IL DUOMO DEI TRE RE
Roma e Gerusalemme furono, senza dubbio,
le mete più vagheggiate dai pellegrini. La Città Santa conservava
i luoghi dove il Salvatore aveva vissuto i suoi ultimi giorni: il Cenacolo, il
Golgota e il sepolcro vuoto; la Città Eterna custodiva le tombe
degli apostoli Pietro e Paolo e le reliquie dei martiri. Ma fra i traguardi dei
pellegrini ve n'erano alcuni curiosi legati ai culti più singolari.
Colonia per esempio.
Ci fu un tempo in cui la città di Colonia sul Reno rivaleggiò con
Roma perché possedeva le presunte reliquie dei misteriosi personaggi (i
tre re magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, della tradizione) che avevano
fatto visita al piccolo Gesù nella grotta di Betlemme e gli avevano
offerto oro, incenso e mirra. Il titolo regale e il nome era stato imposto loro
dalla tradizione popolare, mentre le vicende che avevano condotto le loro
presunte ossa a Colonia appartengono ad una storia documentata e curiosa.
Un tempo, le loro reliquie erano conservate a Milano, nella basilica di
sant'Eustorgio. Nel 1162 l'imperatore Federico Barbarossa, dopo aver sconfitto
i milanesi, decise di radere al suolo la città; in quell'occasione il
suo cancelliere, Reinald von Dassel, arcivescovo di Colonia, gli chiese di
portare in patria come "souvenir" i tre santi corpi, destinando il prezioso
bottino alla cattedrale della sua città: Colonia, per l'appunto.
L'AVVENTURA DELLE RELIQUIE
La storia non finisce qui, perché i cronisti non poterono fare a meno di
costatare che i re magi non erano milanesi, e se le loro ossa provenivano da
Milano, in qualche modo dovevano pure esservi giunte. Ecco la spiegazione che
ne diedero. Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino, le aveva portate
dalla Persia a Costantinopoli; più tardi il vescovo di Milano Eustorgio
aveva ricevuto in dono queste reliquie dall'imperatore bizantino Manuele. La leggenda
è accattivante, ma sfortunatamente, i personaggi in questione, per
ragioni cronologiche, o non ebbero mai a che fare con le reliquie dei re magi o
non avrebbero mai potuto incontrarsi.
L'evento della traslazione delle reliquie a Colonia (nel 1164) fu, dunque,
tutt'altro tranquillo e voluto per rendere ancor più prestigiosa una
sede arcivescovile di grande rilevanza. L'arcivescovo Reinald organizzò
il viaggio da Milano alla nuova dimora con consumata abilità: il
passaggio delle reliquie fu annunziato in tutte le città della Franca
Contea e della Borgogna e festeggiato con un grande concorso popolare. Colonia
si trovò così ad avere una cattedrale regia, perché posta
sotto la protezione dell'imperatore, e ad essere un importante centro di
pellegrinaggi e guarigioni. Alcuni prodotti tipici, come i nastri sui quali
erano ricamate le lettere di una preghiera invocante i re magi, si credeva
avessero il potere di guarire dal "mal caduco" (l'epilessia), dal mal di testa
e dalle febbri, oltre che proteggere viaggiatori e pellegrini.
L'URNA DEI MAGI
L'onore di possedere cimeli tanto preziosi spinse gli arcivescovi a provvedere
loro, prima di tutto, una degna custodia e poi ad iniziare la fabbrica di una
nuova cattedrale. L'esecuzione della cassa per contenere i resti sacri fu
affidata a Nicolas de Verdun scultore, orafo e smaltatore lorenese,
vissuto tra il XII e il XIII secolo (il reliquiario della Vergine per la
cattedrale di Tournai fu eseguito da Nicolas che lo firmò e datò
1205); il maggior rappresentante della scuola mosana di smalto e uno dei
più grandi artisti dell'epoca sua. Egli approntò, più che
una cassa, uno scrigno in lamina di metallo prezioso, riproducente una basilica
a tre navate, con l'intento di condensare in una tre custodie, due affiancate e
la terza sovrapposta al centro, in modo da significare, anche così, i
tre personaggi profondamente uniti dalle vicende della loro vita. Smalti,
pietre preziose e rari cammei antichi ornano le cornici e alcuni particolari
delle figure, con risultati di grande raffinatezza. La scena dell'adorazione
dei magi, a forte rilievo sulla facciata principale della custodia, è la
più bella; le figure, modellate guardando a esempi classici, sono
voluminose e non costrette dallo spazio angusto della cornice. Il risultato
raggiunto è di grande espressività.
LA CATTEDRALE LUNGA 600 ANNI
L'antica cattedrale di Colonia era stata più volte ricostruita, e
l'ultima fabbrica risaliva alla metà del secolo XIII. L'arcivescovo
Engilberto I (1216-1225), "contagiato" dai modelli gotici francesi, aveva
già iniziato a raccogliere i fondi per la ricostruzione integrale della
chiesa; un incendio scoppiato il 30 aprile 1248 la distrusse per intero e pose
fine ad ogni indugio. Il 15 agosto di quello stesso anno l'arcivescovo Konrad
von Hochstaden (1238-1261) pose la prima pietra del nuovo edificio, che doveva
essere consono al gusto del tempo e alle esigenze dei pellegrini, dedicandolo a
Maria Santissima e a san Pietro.
La progettazione fu affidata a mastro Gerhard, un architetto di
probabili origini francesi, che aveva lavorato al cantiere della cattedrale
gotica di Amiens. A Colonia ripropose molte delle soluzioni adottate in
Francia, apportando però innovazioni tali da rendere più
grandiosa la sua creazione e farne uno dei punti culminati dell'esperienza
religiosa gotica. Morto Gerhard nel 1260, i lavori furono condotti prima dal
suo assistente Arnold e poi dal figlio Johan che morì nel 1330.
Il coro era terminato nel 1322, mentre il corpo principale, iniziato solo nel
1350, fu consacrato nel 1388. I lavori furono interrotti verso il 1560; la
facciata e la parte terminale della navata principale rimasero incompiute. Le
torri mozze, sormontate da una enorme gru di legno, fecero parte per secoli del
panorama della città.
I lavori ripresero nel 1842, sotto la spinta Federico Guglielmo IV di Prussia,
grazie anche al ritrovamento fortunoso dei progetti originali che erano
inspiegabilmente finiti a Parigi; la consacrazione della cattedrale fu
celebrata nel 1848 dall'arcivescovo card. Johannes von Geissel. L'impresa
iniziata seicento anni prima si concludeva nel 1888, e le due torri gemelle
svettavano nel cielo di Colonia coronate da due immensi gigli di pietra.
LA MAGIA DELL'INTERNO
L'interno della cattedrale è nel più puro stile gotico; i
pilastri a fasci spezzano la navata a ritmo serrato, e si inarcano a formare le
aperture delle navate laterali, per raggiungere poi la volta a crociera senza
l'interruzione di cornicioni e di capitelli massicci, tanto da creare un senso
di continuità con tutti gli elementi di sostegno. La parete superiore
della navata principale, sopra la galleria cieca, è alleggerita da ampie
finestre con vetri istoriati multicolori. Le statue di Cristo e degli apostoli
aggrappate ai pilastri del coro, opere pregevoli della scultura tedesca della
fine del XIII secolo, hanno la funzione di moderare la verticalità
altrimenti eccessiva.
Le sorprendenti dimensioni esterne della cattedrale non creano fastidio; grazie
all'unità di stile, la gran massa di marmo sembra sollevarsi da terra e
le due guglie, compiute con mirabili punte di freccia, si innalzano in maniera
vertiginosa. Il portico della facciata principale sembra aver ha perso ogni
importanza, raccolto com'è tra la gran massa dei campanili.
Il Duomo, oltre l'urna dei re magi, conserva numerosi e pregevoli oggetti
d'arte. Alcuni esemplari di oreficeria tedesca gotica e barocca e arredi per il
servizio liturgico sono conservati nella camera del tesoro (Domschatzkammer).
Preziosa reliquia dell'arte ottoniana è la croce dell'arcivescovo Gerone
scolpita prima del 976. Molto interessante è il trittico dei re magi,
dipinto da Stephan Lochner (1400-1451). Non si può lasciare la
cattedrale senza una visita alla tomba dell'arcivescovo Konrad von Hochstaden,
il fondatore della nuova fabbrica; la figura di bronzo del presule (del XIII
sec.) è inserita in una tomba del XIX secolo.
Natale Maffioli