Lettera ai giovani

Gennaio 2000
Il primo mese dell'anno è il mese dei bambini, sottolineato dalla festa dell'Epifania, giorno in cui quest'anno sono chiamati a celebrare il loro Giubileo. La rubrica della lettera continua seguendo le tappe giubilari.


VIVERE IL 2000 COME I BAMBINI

Carissimo,
cosa si nasconde dentro la tua espressione "vorrei essere come i bambini, vorrei tornare bambino"? Il bambino può essere un modello di vita? "Se non diventerete come uno di questi fanciulli, non entrerete nel Regno ". E' la condizione per salvarsi e vivere. Tento di dirtelo ricorrendo alla vena umoristica di O. Wilde, nel libretto A woman of importance: "L'anima nasce povera, vecchia, diventa ricca, giovane. Questa è la commedia (Il lieto fine n.d.r.) della vita. Il corpo nasce giovane e diventa vecchio. Questa è la tragedia della vita".

Ricorro a un ricordo di fine estate sulla spiaggia di Jesolo. Papà e mamma instancabili a rincorrere Davide alle prese con un aquilone grande quanto la tua voglia di vivere, di sognare. La mamma: "Se il filo è lungo arriva a toccare il cielo". Il papà:" Se non c'è il vento, l'aquilone resta a terra, è un pezzo di carta". Quando si parla con i bambini si ha la percezione di entrare nella favola. Se vuoi ritornare bambino devi darti un filo lungo. Non rompere questo filo: è una ricchezza che nessuno può sottrarci: la speranza. Il presente è una stazione di transito, il futuro una pista di lancio. I bambini sono vivi perché hanno tanto futuro. Vorrei essere come i bambini. "I loro angeli in cielo vedono sempre la faccia del Padre mio". Non fai fatica, se cerchi Dio, a vederlo negli occhi dei bambini, spalancati, misteriosi, puliti, buoni.

"Bellissima" sento dire ad Alessia, 4 anni, da un sacerdote di Oratorio. Lei abbassa gli occhi. La soccorro e le chiedo: "Sei bella, Alessia?" "No". "Alessia, a te piace di più essere bella o essere buona?". "Buona", mi risponde sicura e timida, poi via di corsa tra le sue amichette. Amarezza, insuccesso fanno parte della vita, ma non sono la vita. Difficoltà sono ovunque, possono diventare la lotta che ti fa vincere, il vento che ti porta in cielo. Se vuoi essere, non far morire la speranza. La vita è futuro, è coraggio.

Chi sono i martiri? Siamo alle Catacombe di San Sebastiano. La domanda è di una mamma, la risposta è ancora di un bimbetto. "I martiri sono i morti coraggiosi". La battuta - se volete - è involuta, criptica, ma sempre rivelatrice. Il coraggio trascende la morte e dà vita a una storia incominciata 2000 anni fa.
Ciao. Carlo Terraneo