IL GRANDE EVENTO
di Juan E. Vecchi

UNA SPIRITUALITA' PER IL III^ MILLENNIO
LO SGUARDO FIDUCIOSO


Fine secolo: un bilancio triste per un verso, esaltante per un altro. Alcune considerazioni ci aiutano a capire meglio.

Il secolo finisce con un bilancio pesante di avvenimenti tragici : guerre, genocidi, saccheggio del pianeta, concentrazione della ricchezza, impoverimento dei più e via. Allo stesso tempo si sono raggiunti traguardi entusiasmanti: la caduta dei regimi totalitari, la comunicazione a piacere, sociale e personale, l'esplorazione dello spazio, la facilità dei movimenti, il riconoscimento dei diritti umani, la promozione della donna, lo sviluppo della scienza, il progetto di un ordine mondiale. Anche in ambito cristiano ed ecclesiale ci sono cose che ci hanno fatto soffrire (le persecuzioni, il calo della frequenza in chiesa, la diminuzione delle vocazioni .) e avvenimenti che ci hanno sollevato e dato speranza: il Concilio Vaticano II, la presenza abbondante della santità, o sviluppo delle missioni, i movimenti ecclesiali, l'ecumenismo e altri

Come sarà il prossimo secolo? a quale futuro andiamo incontro? Alcuni temono, anzi predicono catastrofi, peraltro possibili: l'inquinamento ambientale al limite della sopravvivenza, il riscaldamento del pianeta e la desertificazione, grandi movimenti di popoli per la globalizzazione, l'allargamento della povertà, il dominio da parte di pochi sulla maggioranza. Nell'ordine morale prevedono l'estendersi della cultura della morte, l'aumento dell'instabilità delle famiglie con ripercussioni sui bambini. D'altra parte cresce la sensibilità che orienta verso un famiglia umana unita, verso una maggiore tolleranza, verso la solidarietà tra i popoli, verso il riconoscimento sociale della dignità di ogni persona.
L'incognita è sempre il comportamento degli uomini: della maggior parte di essi, ma principalmente di coloro che possiedono le chiavi delle decisioni che influiscono sul mondo. Viene naturale la domanda: Che cosa prevarrà e segnerà il futuro? Dobbiamo dare spazio alla gioia per il "piccolo" bene che sboccia e promette o vivere in ansia per i Moloch che sembrano insaziabili divoratori di essere umani?.

Don Bosco ha alcune espressioni in cui depreca la difficoltà del suo tempo ed annuncia tempi più difficili ancora. Rimase impressionato per la diminuzione del clero, l'incameramento dei beni dei religiosi, le offese al Papa, il diminuire della fede nel popolo, l'anticlericalismo, gli attacchi alla Chiesa, l'acuirsi della questione sociale, le nuove forme di libertà civile. Famosa è quella sua motivazione per la devozione a Maria Ausiliatrice e la costruzione del Tempio a Lei dedicato: "I tempi corrono così tristi che abbiamo proprio bisogno che la Vergine SS ci aiuti a conservare e difendere la fede cristiana (MB VII 334).
A dir vero sono di più le valutazioni negative che ha dovuto ascoltare da altri che quelle pronunciate da Lui stesso. Il suo sguardo sulla vicenda umana metteva sempre sulla bilancia l'amore di Dio: la sua Provvidenza non abbandona l'uomo, ma interviene opportunamente, anche in forma inattesa. Vedeva poi i "fermenti" o le "forze" del bene operanti nella storia, da singole persone di buona volontà a istituzioni con una missione singolare, la Chiesa per prima. La grazia di Dio inoltre porta misteriosamente le persone a rinsavire. Don Bosco raccontava volentieri conversioni di adulti e trasformazioni di ragazzi. Soprattutto era sua convinzione che il bene era più forte del male e sarebbe prevalso su di esso.
Scrisse quattro storie (del suo Oratorio, della Chiesa, dell'Italia e quella Sacra), oltre molte storielle di finzione. In esse coloro che si affidano a Dio, pur tra prove e difficoltà, finiscono sempre per trionfare diventando anche benedizione per gli altri

Ottimista o pessimista Don Bosco? Consapevole del male e mai ingenuo di fronte ad esso, fiducioso nell'azione di Dio e nel cuore degli uomini. Sapeva di non trovarsi in un paradiso né in un inferno, ma semplicemente sulla terra, creata dalla bontà di Dio, fecondata dal sangue di Cristo e illuminata con la sua Risurrezione: un campo da coltivare e far produrre, una battaglia da combattere dove la vittoria è possibile e assicurata, ma bisogna armarsi e lottare; una missione da compiere, una attesa da sostenere nella veglia. Era la visione di uno che viveva in questo mondo come se vedessi l'Invisibile. E` pure il nostro sguardo sul secolo che si apre.