IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs

LO SGUARDO SUI GIOVANI

" Caro doctor J., noto con dispiacere che da più parti si sferrano attacchi al mondo dei giovani, dipingendolo a tinte fosche e inquietanti. Che spesso noi giovani possiamo apparire privi di valori, è vero; che molti di noi siano attratti da "sesso, droga, e rock'n roll" lo si vede, che ormai la Chiesa conti poco è cosa nota. Ma quello che molti evitano accuratamente di fare è tentare di capire perché si sia giunti a questo punto. Forse non c'è risposta, o forse la risposta è che si dà la colpa ai giovani per sentirsi a posto con la coscienza, pensando: "Io non ho avuto una giovinezza facile e quello che ho è frutto dei miei sacrifici, mentre i giovani d'oggi si ritrovano tutto servito e vivono nell'ozio e nel vuoto".
Se questa è l'immagine che noi giovani diamo di noi stessi, non posso che rammaricarmene, facendo però qualche puntualizzazione. Vorrei innanzitutto poter dire a tutti quelli che si lamentano dei giovani che NON SIAMO TUTTI COSÌ. Lo sottolineo: c'è ancora chi ha fede in Dio, in se stesso e negli altri, chi lotta per gli ideali e chi crede nei valori morali. D'altro canto se ora gli idoli di molti giovani sono il computer, il telefonino, i soldi, la macchina di lusso, è perché se si vuole "essere qualcuno" e "contare qualcosa", bisogna possedere tutte queste cose, se no sei nessuno! E questo a dispetto dei nostri reali interessi, dei nostri valori e dei nostri sentimenti. Lo dico io che non ho il computer, né il telefonino, non ho un lavoro e mi sento a disagio con gli amici, e, mio malgrado, comincio a sentire il bisogno di queste cose per omologarmi agli altri. Abbiamo perso la poesia dei sentimenti più puri e nobili, quell'entusiasmo e quella freschezza tipicamente giovanili nell'affrontare la vita, quell'incandescenza del cuore e dell'anima che ora riesco ad avvertire solo quando leggo un romanzo o una poesia o ascolto una canzone. Ma con chi potrei parlare di musica, di libri o di poesie? Se lo facessi qualcuno penserebbe che vivo nel mondo dei sogni". (Patrizia 19 anni)


Cara Patrizia,
che la nostra società adulta consideri i giovani un problema è davvero uno scandalo. Ed è vero che si parla sovente dei problemi dei giovani, dei giovani problematici e dei problemi dei giovani problematici! La verità è che probabilmente sono gli adulti ad avere qualche grosso problema con se stessi. A cominciare dalla mancanza di speranza.
Ma tant'è: non tutti gli adulti né tutti i giovani sono come li pensiamo. La linea di separazione tra ottimisti e pessimisti, tra quelli che coltivano la speranza e quelli che si rassegnano allo scoraggiamento, tra serenità e angoscia, tra ammirazione e disgusto, divide i giovani come divide gli adulti e come, in ultima analisi, divide interiormente noi stessi. Tu stessa, benché affermi che ci sono ancora dei giovani che credono nei valori e lottano per conquistarli, dubiti poi dei tuoi coetanei che trovi sottomessi agli oggetti e snaturati negli ideali.

È vero, non appare così evidenteche i giovani siano una chance per la società e per la Chiesa. Ma è una questione di fede. Don Bosco aveva forse delle ragioni particolari di essere più ottimista riguardo ai giovani della sua epoca? No. Egli era spaventato dalla loro volgarità e dallo loro violenza ma nello stesso tempo aveva tanta fede in Dio da credere in essi. Qualche tempo fa in un audiovisivo appariva una suora salesiana che affermava con passione: "I giovani sono buoni, hanno tanta ricchezza dentro di loro!". Un ragazzino di 15 anni ne rimase affascinato, e uscì commentando: "C'era una vecchia signora (a 50 anni si è vecchi per un giovane di quell'età), che amava i giovani". Bisognerebbe averne molti di adulti così "sconvolgenti"! Ed è possibile, perché non è poi così raro trovare adulti che s'interessano realmente dei giovani.

Tuttavia l'impressione che fa testo, ahimè, è che gli adulti non abbiano più alcun bisogno che i giovani vengano a rinvigorire e rinnovare le loro energie. Non si fanno insomma molti sforzi per permettere ai giovani di prendere il loro posto nel mondo degli adulti per essere utili alla società. Se ci si interessa ai giovani solamente per il loro potere d'acquisto, allora sì che c'è un grosso problema. Ma non si possono accusare i giovani, perché anche gli adulti sono ostaggi di una economia liberale che si serve della gente anziché servire la gente.

Io continuo ad essere convinto che la salvezza può venire dai giovani ! Essi costituiscono la migliore chance di questo mondo. Già nella Bibbia, nei momenti di crisi, sono dei fanciulli o degli adolescenti a ridare speranza: pensa a Mosé, Samuele, Davide, Isaia, Geremia, tutti adolescenti. Infine Gesù che sconvolge già dalla nascita.
Le nostre società possono forse pensare di cavarsela non credendo più in Dio. Ma non si salveranno senza praticare le virtù teologali, quelle che Dio pratica tutti i giorni guardando gli uomini: credere nell'umanità, sperare con essa, e amarla. Questa sarebbe forse una buona ragione per fare anche noi così.