GIUBILEO

L'anno dei grandi pellegrinaggi: i viaggi verso i luoghi santi sono una costante cristiana

LE SANTE STRADE
di Nicola Follieri

Il pellegrinaggio a Roma inizia a diventare un fenomeno religioso di vasta portata in occasione del primo Anno Santo della storia, indetto per iniziativa di papa Bonifacio VIII nel 1300. In Occidente si prende sempre più coscienza, a partire da quell'epoca, di una pratica ascetico/penitenziale che faceva della Roma dei papi una meta ambita, soprattutto dopo che il pellegrinaggio d'oltremare non era più consigliabile e sicuro. Era infatti andata perduta ogni speranza di fermare l'avanzata dei turchi, divenuti ormai i nuovi padroni di Gerusalemme dopo la schiacciante vittoria di Acri nel 1291 contro i crociati. Per questa ragione si ridusse drasticamente il numero dei fedeli diretti verso la Terrasanta e si intensificò maggiormente il pellegrinaggio a Roma e a Santiago di Compostella.

IL CENTRO DELLA CRISTIANITÀ
La forza di attrazione di Roma, dove era venerata la tomba dell'apostolo Pietro, si rivelò superiore a ogni aspettativa. Il prestigio e l'autorità del papa erano talmente cresciuti che Roma divenne il centro indiscusso della cristianità. A richiamare fiumane di pellegrini erano inoltre l'acquisto dell'indulgenza plenaria e la devozione a particolari reliquie. Ben due secoli e mezzo prima che si celebrasse il Giubileo, l'abate islandese Nikulas di Munkathvera, in una nota di un suo viaggio a Roma fatto nel 1154, scriveva: "Dove si trova il seggio papale, vi si conservano il sangue di Cristo, la veste di Maria e gran parte delle ossa di san Giovanni Battista; (...) frammenti della corona di spine di Cristo e della sua tunica e molte altre sacre reliquie, conservate in un unico grande vaso d'oro". La reliquia che esercitò più fascino sui pellegrini fu quella della "Veronica", un panno che una donna di nome Veronica usò per asciugare il volto di Cristo durante la salita al Calvario. Su quella stoffa la tradizione riteneva che si sarebbe impressa l'impronta del volto o "vera immagine di Cristo", da cui il termine "Veronica".

LE STRADE CHE PORTANO A ROMA
Il cronista fiorentino Giovanni Villani quantificò in duecento mila persone, provenienti da "cotanti e diversi paesi, di lungi e d'appresso", l'affluenza giornaliera dei pellegrini a Roma. Tanta concentrazione di fedeli non sarebbe stata possibile se non fossero esistite una complessa rete stradale e un sistema di punti di sosta, che offrissero ai romei (erano chiamati così i pellegrini diretti a Roma) ospitalità e assistenza. Ospizi, ospedali, chiese, abbazie, foresterie, locande, torri e castelli sorgevano lungo questa rete di strade, attrezzati per rispondere alle esigenze più varie dei pellegrini. Le strade del tempo non erano però rettilinee e regolari come quelle di oggi. Gli itinerari medievali erano praticati all'interno di un'area di strada caratterizzata da un fitto reticolo di tragitti alternativi e precari, che assicuravano ai viandanti diverse possibilità di cammino. L'asse viario privilegiato, che collegava le città dell'Europa del Nord con Roma e viceversa, era la Via Francigena o Romea (denominata indifferentemente nell'uno o nell'altro modo a seconda della direzione di marcia). In alternativa a questa strada principale esistevano altri itinerari. Essi utilizzavano per esempio i valichi del Casentino dell'area umbro-marchigiana, i transiti della Val Chiana o Tiberina che avevano ereditato tratti della Via Flaminia, e a sud di Roma dirette verso l'Oriente la Via Appia con le sue deviazioni, fra le quali il tracciato Velletri-Piverno per evitare le paludi Pontine, e la Via delle Gravine o Appia-Traiana che, attraverso i tratturi della transumanza, si collegava con la Tiburtina-Valeria.


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LA VIA FRANCIGENA
L'itinerario della Via Francigena comprendeva il fascio di strade che sotto la dominazione longobarda prendeva il nome di Via di Monte Bardone (oggi Passo della Cisa), col quale s'indicava il tracciato appenninico che collegava Pavia e la Toscana. A sud di Siena poi, nei pressi del lago di Bolsena, era previsto il raccordo con la Via Cassia che portava a Roma. A Nord della penisola la Via Fracigena prevedeva il transito dei valichi alpini del Gran San Bernardo e del Moncenisio o dei passi del San Gottardo, del Brennero e del Sempione, che immettevano direttamente nella pianura padana. Nel 1200 la Via Francigena conobbe un'importante deviazione a nord di Siena. Invece di proseguire attraverso l'Arno, la strada puntava in direzione di Firenze e, attraverso il passo dell'Osteria Bruciata, si collegava con Bologna. Lungo il tragitto Bologna-Firenze-Siena-Roma, che risulterà per secoli sino ad oggi il più breve e meglio attrezzato, si incamminavano i pellegrini di Tutta Europa.

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IL PELLEGRINAGGIO DELLE ORIGINI
Il pellegrinaggio (dal latino peregrinatio, che significa: viaggio o soggiorno all'estero) è una pratica religiosa che fonda le sue radici nel racconto biblico della vocazione di Abramo: "Parti dal tuo paese e va' nella terra che io ti mostrerò" (Genesi 12,1).Dall'originaria esperienza itinerante del patriarca Abramo la tradizione giudaica e quella cristiana (che trova in sant'Ireneo, vescovo di Lione vissuto all'incirca tra il 135 e il 203, un eccellente teologo del pellegrinaggio) hanno approfondito la dimensione religiosa di chi compie un pellegrinaggio: quella cioè di vivere sulla terra come uno straniero che ha la sua vera patria solo in Dio. Nella prima lettera di Pietro è infatti riportata la seguente frase riferita ai primi cristiani: "siete come forestieri e viandanti sulla terra". Il pellegrinaggio rimane comunque per i cristiani non semplicemente un viaggio verso un luogo santo ben definito, ma una disposizione interiore di conversione e di adesione al Vangelo.

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PELLEGRINI E NON SOLO
Le strade erano percorse oltre che dai pellegrini anche da mercanti, soldati, messaggeri, contadini, religiosi e briganti. Per i pellegrini le tappe giornaliere erano di circa 20-30 km. Esse potevano aumentare o diminuire a seconda della pericolosità della strada o delle condizioni climatiche. I messaggeri, dotati di cavalcatura e quindi più veloci negli spostamenti, potevano raggiungere i 60 km. Chi trasportava le merci marciava dai 15 ai 40 km al giorno. Motivi naturali (terremoti, frane, straripamenti di fiumi, piogge, paludi) o bellici (guerre, passaggi di eserciti) o d'incolumità personale (onde evitare agguati e aggressioni di briganti) inducevano ad abbandonare un tracciato per un altro più sicuro. Tragitti collinari o a mezza costa erano preferiti nella stagione fredda. Le discese a valle avvenivano quando la temperatura era più mite. Lungo i fiumi e i laghi vi erano traghetti e più raramente ponti.