ON LINE Innumerevoli sono le tradizioni della Passione in tutto il mondo cristiano

PASSIONE A MALTA

di Giancarlo Manieri


L'isola di malta è ricca di storia e di cultura. Tutti coloro che nel corso dei secoli hanno dominato sul piccolo ma strategico arcipelago, hanno lasciato la loro impronta: la civiltà del popolo maltese nasce da un acervo di tradizioni diverse, profane e sacre. La settimana santa per esempio.

La nave solca sicura il "mare nostrum", diretta verso la capitale del mondo. Reca a bordo un inquilino scomodo, Paolo di Tarso, cittadino romano, che al tribunale senatorio s'era appellato per sfuggire alle grinfie dei giudei che lo volevano morto. Viaggio non proprio tranquillo il suo: il mare "romano" se ne infischia dei romani e delle loro navi e quando si agita sono guai per tutti. Quella volta la burrasca arrivò con insolito furore e flagellò senza pietà l'imbarcazione. Sballottata come un fuscello, a stento riuscì a dirigersi verso la terra più prossima alla sua rotta, l'arcipelago di Melita. Qui naufragò in una insenatura dell'isola principale che sarà poi chiamata, a ricordo del fatto, "Baia San Paolo".

A Melita, Malta, l'apostolo non perse l'occasione di svolgere la sua missione evangelizzatrice cui, dopo la spettacolare conversione, si era consacrato. E anche stavolta la sua tenacia di apostolo, le parole chiare e persuasive, e numerosi miracoli sortirono frutti copiosi. Egli vi impiantò il seme cristiano, riuscendo a convertire perfino il governatore romano dell'isola, Publio, anzi, fece di più, lo consacrò vescovo, e fu il primo vescovo di Malta.

UNA STORIA CHE CONTINUA

La millenaria storia cristiana maltese cominciò da allora e continua ancora, rinverdendo ogni anno tradizioni e memorie. Malta è rimasta profondamente cristiana. Se dapprima gli diedero notorietà i poemi omerici (una delle sue isole, Gozo, era la famosa Ogygia della leggendaria ninfa Calipso), la sua grande tradizione cominciò con san Paolo che vi impiantò la Chiesa, e continuò, nel 1500, con i Cavalieri di San Giovanni, ribattezzati "Cavalieri di Malta", che gli diedero splendore e fama e la difesero contro gli attacchi di Suleiman il Magnifico, fino alla vittoria, in una delle più cruciali battaglie della cristianità.

I suoi riti, le sue tradizioni, le solenni processioni, le fastose celebrazioni ricordano la grande storia del piccolo arcipelago. Una delle espressioni più alte del legame cristiano sono i riti della Settimana Santa. Una volta all'anno l'isola diventa come un grande monastero: cerimonie, riti, clima religioso e sociale e gli stessi atteggiamenti della gente ne risentono. E' un grande e triste ricordo quello che si celebra per sette giorni dal venerdì dell'ultima settimana di quaresima al venerdì della settimana santa.

UNA SETTIMANA IN PROCESSIONE

La statua dell'Addolorata si aggira per le strade della città e dei villaggi, muta nella sua lignea fissità, triste, quasi a ricordare a tutti la sua tragedia personale ma anche la tragedia del mondo intero. La seguono centinaia di isolani, molti a piedi scalzi. invocando che la Mater dolorosa guardi e soccorra il diverso dolore che avvolge l'uomo e il mondo.

La grande processione su conclude il giovedì santo, quando in sette diverse chiese vengono preparati con ogni cura sette diversi luoghi, gli "Altari della Deposizione", a significare i sette grandi dolori di Maria. La gran parte dei maltesi passa la notte a peregrinare da una chiesa all'altra; in ognuna sosta in silenzio, riflette, prega.

IL GIORNO PIU' LUNGO

Poi arriva il "venerdì grande": grande nella tragedia, il venerdì che ricorda la passione e morte del Signore. Malta chiude tutto, negozi, uffici, scuole, atelier, palestre. Lungo tutto il pomeriggio un numero impressionante di "misteri" (statue), raccontano episodi della passione del Signore. E un numero altrettanto consistente di maltesi, vestiti degli antichi costumi ebraici e romani, segue le statue, che di volta in volta si compongono a formare scene famose dell'Antico e del Nuovo Testamento.

Non sono pochi i fedeli che vestono di sacco, il capo incappucciato e grosse catene ai piedi. Sulle spalle di molti compaiono pesanti croci: la passione di Cristo diventa passione di tutto un popolo. Notte di dolore e di morte, ma notte di fede e di speranza.

RISURREZIONE

La domenica di Pasqua le processioni cambiano improvvisamente volto e ambientazione. A Vittoriosa, Cospicua, Senglea e Qormi si snodano numerosi i cortei della risurrezione. Un fremito di gioia percorre la terra e agita le folle. Le statue corrono, letteralmente, a recare il lieto annunzio della pietra sepolcrale ribaltata. La gente corre con le statue, il clero corre con gente, la banda corre con il clero suonando marce di festa: è il tripudio per l'annuncio di una novità assolutamente impensabile: Cristo ha vinto la morte, è risorto, unico essere al mondo. E tutti si affrettano per dare e ricevere la incredibile notizia.

OVUNQUE E' FESTA

E' festa anche in cucina. La "figolla" è la pasta pasquale, fatta di marzapane, ripiena di canditi, crema e. un uovo di cioccolata al centro. Ha una sua storia, benché mitologica: la figolla anticamente veniva preparata solo per occasioni di eccezionale portata e presentata come dono ad Assarte, dea della fertilità. A Pasqua, rivitalizzato dalla risurrezione di Cristo, è diventato fertile il mondo.

La Pasqua è nel cuore e nella cultura dei maltesi: l'attesa delle grandi cerimonie dura un anno. Si può dire che appena finita la settimana santa di un anno inizi immediatamente la preparazione per quella dell'anno successivo.

Foto: Figure bibliche in processione.