OSSERVATORIO Tempo di Pasqua: è saltata la pietra del sepolcro per una liberazione che sembrava impossibile
Il dibattito sulla
funzione del carcere per i minorenni periodicamente riaffiora per lo più
tra gli addetti ai lavori. I sacerdoti che operano in tali istituti, in una
nota del '92 esprimevano tutta la loro perplessità: "Pare a tutti
evidente l'inutilità e talora la nocività del carcere per gli
adolescenti". E lo hanno ripetuto in un recente incontro.
C'è stato un calo vistoso degli ingressi in carcere: sono 475 i ragazzi/e presenti quotidianamente nelle carceri minorili italiane. Se negli anni '88 -'89 sono entrati 5.500 tra ragazzi e ragazze nei vari istituti penali per minori, nel '97 non hanno superato le 1900 unità tra italiani e stranieri. Attualmente la situazione carceraria minorile deve fare i conti con due tipi di delinquenza: quella dei ragazzi italiani collegati alla criminalità organizzata nel sud d'Italia e quella dei ragazzi stranieri per lo più autori di delitti connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti nel nord d'Italia.
Si stanno studiando modifiche alla situazione carceraria minorile, non di sostanza, ma puramente correttive; per governare meglio, non certo per abolire il sistema attuale. Per questa seconda ipotesi infatti occorrerebbe fare i conti con gli umori della gente, e chiedersi che impatto potrebbe avere una proposta di totale abolizione della pena carceraria per minori sugli abitanti delle metropoli, che sono quotidianamente alle prese con la fastidiosa micro-criminalità di ragazzini che l'immaginario comune - alimentato dai media - generalmente cataloga come nomadi, albanesi o marocchini, comunque stranieri. E non è vero: l'83% delle denunce riguardano gli italiani e solo il 17% gli stranieri.
Se sono diminuite le entrate in carcere sono tuttavia numerosissime le denunce. Solo nel '96 circa 45.000 sono stati i minorenni denunciati, 33.523 di questi sono minorenni imputabili cioè ragazzi che vanno dai 16 ai 18 anni. Il problema è ricostruire le relazioni tra vittime e autori dei reati, attivare patti di solidarietà sociale, e reti di collegamento che rendano i territori soprattutto urbani più vivibili. Non esistono molte altre formule. E' un percorso dove tutte le risorse sono importanti e necessarie: quelle istituzionali con i loro compiti di progettazione, sostegno e coordinamento, quelle della società civile, del volontariato, di quanti animano le diverse presenze.
Ai salesiani si presenta un altro modo di fare oratorio, scuola, animazione. E' il sistema preventivo che assume facce complementari, in linea di continuità con il "prendersi cura" dei ragazzi, delle loro storie di vita, delle loro povertà, ma anche delle loro risorse, che possono essere inesauribili se soltanto riusciamo ad appassionarci un po' a loro. E l'utopia delle sbarre che saltano potrà sembrare meno lontana.
Domenico Ricca salesiano - cappellano Istituto Penale Minorile "Ferrante Aporti" di Torino.