CONTROCULTURA Un altro libro del più noto e letto scrittore cattolico Vittorio Messori, avviato al solito successo

UN MIRACOLO, ANZI "IL MIRACOLO"

di Giovanni Eriman


Parlare di miracoli, nell'era della razionalità e della tecnica appare semplicemente scandaloso. eccetto che non si tratti per l'appunto di miracoli della tecnica, o dell'ingegneria genetica, o di quel neologismo ancora misterioso che va sotto il nome di globalizzazione. Ma no, Messori sfida ancora una volta il buon senso comune e la mentalità ipercritica moderna con un miracolo della fede, e lo fa da par suo, con un linguaggio estremamente divulgativo, accattivante ma non meno rigoroso e documentato.

Don Bosco non lo conobbe. In effetti non ce ne è traccia nei diciannove grossi volumi delle Memorie Biografiche di san Giovanni Bosco di Lemoyne-Amadei-Ceria. E anche i più informati biografi, interpellati, hanno risposto: "No. Sembra proprio sicuro che non gliene sia giunta alcuna notizia". Se l'avesse saputo, è certo che ne avrebbe fatto un grande uso, per i suoi ragazzi o per le sue pubblicazioni di apologetica popolare.

L'IMPOSSIBILE A CALANDA

Di che stiamo parlando? Ma del "miracolo di Calanda". Anzi, di El Milagro, quello con la maiuscola, come lo chiamano gli spagnoli. Andiamo con ordine. A tutti noi, credenti, è capitato di sentire dire: "Crederei ai miracoli solo se mi dimostrassero che una gamba tagliata è ricresciuta. Ma questo non è mai avvenuto e non avverrà mai". Ebbene: pur tante volte ripetuta, questa affermazione non corrisponde a verità. Almeno una volta nella storia cristiana, questo "impossibile per eccellenza", questo "miracolo dei miracoli" si è verificato. E, per giunta, è stato attestato, senz'ombra di dubbio dall'immediato rogito di un notaio e poi da un processo dove, davanti all'arcivescovo di Saragozza, sfilarono decine di testimoni giurati.

Dove capitò il fatto inaudito, nel senso vero di "mai udito", né prima né neppure dopo? Fu a Calanda, piccolo villaggio della bassa Aragona, in Spagna, in una data e in un'ora precisa: tra le dieci e trenta e le undici della sera del 29 marzo del 1640. In quella mezz'ora, per intercessione della veneratissima Vergine del Pilar di Saragozza, a un giovane contadino - Miguel Juan Pellicer - fu restituita di colpo la gamba destra, amputata più di due anni prima e sepolta nel cimitero dell'ospedale. Diciamo "restituita" perché, come risultò dalle testimonianze unanimi, si trattava proprio del moncone di gamba e del piede tagliati via dai chirurghi: la buca dove i reperti erano stati seppelliti fu trovata aperta e vuota. L'evento è al contempo misterioso e storicamente provatissimo: abbiamo ancora tutti gli atti processuali originari, abbiamo persino il rogito del Notaio Reale che stese il suo documento ufficiale.

L'OPERAZIONE SILENZIO E. DON BOSCO

In effetti, ovunque si conobbe un simile evento, il clamore, la sorpresa, la devozione furono grandi. Poi però un silenzio sospetto calò sull'evento. "Sospetto", diciamo, perché prima i protestanti (allora in guerra mortale con la Spagna), poi i razionalisti e gli illuministi si diedero da fare perché non si parlasse di un miracolo che sconvolgeva tutti i loro schemi "scientifici". L'operazione-silenzio funzionò tanto bene che soltanto in Spagna si conservò memoria del fatto. Negli altri paesi cattolici giunse solo qualche notizia, ma così vaga e deformata da far pensare a qualche pia tradizione invece che a un evento talmente provato che, se lo si volesse negare, bisognerebbe negare tutta quanta la storia.

Difatti non ne seppe nulla neppure Don Bosco che pure era attentissimo a questa dimensione del "prodigioso", soprattutto se per intercessione di Maria. Non dimentichiamo che il santo fu tra i primissimi, in Italia, a parlare ai suoi giovani delle apparizioni di La Salette quando ancora si era in attesa della approvazione della chiesa e degli eventi miracolosi di Lourdes. Su Calanda e sulla Madonna del Pilar di Saragozza, invece, tacque. Come tacquero anche, sino ad oggi, pure gli specialisti di apologetica.

IL SOLITO MESSORI

Adesso, finalmente, questa "ignoranza" è superata. Vittorio Messori, il ben noto giornalista e scrittore (è suo il rapporto sulla fede, le prime interviste con il cardinale Ratzinger e, soprattutto, Varcare la soglia della speranza, , la prima intervista a un papa, Giovanni Paolo II) ha pubblicato il libro "Il Miracolo", presso le edizioni Rizzoli. Messori ha lavorato un paio d'anni, da vero cronista se non da detective: è stato più volte in Aragona, ha visitato i posti, ha indagato negli archivi, ha parlato con gli storici. Alla fine ha scritto queste pagine con il suo stile divulgativo, diretto a ogni lettore, non certo solo agli specialisti: ma, dietro ad esso, c'è un impegno storico che non ha tralasciato nulla e che tutto ha vagliato.

L'accoglienza dei lettori sta premiando la fatica: in pochi mesi di questo "Il Miracolo" sono state vendute oltre 40 mila copie, mentre si lavora alle traduzioni nelle lingue principali. La prima reazione di tutti i lettori è stata di sorpresa: "E non ne sapevamo niente!".

LA CITAZIONE

Vittorio Messori ha iniziato la sua carriera prima alla redazione e poi all'ufficio stampa dell'editrice salesiana, la SEI; non solo ben conosce don Bosco, ma su di lui ha scritto molte cose, piene di affettuosa ammirazione. Ha pubblicato, inoltre, una biografia del Beato Faà di Bruno, che del santo di Valdocco fu grande amico e col quale collaborò in numerose iniziative benefiche. Don Bosco è addirittura citato in questo libro sul "Miralcolo di Calanda". "Ma sì ! - ci ha detto Messori - Man mano che lavoravo e che scoprivo le meraviglie di questo prodigio mariano, ogni tanto pensavo all'entusiasmo che avrebbe suscitato un simile racconto nella Valdocco dei tempi eroici! Peccato, davvero, che una sorta di congiura del silenzio ne abbia impedito la conoscenza".

In queste cose, però, non è mai troppo tardi. Ciò che Don Bosco non poté conoscere, possiamo oggi conoscere noi: anche se con oltre tre secoli e mezzo di ritardo. Ma, forse, è proprio oggi che abbiamo bisogno di simili "segni" del Mistero di Amore.