CHIESA

Febbraio è un mese di grandi appuntamenti giubilari cui papa Wojtyla tiene particolarmente

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di Silvano Stracca

"Un grande albero dai frutti rari" è la bella immagine usata nel Sinodo del '94 per definire la vita consacrata, il cui Giubileo si celebra mercoledì 2 febbraio. La "diaconìa caritatis" richiama il giubileo dei malati venerdì 11, e quello dei diaconi permanenti domenica 20. E venerdì 18, memoria del Beato Angelico, si celebra quello degli artisti. \

Sono più di un milione gli uomini e le donne che annunciano il Vangelo in ogni angolo della terra, spesso agli avamposti della missione, a rischio della loro stessa vita. Il 2 febbraio il pianeta delle persone consacrate celebra il suo Giubileo a Roma e in tutte le diocesi dei cinque continenti. Un appuntamento importante per la Chiesa, chiamata a rendere grazie per il "grande albero dai molti rami". Un "dono", dice il Papa, che nessun dato statistico può abbracciare in tutta la sua varietà e ricchezza di forme antiche e nuove.

"Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare, ma una grande storia da costruire", scrive Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica "Vita Consacrata", un documento nato dal Sinodo del '94 pensando a quanto la Chiesa potrà fare nel terzo millennio, proprio grazie a un profondo rinnovamento sia nell'essere sia nell'agire dei consacrati.

Il Papa li invita a non ripiegarsi sulle difficoltà del presente: calo delle vocazioni, invecchiamento, sovraccarico di lavoro, scoraggiamento di fronte alla crescente secolarizzazione, ma a "guardare al futuro, nel quale lo Spirito li proietta per fare con loro ancora cose grandi". Parole che evocano le sfide della "nuova evangelizzazione" e che esigono da tutti gli Istituti e da tutti i membri un supplemento di audacia nella testimonianza. A "cose grandi" chiama la vita consacrata il Giubileo del bimillenario dell'Incarnazione. Giovanni Paolo II ha scelto di celebrarlo il giorno che ricorda la Presentazione del Signore al Tempio. Tutto il popolo di Dio viene invitato a unirsi all'atto di ringraziamento. I religiosi e le religiose di vita contemplativa spiritualmente dai loro monasteri. Sarà l'occasione per ricordare come anche ai nostri giorni il martirio possa essere l'epilogo di una vita consacrata. Lo testimoniano migliaia di uomini e donne che sono stati costretti a vivere nascosti dalla persecuzione dei regimi totalitari e di gruppi violenti, osteggiati nell'attività missionaria, nell'azione a favore dei poveri, nell'assistenza ai malati e agli emarginati.

Al Papa il mondo della vita consacrata presenta le offerte raccolte durante l'Avvento nelle comunità di tutto il mondo. Un gesto profetico di comunione e di solidarietà che vuol sottolineare, nello spirito giubilare, quanto i consacrati condividano le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, specialmente dei poveri e di coloro che soffrono.

IL GIUBIELO DEI MALATI.
La "diaconìa caritatis" nel mondo della sofferenza ci introduce al secondo evento del mese di febbraio: il Giubileo dei malati, nel giorno della festa della Madonna di Lourdes. Un altro appuntamento che sta molto a cuore al vecchio Papa che, dall'inizio del pontificato nel lontano 1978, ha voluto presiedere personalmente ogni anno in questo giorno una liturgia nella basilica vaticana. Il Giubileo conferisce certamente maggiore solennità e suggestione alla preghiera che unirà i malati del mondo intero. Ma offrirà anche a Giovanni Paolo II lo spunto per riprendere un discorso diretto con gli operatori sanitari: medici, farmacisti, infermieri, cappellani, religiosi e religiose, amministratori ospedalieri e volontari. "Alla scuola di chi soffre", sottolineava il Papa nel messaggio per la giornata mondiale del malato 1999, "sappiate cogliere attraverso la condiscendenza amorevole le ragioni profonde del mistero della sofferenza. Il dolore del quale siete testimoni sia la misura della dedizione che si attende da voi". L'esperienza personale della sofferenza gli suggerì, anni or sono, una commovente lettera "Salvifici Doloris", in cui addita agli operatori sanitari l'esempio di Cristo: mandato dal Padre nel mondo quale prova suprema del suo amore infinito, Egli ha insegnato all'uomo "a far del bene con la sofferenza e a far del bene a chi soffre", svelando fino in fondo il senso di ogni soffrire.

.DEI DIACONI PERMANENTI.
Un'esperienza, quella della sofferenza, che conoscono bene anche i diaconi permanenti che giungeranno a Roma per il loro Giubileo il 20 febbraio. E' stato uno dei frutti del Concilio Vaticano II la restaurazione del diaconato "come proprio e permanente grado della gerarchia". Su quella decisione "operava misteriosamente lo Spirito Santo, protagonista della vita della Chiesa", ha ricordato il Papa che era allora uno dei tanti padri conciliari che vollero questo importante arricchimento della missione della Chiesa. Il Concilio aveva affidato agli episcopati locali la valutazione sull'opportunità del ripristino del diaconato. Paolo VI aveva confermato tale orientamento. Ne è scaturita in oltre un trentennio un'esperienza diseguale, con alcune Chiese, come quella degli Stati Uniti, protagoniste di un ripristino convinto e accelerato e altre, ad esempio in Africa, che hanno preferito valorizzare altri ministeri, come quello tradizionale del catechista, senza il "rafforzamento" dell'ordinazione diagonale.

Così il 69% degli oltre 22 mila diaconi ordinati nel mondo appartengono al continente americano. La maggioranza dei restanti all'Europa. In Italia sono circa duemila, più di mille i candidati. Per lo più sono sposati, ma significativa è anche la presenza di diaconi celibi. Il loro è un vero e proprio ministero di "frontiera", perché il diacono annuncia il Vangelo e testimonia la carità là dove è più forte la secolarizzazione, là dove più evidente è la emarginazione, là dove non è possibile la presenza di vescovi e preti.

.DEGLI ARTISTI
Di "frontiera" si può definire anche l'apostolato di chi, nonostante la "rottura tra Vangelo e cultura" denunciata già da Paolo VI, ha continuato a mantenere un dialogo con il mondo degli artisti. Il 18 febbraio, memoria del Beato Angelico, è in programma il loro Giubileo. Poeti, scrittori, pittori, scultori, musicisti, architetti, attori, ecc. saranno accolti da un Papa che è stato egli stesso poeta, scrittore, drammaturgo, attore.

Prologo al Giubileo la bella "lettera agli artisti", firmata dal Pontefice il giorno di Pasqua 1999, che rivela intimità e verità di accenti, sincerità di stato d'animo, partecipazione appassionata quasi da "collega" e guarda con amore straordinario al mondo dell'arte in tutte le sue espressioni. Un testo che vuol rilanciare quel "fecondo" colloquio con gli artisti mai interrotto in duemila anni.

"Ogni forma autentica d'arte, afferma papa Wojtya, che a suo modo una via di accesso alla realtŕ più profonda dell'uomo e del mondo" e costituisce pure "un approccio molto valido all'orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta".

Agli artisti, "guardiani della bellezza del mondo" come li definì il Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo ripeterà il 18 febbraio che "la Chiesa ha bisogno dell'arte", perché, come sosteneva con una celebre intuizione Dostoevskij nel romanzo "L'idiota", solamente "la bellezza salverà il mondo".