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Un'intervista al professor Franco Brevini su un viaggio al Polo Nord. in compagnia di Don Bosco!
TRA GHIACCIAI DEL POLO NORD
Dal 25/7/99 don Bosco è al Polo Nord. A portare un piccolo busto del santo ai fatidici 90° di latitudine è stato un exallievo, Franco Brevini, durante un reportage realizzato per il "Corriere della Sera" e apparso il 26 agosto su "Sette", il supplemento settimanale del quotidiano milanese. Abbiamo incontrato il professore, docente universitario, critico e scrittore, nel suo studio a Milano. Durante il viaggio polare di Umberto Nobile nel 1928 dal dirigibile Italia venne gettata una croce donata dal Papa. Io non sono Nobile e il Papa non mi ha consegnato croci. A giungere al polo inoltre non ero la prima ma la 9131ma persona. Ugualmente che in quel momento così importante della mia vita, quando coronavo un sogno a lungo accarezzato, Don Bosco fosse presente anche in effigie. Così ora la statuetta, circa 30 cm., è lassù, vicino a una polla d'acqua azzurrissima, e mentre scrivo è inghiottita dalla grande notte polare, battuta da venti impetuosissimi, terrificanti bufere di neve, e temperature attorno ai - 60. Ma a me piace pensare che in capo al mondo ci sia Don Bosco. Avevo uno zio salesiano, don Giovanni Brevini. Scomparve qualche anno fa più che ottantenne. Era stato missionario in India e i suoi racconti mirabolanti mi hanno fatto sognare per tutta l'infanzia. Chissà che la mia passione per i viaggi e l'avventura non venga dal fascino della sua India salgariana? Fu lui a condurmi in una casa salesiana. A Malesco, vicino a Domodossola. E fu lui a deporre nel mio cuore di dodicenne il seme di quell'amore per le montagne che non mi ha più abbandonato. Dopo Malesco mi fece conoscere Cogne, in Val D'Aosta, dove i salesiani di Valdocco possiedono una casa assolutamente straordinaria per la bellezza della posizione nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ebbi la fortuna di incontrarvi gente straordinaria: don Carlo Bianchi, don Giovanni Luciano, don Paolo Ripa, don Ambrogio Garegnani, don Nino Rossi. Il rapporto con loro dura tuttora a trent'anni di distanza.
di Giovanni Eriman
Sotto la guida di quei salesiani ebbi una severa iniziazione alla montagna. Se ho potuto poi compiere scalate anche impegnative su tutto l'arco alpino e fuori, è grazie a quella lontana scuola. Capii allora che alpinismo non vuol dire accumulare metri di dislivello. Vuol dire rigore interiore, capacità di tenere duro, disponibilità ad aiutare gli altri. Ho poi cercato anch'io di comunicare quei valori. A Cogne mi sono sposato ho battezzato l'ultimo dei tre figli, e ho una casa dove cerco di educare i miei bambini a quegli stessi valori. Ma, confesso, con risultati meno brillanti degli amici salesiani.
Nel 1988, primo centenario della morte di Don Bosco, abbiamo portato una sua piccola effigie sulla vetta della Punta di Ceresole a quota 3778 e l'anno successivo una statuetta dell'Ausiliatrice sulla cime della Testa della Tribolazione a 3642 m.
E' stato don Ambrogio Garegnani la persona che in questi anni forse ha fatto più di tutti per conservare nella casa di Cogne qualcosa dello spirito di un tempo, quando la montagna non era solo il pittoresco sfondo di una vacanza ma ne costituiva parte integrante, un nodo strategico, uno strumento educativo.
Non appartengo a quelli che, per il fatto di usare la testa professionalmente, abdicano dal proprio corpo. Le montagne e i viaggi in terre remote mi hanno sempre affascinato. Nell'Artico ero già stato in aprile. Avevo compiuto una lunga traversata di 500 km alle isole Svalbard, a circa 80° di latitudine. Al ritorno venni a conoscenza che i russi disponevano di potentissimi rompighiaccio nucleari, in grado di fondere banchise finora invalicabili. Nel 1993 la prima nave nella storia dell'umanità ha raggiunto il Polo Nord. Era una gemella di quella che ho usato io. Proposi il viaggio al "Corriere della sera" , su cui scrivo da una decina di anni. L'idea piacque e il 15 luglio partii.
Da Murmansk, in Russia, un porto strategico ai tempi della guerra fredda, oggi disseminato dei relitti della flotta nucleare dell'ex-Unione Sovietica. Abbiamo incontrato un pack durissimo. L'inverno scorso è stato il più gelido del secolo e il ghiaccio era particolarmente compatto. Siamo arrivati al Polo con alcuni giorni di ritardo. Ma ce l'abbiamo fatto grazie al nostro straordinario mezzo, la Yamal, un'unità di 23 mila tonnellate, alimentata da due reattori atomici. Era il 25 luglio, il giorno in cui mio padre compiva ottant'anni, Gli ho fatto gli auguri con il telefono satellitare.
Con mia moglie Donata, che mi accompagnava, abbiamo scelto un luogo propizio. Poi abbiamo estratto dal polistirolo il piccolo Don Bosco e abbiamo recitato una preghiera. Non faceva freddo, c'era un grado sopra zero e piovigginava. Ma per noi è stata una cerimonia intensissima. Abbiamo scattato alcune delle foto che sono riprodotte su queste pagine e abbiamo chiamato al telefono i nostri bambini, ospiti della casa salesiana di Cogne, dicendo che Don Bosco era arrivato. Osservavo quel piccolo blocco di pietra scolpita piantato sulla neve e pensavo come la storia che l'aveva condotto lassù fosse cominciata tanto tempo prima. Sentivo che con me, lassù, nel punto in cui i meridiani s'incontrano c'erano tutti, mio zio missionario, gli amici di Valdocco, i ragazzi incontrati e guidati sulle montagne. Pensai anche che le vie del Signore sono davvero infinite se Don Bosco per venire al Polo Nord aveva dovuto servirsi di una rompighiaccio russa.
Con i Poli il vantaggio è che sono solo due. Avendo raggiunto il Polo Nord, è facile immaginare cosa mi frulli per la testa. Ma muoversi in Antartide è più complicato, occorrono permessi, i viaggi si fanno solo su aerei militari o su charter di spedizioni scientifiche. Bisognerà che anche Don Bosco si impegni se vuole essere portato all'altro capo del pianeta. Io per me sono pronto. Ora tocca a lui. □
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Il prof. F. Brevini, docente presso l'università di Bergamo, giornalista, critico letterario, ha pubblicato: Pasolini (Mondadori 81), Lo stile lombardo. La tradizione letteraria da Bonvesin da la Riva a Franco Loi (Pantarei, '84), Poeti dialettali del Novecento (Einaudi, 87), La bibliotecha di Mercurio. Interventi critici 1982-1988 (Martesana '89), Le parole perdute. Dialetti e poesia del nostro secolo (Einaudi '90), ecc. Ha collaborato alle storie della letteratura dirette da Asor Rosa (Einaudi), Brioschi - Di Girolamo (Boringhieri) e Pedullà-Borsellino (Rizzoli). Collabora a "Panorama" e al "Corriere della sera". |