MISSIONI

Un itinerario nel paese dove la violenza spesso ha sopravanzato la speranza. per capire

TIMOR. PIU' CHE PAURA!
di Vito Orlando

Volti di bimbi impauriti e piangenti, volti angosciati di madri, volti di anziani scavati e incupiti da barbe incolte; folle vaganti o ammassate in sconfinati campi profughi sono le immagini sconfortanti di questa fine millennio. Bosnia (1992-95), Rwanda (1994), Kosovo (1998-99), Timor Est (1999). sono una tragica conferma dell'incapacità dell'ONU di intervenire a difesa di minoranze o di popoli soggetti a efferate violenze e genocidi.

Timor Est non è una tragedia lontana, è una storia che coinvolge tutti e rende consapevoli che la convivenza umana non può fondarsi sugli interessi particolari di individui, gruppi, o nazioni. I portoghesi vi giunsero attorno al 1520 e Timor divenne una delle tante colonie da sfruttare; ma i timoresi non abbandonarono il desiderio di indipendenza. Numerose infatti furono le insurrezioni, tutte represse nel sangue. L'arrivo degli olandesi fece esplodere gravi conflitti con i portoghesi, che sfociarono nel 1859 nella divisione dell'isola in due zone, quella occidentale agli olandesi con capitale Kupang e quella orientale ai portoghesi con capitale Dili. L'accordo, ratificato nel 1904, si è protratto fino a metà del nostro secolo. Nel 1949, ritiratasi l'Olanda, nacque l'Indonesia a cui restò la zona ovest di Timor. Nell'altra metà continuò il dominio portoghese. Nessun processo di indipendenza venne avviato da questi ultimi per preparare un futuro diverso agli abitanti. Dal 1974 in poi con la crisi del governo coloniale portoghese nacquero fazioni contrapposte: il FRETILIN (Fronte Rivoluzionario per l'Indipendenza di Timor Est), l'UDT (Unione Democratica di Timor) per mantenerla sotto il Portogallo, e l'APODETI (Associazione Popolare Democratica di Timor) per l'annessione all'Indonesia.

L'ANNESSIONE
Nella feroce lotta che seguì prevalse l'APODETI che favorì l'invasione indonesiana: Timor Est fu ridotta a 27ma provincia dello Stato. Correva il 1976. I primi a riconoscere il nuovo assetto furono USA e Australia: troppo grandi gli interessi commerciali dei due stati per muovere anche un solo dito a favore della piccola nazione invasa. Solo l'ONU si mosse, e con tre risoluzioni successive (1975; '76; '82) decretò il ritiro delle truppe d'invasione e il diritto di Timor Est all'autodeterminazione. Non ebbero seguito, com'era largamente prevedibile. Così per 24 anni nell'isola imperversò la guerriglia con violenze inaudite, e con circa 250 mila timoresi e 20.000 indonesiani morti. Nel frattempo gli Usa poterono sfruttare uno spazio commerciale comprendente più di 200 milioni di potenziali clienti, e l'Australia, in collaborazione con l'Indonesia e alcune compagnie petrolifere straniere, poté avviare lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di petrolio e di gas nelle acque territoriali dell'isola.

DUE PREMI NOBEL
La tragedia di Timor sarebbe stata seppellita nel silenzio, se alcune voci forti e chiare non si fossero levate per riproporla al mondo in tutta la sua drammaticità. Quella del papa che nel 1989 atterrò per poche ore a Timor, e quelle del salesiano monsignor Belo vescovo di Dili e di José Ramos Horta. I due a sorpresa nel '96 ebbero l'assegnazione del premio Nobel per la pace, il che contribuì a far tornare Timor sotto i riflettori della ribalta internazionale. Frenetici gli avvenimenti che seguirono: l'Indonesia si liberò del dittatore Suharto. Il nuovo presidente Habibie, in cerca di credibilità internazionale, nel giungo 1998 con un intervento del tutto inatteso espresse la disponibilità a concedere uno statuto speciale a Timor Est. Il 7 febbraio successivo il suo ministro degli esteri parlò addirittura di referendum per l'autodeterminazione. Dopo mesi di trattative, si trovò un accordo per l'attuazione: sarà organizzato dall'ONU e si voterà il 30 agosto 1999.
Le scelte dei politici vennero però fortemente avversate dai militari che non volevano abbandonare un territorio ove tanti di loro erano morti. Crearono così gruppi di miliziani per scoraggiare il fronte indipendentista. Gli episodi di violenza si intensificarono e apparve chiara non solo la connivenza ma anche la regia dei militari.

UN VOTO PER L'INDIPENDENZA
La partecipazione amplissima al voto (98,6%) diede una schiacciante maggioranza (78,5%) agli indipendentisti, ma ancor prima che il risultato fosse reso pubblico, si scatenò la rabbia delle milizie e dei soldati prima contro gli stessi rappresentanti delle organizzazioni internazionali, poi contro i simboli che avevano tenuto viva la speranza: la Chiesa, il vescovo, e i religiosi e religiose che, incuranti del pericolo, decisero di stare con la gente disposti a dare anche la vita. La scelta di monsignor Belo di far conoscere personalmente al Papa e al mondo la situazione del suo popolo; i forti e ripetuti appelli del Pontefice; l'informazione capillare dei mezzi di comunicazione resero il mondo consapevole delle atrocità contro gente indifesa. L'ONU non poté consentire una così sfacciata opposizione ai risultati del referendum da essa voluto, e prese la risoluzione di inviare una forza multinazionale di pace. Il 20 settembre i primi soldati INTERFET (International Force East Timor) sbarcarono a Timor Est. Il 20 ottobre il parlamento indonesiano ratificò i risultati del referendum, il 30 gli ultimi soldati indonesiani lasciarono il martoriato paese. Dall'arrivo dei portoghesi (1520) erano trascorsi 479 anni. Ma Timor Est come paese indipendente è tutto da costruire.

LA CHIESA.
A metà degli anni '70 i cattolici erano poco più del 30%. Ma la presenza e l'opera della Chiesa era tanto sentita e apprezzata che essa divenne il baluardo contro l'oppressore. La sua vicinanza al loro calvario ha portato molti alla conversione, e la percentuale dei cattolici è salita all'87%. La fede cattolica divenne la bandiera degli indipendentisti contro l'invasore islamico. La Chiesa è considerata luogo di protezione, forza morale, fattore di identificazione e appartenenza. Questo il frutto di una lunga opera di presenza e servizio tra la gente, vera supplenza a uno stato assente e disinteressato, fattore decisivo per trovare il coraggio di votare secondo coscienza al referendum per l'autodeterminazione. Per questi motivi subì la violenta aggressione della militia antindipendentista e dei soldati indonesiani. Il sangue di sacerdoti, religiosi, religiose e di tanti cristiani ha suggellato la reciproca fedeltà.

. E I SALESIANI
I salesiani sono arrivati a Timor Est 50 anni fa. Le prime due presenze sono state Fuiloro e Los Palos, caratterizzatesi per l'azione missionaria attraverso la cura pastorale di una sessantina di stazioni. Intensa anche l'azione di promozione e sostegno dei più poveri con la scuola e l'attività di formazione tecnica. Fuiloro è una scuola agraria, con convitto e opere assistenziali, che ha offerto un grande contributo allo sviluppo agricolo del paese.
Negli anni sessanta sono state avviate Baucau (1962) e Fatumaca (1964). Attualmente Fatumaca è la comunità più grande e prestigiosa per la sua apprezzata scuola tecnica e il noviziato con 20 novizi. Baucau invece si configura come scuola per la formazione dei catechisti che prepara per animare le comunità dei villaggi dove il sacerdote può arrivare solo poche volte. Entrambe le opere sono dotate di scuole primarie e secondarie, assistenza a bisognosi e cura pastorale di una ventina di stazioni missionarie.
Dal 1988 in poi sono sorte Laga, Venilale e Dili. Le prime due con scuole primarie e secondarie, Dili con un attrezzato centro di addestramento al lavoro, andato purtroppo totalmente distrutto. In tutte e tre i salesiani hanno parrocchie molto estese e una cinquantina di stazioni missionarie. Venilale è anche sede dell'aspirantato; Dili ospita un pensionato per studenti e la sede del superiore della visitatoria, autonoma dal 1998.
Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno a Timor cinque comunità: Dili, Baucau, Venilale, Fuiloro e Laga, dove svolgono attività promozionali, hanno scuole, corsi professionali, un ambulatorio medico, una casa di formazione e un noviziato con 12 novizie. Tra la popolazione e la realtà salesiana si è creata una grande sintonia: una realtà popolare che trova nei timoresi una forte adesione e appartenenza. "Noi siamo del gruppo di Don Bosco", dicevano i profughi di Dili a Kupang, dove si erano rifugiati negli ampi cortili interni della casa salesiana.
Vito Orlando


PER SAPERNE DI PIÙ

Superficie 14.874 kmq
Capitale Dili
Popolazione Maubere (melanesiana e malese)
Lingue Tetum, Fatalucu, Macasai
Abitanti 850/900.000, speranza di vita 45 anni

La Chiesa cattolica
Vescovi 2 Parrocchie 30
Sacerdoti diocesani 53, religiosi 160, religiose 300
Seminaristi maggiori 148, catechisti 1780

Salesiani (1948)
Comunità 7 con 50 salesiani
Salesiani Timoresi più di 70
Scuole primarie e secondarie 6
Scuola tecnica 1, agraria 1, formaz. Professionale 2
Orfanotrofi 3, oratori 5, aspirantato 1, noviziato 1
Parrocchie 5, Stazioni missionarie 120

FMA (1988)
Comunità FMA 5 con 26 suore
FMA timoresi 38
Scuola materna/elmentare 1, professionali 2
Orfanotrofi 2 Oratori 4
Ambulatorio medico1
Attività promozionali in tre centri
Casa di formazione 1, Noviziato1