Caro direttore, il mio professore di filosofia dà per spacciata la religione. E, secondo lui, l'attesa sarà breve, basta completare la teoria della relatività di Einstein. Il "tutto è relativo" porta fatalmente alla caduta degli dei, cioè degli assoluti . Sarà vero?
Paolo, Cremona
Caro Paolo, un sacco di gente nel corso dei secoli ha dato per spacciata la religione, pronosticandone la caduta di lì a poco. Il risultato è che, di lì a poco, tutti questi pseudo-profeti sono caduti, e la religione c'è ancora. Agganciare poi la caduta alla relatività, mi sembra quasi una contraddizione. Se non esiste assoluto non esiste nemmeno relativo, e viceversa. Pensaci: relativo a che? Il concetto di assoluto non è escluso dalla teoria della relatività, tutt'altro, è postulato.
Comunque è bene che tu senta quanto scrive lo stesso Einstein (caso mai fallo leggere al tuo prof): "Quello che l'umanità deve a personalità come Budda, Mosé, Gesù è, a mio avviso, infinitamente più elevato di tutti i risultati del pensiero analitico e speculativo. Il nostro intelletto ha una vista acuta riguardo ai metodi e agli strumenti, ma è cieco riguardo ai fini e ai valori. Il mio lavoro di scienziato consiste nello scoprire come Dio ha disegnato il mondo naturale!". Che ne dici? Un po' lontano dalla concezione "einsteniana" del tuo prof, non ti pare?
Caro Direttore, sto riflettendo che nella vita è molto meglio tacere che parlare. Capita così dappertutto, tanto che certe volte il parlare mi appare quasi assurdità. Rischi di farti prendere per scema. Io mi ritiro nel bozzolo e chi s'è visto s'è visto: essere alla maniera degli altri mi è impossibile. E poi non ho trovato nemmeno un prete per quattro chiacchiere un po' profonde, o meglio mi sono accorta che sono molto uomini anche loro e cioè hanno poca saggezza. Proprio di quella invece io ho bisogno. Cerco di stanare da sola le tracce che Dio - come dicono - ha disseminato nel mondo. Ma poi, ce ne sono? Sono assalita da molte paure. Vorrei attorno a me persone un po' migliori, a cominciare dal mio fidanzato, per poter sperare di diventare anch'io un po' meglio di quello che sono. Ma a volte c'è da abbattersi.
Vittoria, Palermo
Cara signorina,
Cerco di rispondere alle molte questioni che pone. Prima di tutto "parlare" non è mai un'assurdità. Tutt'altro: è un'azione compiutamente umana, spesso è anche un analgesico, nel senso che fa bene "fisicamente", certo! E la saggezza non è esclusiva di nessuno (per fortuna!): Dio distribuisce saggezza a suo insindacabile giudizio. Così c'è lo scienziato pazzo e l'ignorante savio, il laureato imbecille e l'illetterato scaltro. il politico disonesto e il nomade gentiluomo. ma io credo che un pizzico di saggezza l'abbia riservato a tutti: anche il più demente tra gli uomini ne ha quanto gli basta per arrivare a Lui.
Ha ragione da vendere quando afferma d'essersi accorta della "umanità" del prete. Prima era magari un po' nascosta dalla talare, ma adesso che veste più o meno come tutti, si vede bene che è un uomo a tutti gli effetti, con i pregi e difetti propri di questo. animale! Sua patria è la terra, e cerca di vivere per prepararsi un futuro migliore. non solo il futuro prossimo, ma anche quello remoto. E, per vocazione, dovrebbe ricordare anche ai suoi simili che "c'è un banchetto preparato per tutti.".
Sì, Dio ha seminato nel creato tracce di sé, un po' ovunque. Si tratta di acquistare quella sensibilità religiosa particolare che ci permette di scoprirne almeno qualcuna, tenendo presente che Dio è sempre là dove meno sospetti che sia.
Vede, signorina, noi uomini siamo fatti così: fasciati da molte paure piccole e/o grandi, quasi soffocati dalle convenzioni, dalle etichette, dalle mode, dagli sguardi della gente, dai pregiudizi. anche nostri. E' difficile uscire da se stessi, difficilissimo rompere incrostazioni secolari, "essere alla maniera degli altri". Lei stessa scrive che certe pretese sono fuori tempo. Comunque continui pure a pretendere questa non facile perfezione dalle persone (soprattutto preti, ma anche dal suo fidanzato, e. da se stessa!): credo sia l'attività umana più promettente e benefica.
E. non si abbatta! Lotti con tutte le forze per non perdere il suo "punto di riferimento": migliore di quello che ha scelto non c'è! Le ricordo un antico detto cristiano: "Sii con Dio come l'uccello che sente tremare il ramo ma continua a cantare, sapendo di avere le ali!" Stia bene.
Egregio Direttore, ho seguito su RAI 3 la trasmissione sul frate dell'Aspromonte che attira migliaia di persone. Ho sentito quello che dice. Che c'è di nuovo? Cosa dice che non è detto nei Vangeli? "Guai a chi non crede, beato che crede." . Cosa ci va a fare da lui tutta quella gente? E quando alla fine delle sue prediche egli prega in lingue strane, cosa dice? In che lingua parla? E che dire dell'intervista con il professore americano sulle guarigioni di pazienti che pregano e che non pregano?
P. Egidio, Santhià.
Proprio per questo, caro P. Egidio, il frate montanaro attira, perché non c'è niente di nuovo, perché quello che dice non è farina del suo sacco, ma di quello di Gesù. E' Lui che attira non fra Cosimo. Vede, capita sempre così. Provi a rileggere alcune cose dette dai santi, magari proprio da quelli che più hanno attirato folle numerose, i più famosi insomma, che ne so: san Francesco d'Assisi, san Giovanni della Croce, san Francesco di Sales, santa Teresina del Bambin Gesù, e, mi permetta, Don Bosco. S'accorgerà che non c'è niente di personale in quel che dicono, se non il modo, forse: essi ri-dicono più testualmente di altri le cose dette da Gesù e in più ci mettono dentro tutta la propria vita, o meglio la più limpida coerenza con le parole che predicano, a riprova del "Non sono più io che vivo, ma vive in me Cristo" di san Paolo.
Per quanto attiene alla preghiera in lingue strane. mah! non so che dirle. So che talvolta, quando hai il cuore gonfio di qualcosa, non ti preoccupi di come esprimi quello che senti o che hai. non è importante la lingua, la letteratura, il modo di esprimersi insomma, è invece importante il moto del cuore, che a volte usa linguaggi tutti suoi, fatti di sospiri, mugolii, gridi. o non so cosa. Le grandi emozioni, i desideri profondi, gli aneliti sublimi non hanno una lingua specifica, la inventano di volta in volta! Come il dolore, o l'amore. Ha notato quanti linguaggi diversi per esprimere questi sentimenti? Non si dice forse: quei due si amano "pazzamente". Infine, mi spiace molto di non avere opinioni sul professore americano. Non ho visto né udito la trasmissione.
Come se non bastassero tutte le angustie che abbiamo, eccone un'altra imprevista: un nuovo tipo di invasioni selvagge eufemisticamente denominate "immigrazioni", non aggressive in apparenza, ma che, per il grande numero di individui che ogni notte sbarcano sulle nostre, per i guasti che si verificano a causa della loro presenza,. è violazione dei territori altrui.
Date le circostanze, efficaci misure si impongono, quanto meno per un severo controllo dei flussi onde impedire l'ingresso degli indesiderabili che sono la maggioranza.
Corrado, Napoli
Gentile signor Corrado, non è il solo a pensare che i continui flussi migratori sulle coste meridionali del "Bel Paese", dopo le invasioni barbariche dei primi secoli cristiani, siano la forma moderna di invasione d'Europa che, se dovesse aumentare, in pochi anni metterebbe a repentaglio la stabilità politica ed economica delle nazioni. Faccio qualche considerazione generale. Primo: la terra è di tutti, anzi per dirla con un cardinale famoso: la terra è di Dio e sulla terra l'uomo ha diritto a una patria e se nella sua non può viverci se ne cerca una vivibile. Secondo: anche noi siamo stati migranti. C'è una suorina che ci si è fatta santa perché ha dato la vita per curare gli emigranti italiani in America: si chiamava Francesca Cabrini. Le consiglio di leggerne la vita, è sommamente istruttiva. Terzo: sono d'accordo sulle misure efficaci, purché ci mettiamo d'accordo su cosa voglia dire l'aggettivo "efficaci". Qui si aprirebbe un capitolo un po' lungo che la tirannia dello spazio non mi permette di affrontare, lo lascio alla sua intelligente immaginazione, comunque le dirò che se "efficaci" vuol dire sigillare le frontiere, sic et simpliciter, allora no, non sono d'accordo.
Caro Direttore, ho il cuore gonfio di dolore. Un fratello , che ho aiutato in tutti i modi dandogli pure le lenzuola perché non poteva comperarle, cui ho voluto bene come fosse un figlio, il giorno in cui gli ho chiesto di aiutare mio figlio malato (che per di più è suo figlioccio), non solo ha rifiutato, ma lo ha cacciato di casa perché, dice, non sopporta gli ammalati. Esiste più la riconoscenza? Come può giudicare Dio un uomo simile?
Lettera firmata: "Una triste mamma"
Cara signora. come può constatare sulla sua pelle, la riconoscenza non ha dimora quaggiù. E tuttavia la miglior vendetta ce l'ha insegnata Cristo stesso, quando ha detto di perdonare, che non vuol dire rinunciare alla giustizia, ma desiderarla fino al punto da demandare a Dio l'incombenza di applicarla, se l'uomo non ne è capace. Dio non paga il sabato, si dice, ma quando paga, non gli sfugge nulla. Quando leggo lettere come la sua mi sovviene sempre la notissima storiella dell'uomo che attendeva pazientemente seduto sulle rive di un fiume. "Che stai aspettando?", gli fu chiesto. "Che passi il cadavere del mio nemico!", a significare che una giustizia c'è e prima o poi verrà applicata, senza fallo.
Spett.le redazione, ho appreso dalla Rai del massacro in Indonesia di sei cristiani per una sollevazione musulmana [.] Mi ha colpito il fatto che la notizia sia stata trasmessa da canali secondari, senza commenti, mentre qualche anno fa quella del massacro di sei monaci in Algeria andò sulle prime di tutti i giornali e nelle TV principali. I sei monaci francesi valevano più dei sei cristiani indonesiani?
Dott. Marchetta
Caro dottore, molti fattori vanno tenuti presenti perché una notizia abbia visibilità e conquisti le prime pagine dei giornali e la prima serata delle TV nazionali. Primo fra tutti che serva a fare audience, inoltre che sia politicamente conveniente, che risponda alla linea del media che la pubblica, che susciti reazioni emotive a catena. Insomma di una notizia, purtroppo, oggi si misura il suo "peso" politico, storico, economico, sociale, psicologico, emotivo. perché, vede, una notizia o è "appetitosa" o non è notizia, o suscita reazioni emotive e attira lettori o spettatori, oppure è ininfluente, morta. Voglio dire, per approfondire la considerazione, che i carnefici sono tutti carnefici, ma alcuni sono più carnefici di altri (ricorda i porci della fattoria degli animali?); le vittime tutte vittime sono, ma alcune sono illustri e altre oscure. Queste sono le regole. Che vuole farci? E non si meravigli delle manipolazioni. sono tanto comuni che ormai sono diventate una regola. Purtroppo! E non ho rimedi. Purtroppo.
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