LETTERE AL DIRETTORE
NON CAPISCO. Caro direttore, mio figlio tutti i santi sabati sparisce in
discoteca e torna alle quattro del mattino, quando va bene. Così la
domenica la passa a letto e quando si alza butta giù un boccone quasi
senza parlare e via di nuovo con gli amici.fino alle ore piccole. Maledetta
notte. I miei vecchi mi dicevano che era fatta per dormire, non per fare
scemenze in discoteca con tutto quel che capita in quei posti e dopo [.] Prima
o poi lo l'addormento a cazzotti, a costo di andarci in galera [.]
Giordano N.
Caltanisetta
Non si comprometta, caro signore. Nell'immaginario dei giovani la discoteca e,
in genere, la notte sono sinonimi di vita intensa e trasgressione, mentre per
me come per lei, la notte è sinonimo di riposo. Solo che né io
né lei facciamo testo. Oggi una grande maggioranza di giovani frequenta
le discoteche e quelli che non le frequentano non pensano nemmeno alla lontana
di andare a letto alle 21,00, come lei stesso sperimenta! Chi non è in
discoteca è al bar, al circolo, al ritrovo, a zonzo, o appiccicato alla
TV. L'ora in cui i nostri baldi giovani si decidono a piazzarsi sotto le
lenzuola si colloca, scuola o non scuola, verso le ore piccole. E' ormai un
costume, una cultura. E la domenica mattina invariabilmente ci si sveglia con
la lista di incidenti mortali accaduti dopo la notte "discotecara", causa
l'eccitazione, l'alcol, la droga, la stanchezza.
Tuttavia come educatori non ci conviene demonizzare, ma capire,
perché questo è il nostro mestiere.. Urge ricercare ciò
che può esserci di positivo in questo loro aver eletto la notte a loro
spazio, perché è da lì che si può cominciare un
dialogo educativo. Coi divieti non si educa più, si ottiene l'opposto e
condannare la discoteca è battere l'aria. Bisogna trovare altre strade.
IL MOTORINO.CHE LOTTE! Caro direttore, la mia illustre figlia, 12 anni,
vuole il motorino. A tutti i costi, se no dice che ne combinerà da
appendere. E conoscendo il caratterino che ha c'è da credergli. Ma ho
molti dubbi. Vengono dal fatto - me lo ha fatto capire - che non metterà
il casco perché non vuole apparire un mostro, e vuole il sellino lungo
per ospitare anche qualche amica (o amico!), e potrà finalmente rendersi
autonoma, uscire di sera, andare dove più gli aggrada senza dover
ricorrere ai genitori [.] Scrivo a voi che siete educatori, e vi chiedo un
consiglio [.]
Lauro, Roma
E' lampante, caro Lauro (se ho bene interpretato il nome), non compri il motorino
a sua figlia, costi quello che costi. Se già in partenza lei sa
che non rispetterà le regole, sarebbe da irresponsabili cedere. Sopporti
i "casini", come li chiama nella sua lunga lettera, si procuri tappi antiurlo e
si armi di pazienza. un tempo non avrei esitato a suggerirle "qualche sonora
sculacciata", ma pare che oggi si incorra nei rigori della legge, negli strali
della nuova generazione di psicologi che teme traumi irreversibili (io di
traumi ne dovrei avere a montagne!), e nelle proteste degli animalisti.
perché picchiando la padroncina si fa soffrire il cane! Lei abita a Roma
come me, si prenda lo sfizio che mi sono preso io: dall'Aurelio al Vaticano, un
quarto d'ora di macchina, ho contato 163 motorini di tutti i tipi, oltre alle
macchine s'intende. Facevano lo slalom tra le autovetture, sorpassavano a
destra, al centro, a sinistra, di traverso, in senso contrario (non racconto
frottole, lo giuro!), portavano sul sellino posteriore l'amico (o l'amica), e
su 163 contati, 36, dico 36 soltanto, sembravano in regola: avevano il casco, o
non avevano nessuno dietro, o non facevano un rumore del diavolo. Il risultato
è che Roma ha il primato degli incidenti e, purtroppo, dei morti in
motorino, in barba alle leggi e ai vigili che devono avere solo qualche
diottria di vista! Resista, caro signore, in nome di Dio, se non riesce a
resistere in nome dei vigili!
UNA VITA FORTUNATA. Gentile redazione, [.] ho letto l'articolo di
Daniele Sandroni (Aprile 99) sull'obiezione di coscienza. Un articolo
dettagliato che condivido, ma. c'è un ma. [.] Spero sia solo una
'benevola' dimenticanza ma avendo vissuto i tempi ove i primi obiettori
mettevano in atto il loro proposito, ricordo che anche allora le gerarchie
della chiesa si "dimenticarono" di quei ragazzi [.] Non mi ricordo [.] che i
salesiani in quella occasione abbiano mobilitato le piazze, e ora leggendo
l'articolo sembra quasi che sia frutto del loro impegno. È possibile
scrivere sul Concilio Vaticano 2° senza parlare di Giovanni 23°, del PCI senza
nominare Togliatti, del Fascismo senza citare Mussolini, della DC scordandosi
di De Gasperi? Allora, alla Chiesa, e di riflesso ai salesiani, citare don
Milani e padre Balducci, disturba? Eppure parlare di obiezione di coscienza
senza 'ricordare' questi religiosi mi sembra una notevole mancanza. [.] l'amore
della verità, per un cristiano, rende doveroso l'intervento. con un
'feroce' sospetto che ancora una volta ciò sia successo di proposito!
Agide, Molinetto
(Anche a lei, caro signore, faccio rispondere dall'autore dell'articolo) Egregio
signore, capisco bene il conflitto che l'ha spinta a fare le sue insinuazioni,
l'ho vissuto anch'io quando mi sono relazionato con "l'istituzione" e quando ho
svolto il servizio civile. Allora ho compreso che dietro le 'istituzioni' ci
sono le persone e le loro sensibilità: ho incontrato salesiani pro
obiettori e salesiani contro. Questo mi ha fatto riflettere che il vero
obiettivo non è stare dalla parte giusta ma creare il clima ideale per
raggiungere la verità insieme, attraverso il confronto e la
testimonianza. Non si tratta solo del problema dell'obiezione, pensi alle vie
indicate dal Concilio sul ruolo dei laici. Comunque io, quando ho fatto la
scelta dell'obiezione, non conoscevo don Milani, né padre Balducci,
né ho trovato chi colmasse le mie lacune. Solo in seguito sono stato
affascinato dalla radicalità del loro messaggio: quella stessa che
attrae tanti giovani all'obiezione. Un articolo come quello che ho scritto
è una riflessione/testimonianza e non un trattato sul fenomeno obiezione
di coscienza; argomento sul quale, comunque, ho svolto la mia tesi di laurea.
Penso che i profeti siano importanti ma le strade per la verità siano
molte. (Daniele Sandroni)
NONNA PIA E PORTA PIA. Beneamato direttore, mi sono ricordato
ultimamente di mia nonna Pia che festeggiava il suo onomastico in gennaio, e
forse si chiamava così in onore della Breccia di Porta Pia, conquistata
con tanto spargimento di sangue per liberare Roma dal dominio papale e
restituirla all'Italia [.] Ah, poi non capisco come si possa chiamare pia una
porta che ha visto morti e feriti e assistito alla ingloriosa fine di un papato
difeso con tanta tigna [.]
Franchino, Bologna
Caro Franchino, mi sono affrettato a consultare sul martirologio il nome in
questione (della santa, non della porta!). E' ricordata il 19 di questo mese e
classificata come martire africana, nulla più. La famosa breccia invece
si "festeggia" (si fa per dire) il 20 settembre, quindi sua bisnonna si
chiamava così in onore della martire africana non della porta romana,
altrimenti forse si sarebbe chiamata Breccia! Perché è "pia"? Per
tre buone ragioni. La prima è storica: fu fatta fare da Pio VI nel 1787.
La seconda e la terza le aggiungo io: perché il papa regnante in quel
periodo era Pio IX, uno che era pio forse anche troppo, non per nulla è
in corso la causa di beatificazione; terzo perché, le piaccia o no, non
ci fu nessuno spargimento di sangue a Porta Pia: i soldati papalini del
generale Kanzler avevano ricevuto l'ordine di "sottrarsi al contatto con
l'invasore", di opporre una resistenza solo formale. Cadorna probabilmente
diede l'ordine di aprire la breccia solo per non apparire di aver fatto una
passeggiata sul Pincio invece che di aver conquistato la Città.
Tant'è che fu sparata solo qualche fucilata, e ci fu un solo morto,
dicesi uno! tra i bersaglieri di Cadorna, un certo maggiore Pagliari, primo a
varcare la breccia, che si è preso la pallottola di un franco tiratore,
il quale è probabile abbia sparato per paura. Tutti qui gli spargimenti
di sangue di Porta Pia! Quanto alla "tanta tigna", non erano pochi i laici ma
anche gli ecclesiastici, alcuni nella stessa curia papale, che per il bene
della Chiesa si auguravano che finisse il potere temporale. E chissà,
forse, sotto sotto, anche lo stesso Pio IX... Non ne ha azzeccate molte, auguri
comunque!
LA PICCOLA VOCE. Egregio Direttore, Vorrei inserire la mia piccola voce
nel BS, voce che arriva da una comunità monastica. Pensi, mi trovo in
questa comunità proprio grazie alla vostra rivista che circa 13 anni fa
pubblicò una lettera "esperienze di una monaca di questo Monastero". Ero
a quel tempo in ricerca e la lettera fu una risposta ai miei desideri
più profondi, a ciò che cercavo nella vita, e così giunsi
al Carmelo, dove vivo felicemente da 12 anni. Ora nel nostro monastero offriamo
la possibilità a chi è in ricerca di sperimentare la nostra vita
per aiutare a dare un senso alle scelte, per dire che nessuna esistenza
è inutile e può servire a Dio per cambiare il mondo.
Sr. Agnese
Carmelo S. Anna
Via Caldarozzi 32
00032 Carpineto R.no RM
tel. 06/ 97.189.049
Cara sr. Agnese, ho inserito la tua "piccola voce". Voglia il cielo che chi ti
legge possa sentire la voglia di uno spazio di silenzio per calare dentro se
stesso e scoprire le proprie vie.
1000 E NON PIÙ 1000. Illustre direttore, le dirò di avere
un po' di paura del 2000. Lei certo ha sentito parlare di Nostradamus e anche
della profezia "Mille e non più mille". Ci siamo, non le pare? Pochi
mesi e [.] Ho letto di paure e disordini già successi mille anni fa
all'entrata del secondo millennio, ora, vede, non vorrei [.]
Giannina, Bologna
Cara signorina, ho atteso a pubblicare la tua lettera dell'agosto scorso per
mostrarti che. non è successo proprio nulla di quello che paventavi o
che i "profeti di sventura", compreso l'ineffabile Nostradamus (questa non l'ha
proprio azzeccata!), si sono sforzati di pubblicizzare. Paure e disordini
nell'anno Mille? Dove l'hai letto? E' una panzana. "I terrori dell'anno Mille
sono frutto di una leggenda romantica", scrive Georges Duby, tra i più
grandi studiosi del ME. Ma attenta, l'illustre studioso ne scriveva più
di trent'anni fa e, prima di lui, Marc Bloch (1886-1944) aveva già
sfatato certe pseudoprofezie. Quindi è da un pezzo che la storiella del
millenarismo è morta e seppellita. Allora, Giannina, rifai il look alle
tue letture e da brava ragazza del 2000, scegli testi a seconda di quello che
cerchi. Se vuoi "divertirti" va bene anche Nostradamus e dintorni, se vuoi
"sapere" bisogna che ti rivolgi ad altri autori!