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LA FELICITÀ È UN FIORE CHE SBOCCIA

di Giancarlo Manieri


20anni sono lunghi e i fiori appassiscono presto. Solo pochi resistono: appartengono a una specie rara che, scesa dal cielo, al cielo presto ritorna, coi petali intatti. Quaggiù sembrano essersi presa solo una breve vacanza.

La storia di Paola è facile da narrare. Una ragazza cui sorrideva la vita e che ha fatto sorridere la vita. S'è affacciata: "Ciao mondo! Ciao gente! Ciao a tutti!", ha gridato, poi è ripartita. A 15 anni. Lasciando nel cuore di quanti l'hanno conosciuta una struggente nostalgia di bontà. Fiore delle cime, il suo profumo continua ad espandersi raggiungendo luoghi impensabili. il Kenia, l'Uganda, la Tanzania, il Brasile, il Giappone. I tristi ricordi si scordano, i ricordi deliziosi non muoiono mai e conquistano sempre più spazi.

C'È QUALCOSA DI STRAORDINARIO IN QUESTO FIORE

La sua freschezza ha fatto da calamita. Giuseppe è un giovane di Alessandria, sempre in giro per motivi di lavoro. Ha incontrato Paola quasi per caso a Martina Franca, perché tutti parlavano di lei. Lei non c'era già più. Se n'è innamorato: "Paola è diventata la mia amica ovunque, perché sono costretto a vivere sempre fuori casa. Ora non sono più solo. Io e Paola sulla terra, su un punto luminoso sospeso nello spazio, ci siamo dovuti incontrare e stringere un'amicizia reale".

Germano è uno studente. Nella cameretta ha collocato un maxiposter di Paola. Ma lei non era nel poster, precisava, gli era entrata nel cuore, tanto da spingerlo a scrivere un libretto di più di cinquanta pagine: "Quello splendido capolavoro di figlia".

Ma sono ormai migliaia i giovani che l'hanno conosciuta e sono rimasti conquistati dal suo sguardo solare, dalla sua spontaneità, dal suo amore alla vita e alle cose belle. Paola, un libro aperto, una di loro, con le sue crisi, i suoi pianti, i suoi piccoli purissimi amori di adolescente, i dialoghi, i sogni, le delusioni. E sono ormai tante le lettere arrivate ai genitori, cooperatori salesiani, di professione architetti, a testimoniare che il loro miglior progetto e la loro più riuscita costruzione è stata proprio lei, Paola.

IL CAPOLAVORO

Educata, stavo per dire costruita, con amore intenso ma senza sdolcinature e orpelli, un amore forte e sicuro fatto più di esempi che di parole, nutrito di fede fresca e convinta. I suoi genitori erano certi di una cosa, di volere una donna non una bambola. Capita poche volte che il parroco, per la preparazione alla prima comunione di una fanciulla, nomini catechisti suo papà e sua mamma. Capitò per Paola. E il commento dopo l'esame di ammissione fu: "Paola. la sua anima si è aperta alla grazia come un fiore profumato". La santità normale è quella più difficile. Per questo ce ne sono così pochi di santi "normali", santi del quotidiano: una santità conquistata passo dopo passo, nella giungla infinita di una società che sembra aver definitivamente smarrito i valori. Gli anni della scuola, i pochi che gli furono concessi di vivere, furono il palcoscenico della sua "straordinaria" normalità.

A COMINCIARE DALLA FAMIGLIA

"Mi sono decisa a scrivere le prime cose segrete di cui papà e mamma solo possono sapere.". Non sono molti i diari delle adolescenti che girano liberamente nelle mani dei genitori. Una ragazza senza segreti, Paola, un'anima come acqua cristallina di sorgente. Un cuore che aveva trovato il nido proprio in casa: "Prima di tutto ho spolverato i mobili della mia camera, poi ho lavato i vetri e il pavimento e quando comincerà il film alla televisione me lo vedrò". E nei genitori: "Penso a come sarei /senza di te, papà,/senza te che m'infondi/ pace, sicurezza, amore./ Ma poi guardo i tuoi occhi/ e si perdono i pensieri/ nell'amore del tuo caldo abbraccio,/ papà". "Un suono melodioso/ un suono delicato, una poesia / per dire tutto/ per far capire/ che nel mio cuore soltanto tu sei mamma".

Aveva inventato il "tribacio", il bacio di tutti e tre, accostando le labbra, il rito di ogni sera, prima di infilarsi sotto le coperte e chiudere la giornata pregando. Il "tribacio", in arte è ancora inedito. Chissà, se fosse vissuta l'avrebbe creato lei. magari una scultura sul tipo di quella che modellò per la festa della mamma del 1978.

Paola suonava la chitarra. Tante volte la suonò per la mamma. Quando lei, architetto e insegnante come il papà, era intenta ai lavori di casa, magari stirava, Paola veniva a farle compagnia suonando per lei i suoi pezzi più belli. Quelle note scaturite dell'amore della figlia erano per mamma Lucia più incantevoli dei virtuosismi di Segovia.

A SCUOLA

L'architettura che amore! / La matematica che godimento!/ La storia dell'arte che delizia!/ L'italiano che bellezza!/ Le scienze, la figura, il modellato che passione!/ La religione che gioia infinita!. Non sono molte le studentesse disposte a cantare la scuola con queste note! Scelse il liceo artistico Lisippo, là dove insegnavano papà e mamma e dove le capitò di tutto: pianti, contrasti, semplici purissime cotte, innocenti gelosie. "Signora, scrisse a mamma Lucia una compagna dopo la sua morte, io ho preso Paola come il mio angelo custode e la prego tutte le sere. La sua immagine è sempre nella mia mente e nel mio cuore".

Seconda liceo, suo ultimo anno. Paola alla lavagna sta cancellando un disegno. Sente da una delle compagne una bestemmia. senza pensarci nemmeno un secondo si volta e le caccia rapida il cancellino pieno di gesso in bocca. "Ma che fai, sei pazza? Che ti prende?". "Lo farò un'altra volta, se torni a bestemmiare". La sfida è raccolta, purtroppo, e Paola tornò a cacciarle in bocca il cancellino, tra lo stupore ammirato della classe. La scuola chissà perché porta ad essere sboccati: tende verso lo zero la capacità di scegliere i vocaboli migliori per esprimersi o comunicarsi esperienze e scoperte; prevale il gergo dello "slum". Ma al liceo Lisippo c'era sempre chi avvisava le altre: "Tacete, c'è Polly!". Testimonianza più bella non potevano dare alla sua anima candida.

DIO

"Chi crede in Dio ha il mondo in pugno", scrisse. Aveva nove anni. Deve essere un'età cruciale per i giovani. Anche Domenico Savio cominciò a nove anni con una frase che gli plasmò la vita. E anche don Bosco a nove anni ebbe quel sogno.

Dio Paola non l'ha mai tradito, forse proprio per questo Lui l'ha chiamata presto, quasi avesse fretta di averla vicina. Tanto non aveva più nulla da imparare sulla terra, era sbocciata del tutto. Con le amiche che invitava sull'ampio terrazzo all'undicesimo piano del palazzo dove abitava, discorreva non di cose futili, di svaghi o di amori: "Se Dio è la sorgente di tutte le cose, solo Lui ci potrà fare davvero felici, non il denaro, il potere, il piacere.". Difficile capirla con queste idee da. alieni! Le amiche pur senza comprenderla fino in fondo intuivano qualcosa di grande.

UN ANATROCCOLO DIVENTATO CIGNO

La morte se la portò via in fretta, quasi avesse timore di perderla. Lei la sentì arrivare: "Ciao, mamma, ciao, papà, ciao zio, ciao zia Maria..". Alcune compagne di scuola, quelle che più l'avevano osteggiata, capirono che cosa avevano perduto. La sintesi è in una lettera indirizzata a casa sua, quando lei era già volata in paradiso. Ricordando come la isolassero per la sua scelta di stare con le più emarginate, confessarono di essersi accorte finalmente che l'anatroccolo era in realtà un cigno.

La portarono nella chiesa dei salesiani doppiamente sua, perché l'aveva progettata e costruita il suo formidabile papà, è perché era la sua parrocchia, abitazione del suo padre spirituale don Giuseppe e del suo amico don Bosco. Non le fecero un funerale normale, no. Don Giuseppe che la conosceva bene "dentro" decise che Paola doveva avere i paramenti bianchi della festa e del candore, e la messa degli Angeli, non quella dei defunti. Solo una concessione allo strazio, quando papà e mamma andarono a Gerusalemme per fare la Via Dolorosa in memoria della figlia e dire grazie a Dio di aver ricevuto il dono di Paola.

Paola. A 20 anni dalla morte il suo cammino diventa sempre più luminoso.