l'educatore
AIUTARE I FIGLI A CONCENTRARSI
Il nostro è un tempo di distrazioni. La grande ricchezza di stimoli visivi, sonori, emotivi, che ci avvolgono di informazioni e divertimento può trasformarsi in un fenomeno negativo, soprattutto per i più giovani.
Nel periodo della formazione mentale e culturale i nostri figli si trovano immersi in una rete frastornante di suoni, sballottati da onde elettromagnetiche di tutti i tipi. Il telefono e lo stereo li seguono in auto e in bus, il telecomando li fa invischiare in un "blob" di informazioni spesso contraddittorie. Con un ritmo sempre più frenetico.
Se gli adulti non sono consapevoli della pressione del tempo sulla famiglia corrono il rischio di vivere una vita di continue accelerazioni, di non fare fermate e di trasmettere questo comportamento ai figli. Gli adolescenti diventano come molle sempre più compresse e ad un certo punto sentono solo il desiderio di "sballare". Con qualunque mezzo.
I giovani hanno bisogno di essere padroni di se stessi e di sapersi orientare
con una certa sicurezza nel mondo che li circonda. La frenesia della distrazione li scombussola. Molti adolescenti vivono normalmente deconcentrati. Hanno bisogno di una bussola, e della capacità di concentrarsi. Non è raro vedere ragazzi che "studiano" con le stereo/cuffie alle orecchie, il televisore acceso su "Friends" mentre, tra un paragrafo e l'altro del testo di scuola, navigano su Internet;La concentrazione è la facoltà di filtrare, focalizzare e ordinare gli stimoli che vengono dalla realtà in modo da potersi e orientare in essa senza perdersi, ma sfruttando tutte le possibilità offerte per la propria crescita e la propria vita. E' un gran lavoro, un vero sforzo, quello che devono affrontare quotidianamente i ragazzi, proprio perché la concentrazione non fa parte della cultura attuale. I genitori possono fornire un aiuto indispensabile. Sono gli unici in grado di farlo e devono cominciare molto presto. L'unica formula da bandire è l'invito perentorio: "E concentrati un pò!" I ragazzi vorrebbero farlo, ma non sanno da che parte incominciare. Bisognerebbe dire: "Organizziamoci insieme perché tu possa concentrarti meglio".
Si tratta di fornire ai figli un "quadro" e un ritmo di vita. A volte, specialmente con i bambini più piccoli, è utile seguire il principio del "meno è meglio". Ci sono bimbetti con una lista di impegni quotidiani più lunga di quella di un Presidente della Repubblica. La concentrazione dei ragazzi dipende da molti fattori. Fattori biologici, innanzitutto, come un equilibrato rapporto sonno/veglia, orari dei pasti e una dieta che non sia pilotata dalla pubblicità. Contano molto fattori ambientali come il rumore di fondo del quartiere, l' interazione con i coetanei, la presenza dei media in casa.
La televisione, per esempio, è il capro espiatorio della deconcentrazione. In realtà dipende dall'uso che se ne fa. La televisione aggrava le diseguaglianze sociali perché secondo il modo di utilizzo insegnato ai bambini li rende passivi e deconcentrati o al contrario ne fa dei telespettatori attivi, arricchiti culturalmente dal piccolo schermo. I ragazzi hanno molti modi di guardare la tv: la tele-predilezione, quando un ragazzo sceglie un programma e lo segue con interesse da capo a fondo; la tele-tappezzeria, quando la televisione accesa fa da ronzio e attira l'attenzione solo a tratti: la distrazione è garantita; la tele-tappabuchi: quando i ragazzi guardano la tv perché sono annoiati. In questo modo non si abituano ad utilizzare la televisione in un momento deciso e prescelto. Lo zapping è una scuola di deconcentrazione. Molte trasmissioni sono costruite per catturare a tutti i costi l'attenzione dei giovani spettatori: gli autori impongono una cadenza infernale all'azione. A lungo termine, questa successione forsennata di avvenimenti rischia di far desiderare la stessa cosa ai bambini nella vita quotidiana e renderli impazienti e impulsivi.
Genitori e figli devono abituarsi a selezionare insieme i programmi
: questo significa la capacità di negoziare in modo costruttivo un uso creativo del tempo libero. Anche se costa, i genitori devono vigilare su un uso regolato della tv in famiglia. I ragazzi che si abituano a trasmissioni febbrili, violente, supermovimentate trovano poi insopportabilmente noiose le ore di scuola. Un buon uso "partecipato" della televisione può diventare un ottimo strumento di concentrazione e di interesse. Tutto ciò vale anche per il computer e i giochi elettronici. I videogiochi sono un vero codice sociale per i ragazzi d'oggi. Non si tratta di proibire, ma di definire delle regole sul tipo di gioco e sui limiti di tempo.I compiti a casa sono una magnifica occasione per accompagnare i figli sul difficile cammino della concentrazione. Occorre aiutarli ad apprendere un metodo di studio e il modo migliore per risolvere le difficoltà che incontrano nelle varie materie, sorreggerli psicologicamente e capire il motivo di eventuali scoraggiamenti. La concentrazione è favorita da un tempo e un luogo adatti e tranquilli. Studiare a pochi metri da un televisore acceso è una tortura. Anche la musica può avere un suo tempo e diventare così un elemento di cultura e di "ascolto contemplativo". I genitori non possono esigere una "totale concentrazione", ormai impossibile. Ma possono aiutare i figli a scoprire degli interessi e delle curiosità che nella confusione e nell'agitazione non si sarebbero mai rivelati. I ragazzi si concentrano più facilmente su ciò che li interessa. Alla base di tutto c'è l'impegno collettivo per mantenere l'atmosfera familiare ad un alto livello di ordine, di tranquillità e di pace.
il genitore
FIGLI CONCENTRATI A TUTTI I COSTI?
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Sembra che i nostri figli siano stati abituati alla concentrazione: i cibi sono sempre più sintetici, bombe caloriche ridotte in quattro bocconcini da ingoiare in fretta; le diverse attività - dallo studio allo sport - sono realizzate in tempi da primatista, visto che c'è sempre qualcos'altro da fare; |
Come madre e insegnante, mi è toccato escogitare tanti trucchi - e passare per infiniti fallimenti - finché mi sono resa conto di due verità sacrosante: La prima è che i ragazzi si concentrano in una attività se verificano alcune condizioni concrete. In primo luogo serve una motivazione personale a raggiungere l'obiettivo che viene loro proposto. Finché non sono intimamente convinti che vale la pena impegnarsi per qualcosa - per curiosità, per utilità, perché è moralmente giusto, perché si è apprezzati dagli altri - si comporteranno da scansafatiche. Ed è importante per loro riconoscere di essere capaci di svolgere il compito assegnato. Una parola di fiducia e di stima, detta al momento opportuno, fa miracoli. Infine, può servire una piccola prova di condivisione, di solidarietà: fare insieme una cosa significa offrire uno stimolo a creare convergenze.
La seconda verità è questa: se è vero che
la concentrazione migliora i risultati e riduce i costi di qualsiasi impresa,
non è poi tanto male essere disponibili verso la tendenza dei ragazzi a
dilatare lo spazio della riflessione e dell'impegno operativo. I giovanissimi
non sempre si identificano nella nostra idea di ordine, di rigore, di
precisione, che spesso percepiscono come una necessità estranea alle
loro possibilità e desideri; ma dobbiamo riconoscere che talvolta, in
quello che noi definiamo caos, riescono a fare spazio alla creatività, a
percorsi logici inediti, alla ricerca personale di differenti approcci alla
realtà, alla costruzione di nuove armonie. Quando imboccano questa
strada, tocca a noi metterci al seguito della loro flessibilità per
comprendere se quel che producono è solo frutto di un'attitudine alla
dispersione o anche effettiva innovazione.
Gli esperti ci ricordano che esistono regole oggettive per distinguere
il vagabondaggio dalle forme creative di elaborazione mentale; a me sembra
però che con i ragazzi questo confine sia piuttosto labile e difficile
da riconoscere, soprattutto se si ha fretta di verificare il loro "tasso di
produttività nel vissuto quotidiano. Preferisco perciò continuare
a credere che il nomadismo mentale non sia un difetto di costruzione, ma
l'irruzione misteriosa di energie vitali, che pulsano nella mente e nel cuore
dei giovani, a dispetto di tutti i nostri richiami a mettere ordine nel caos.
Lo dico a denti stretti e sottovoce, perché i miei figli non se ne
approfittino: mi fanno paura i ragazzi troppo precisi e rigorosi, per i quali
la vita è solo un metodo da apprendere e replicare all'infinito.
Continuo invece a provare simpatia per quanti di loro assecondano i dinamismi
irregolari della quotidianità. Avranno anche un modo di fare svagato e
trasandato, ma sono più autentici da tutti i punti di vista. E prima o
poi, sperimentando nuovi ritmi, inventeranno la musica adatta per danzare la
loro esistenza.