IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs

I FIGLI INVISIBILI

Caro dottor J., sono preoccupato per un amico, uno dei migliori della classe, curioso di tutto e sempre imbottito di libri, enciclopedie e riviste scientifiche. Era super preparato su tutto, leggeva Nietszche e Kafka, e voleva studiare filosofia, il che spaventava un po' sua madre, mentre suo padre diceva che non era un mestiere per guadagnarsi da vivere. All'improvviso cambia come il giorno e la notte. In classe dorme, a casa ascolta musica e non combina più niente. E' un miracolo se ancora si lava: ha un look a dir poco lurido, e si è fatto bucare la palpebra per metterci un anello. Ultimamente si è fatto pizzicare in un grande magazzino: aveva rubato una sveglia, ma forse l'ha fatto apposta, perché la sveglia si è messa a suonare sotto il giubbotto proprio quando è passato alla cassa. Gli ho domandato come la prendono i suoi. Sua madre piange e suo padre s'interessa solo alle partite. Poi mi ha detto di aver sbagliato vocazione, avrebbe dovuto fare dello sport. Io l'ho strapazzato, l'ho trattato da ragazzino, l'ho preso a parolacce, gli ho detto che se mi avesse voltato le spalle gli avrei pure dato una pedata nel. deretano! Invece ha replicato: " Fai bene a strapazzarmi. Tu dovresti essere mio padre". Ma io non ho che 16 anni... (Giacomo, Trapani)

Caro Giacomo,
ci si interroga molto sul ruolo del padre oggigiorno, perché le cose sono ormai molto cambiate in seno alla famiglia. Psicanalisti e altri specialisti spiegano molto bene il ruolo che un padre può avere. Personalmente, preferisco abbordare la questione a livello generale. Stephen King nella novella "Il Corpo", racconta un aneddoto forse autobiografico. Bob Reiner ne ha ricavato un film in cui si racconta il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, il momento che decide come sarà l'adulto.

Quattro giovani partono alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo scomparso. Questo comporta una serie di prove che fanno loro scoprire cos'è il vero coraggio, la vera amicizia. Essi sperano di diventare celebri, andare alla televisione, sfuggire alla mediocrità e all'anonimato. Tutti hanno un handicap, un padre deficiente: uno è alcoolizzato, un altro picchia i suoi bambini, un terzo è stato chiuso in manicomio. Essi vivono come se non avessero avvenire. Uno di loro, Gordie, divenuto il narratore di questa storia, si definisce "il figlio invisibile". Suo padre non si occupa di lui, egli non esiste ai suoi occhi. Non batte suo figlio, fa di peggio: lo spegne, lo cancella.

Durante la loro gita Chris cerca di persuadere Gordie a fare il liceo classico per diventare scrittore, perché ha una manifesta propensione a raccontare storie. Ma Gordie rifiuta in nome di ciò che lui crede essere l'amicizia: vuole fare le scuole tecniche per non lasciare i compagni. Chris si arrabbia, mostrando, secondo me, le vere caratteristiche di un padre: "Se fossi tuo padre, non parleresti di iscriverti a queste cavolate di corsi di commercio! E' come se Dio ti avesse fatto il dono di saper inventare storie per gli altri, dicendoti: ecco quello che ho preparato per te, marmocchio, è il tuo tesoro, fa in modo di non perderlo. E tu invece sprechi tutto. come se non avessi nessuno a vegliare su di te. Beh, se i tuoi genitori se ne fregano, dovrò occuparmene io". Come vedi, c'è un ruolo da riempire nella vita di ogni ragazzo, e può farlo un genitore, o un altro adulto, e perfino un compagno. Infatti la storia continua che Chris e Gordie si incoraggiano a vicenda fino ad arrivare all'università.

Ma, secondo me, il padre è più credibile per vegliare sui doni del figlio. Che una madre abbia in lui una fiducia quasi cieca, è nell'ordine naturale delle cose. Per un padre è diverso. Ogni ragazzino intuisce che deve farsi adottare da suo padre e un padre deve sempre, in qualche modo, adottare suo figlio. E la sua è più una decisione, una scelta che un fatto naturale. Lo sguardo di un padre conta differentemente per un figlio, e credo sia decisivo per la sua vocazione di uomo.

Mi sembra, caro Giacomo, che il tuo amico stia per sciupare la sua vocazione per mancanza di sostegno da parte del padre. Per di più, egli cerca di rendersi visibile col suo comportamento marginale e aggressivo, che dovrebbe scatena una reazione energica. Ma suo padre non sembra voler rispondere, mentre tu lo vedi e reagisci confermandolo nelle sue potenzialità. Nel racconto di cui ti parlo Chris dice che i veri amici sono coloro che ti trascinano verso l'alto, non quelli che ti tirano verso il basso. Ebbene l'amicizia è anche una forma di adozione, addirittura di paternità.

Si è molto parlato del padre lungo l'anno appena trascorso che era consacrato a lui. Noi sappiamo che proprio nel Padre Gesù attingeva la forza di donarsi e la convinzione per perseguire la sua vocazione. Il Vangelo fa comprendere come questo Padre vegli sui talenti del figlio. Se c'è un figlio ben formato, e visibile come una luce agli occhi di tutti, non è forse proprio Gesù? La scrittura lo dice con chiarezza: è il Padre che l'ha risuscitato e gli ha dato la "gloria", vocabolo che io traduco volentieri come "visibilità ".