questi giovani, con la gente - conclude suor Lydia -. Desideriamo essere tutti un po' più felici. Questo è possibile anche qui: dove prima si viveva di espedienti ora si cerca di apprendere un lavoro, dove in principio c'era la violenza ora ci si educa al rispetto, dove la strada era la casa ora una casa si è fatta cammino di pace, di dialogo, di incontro».