GIUBILEO

LE SANTE STRADE

LA VARIANTE VALDESANA

di Nicola Follieri

Per tutto il medioevo il flusso dei pellegrini diretti a Roma proveniva in gran parte dalla Francia, dalle regioni bagnate dal Reno e dalle isole del Nord Europa, vale a dire dalle isole britanniche e dalla lontana Islanda.

I romei (era questo l'appellativo di cui si pregiavano i pellegrini in visita alla tomba di Pietro) usavano normalmente il tracciato della Via Francigena che dalle Alpi collegava Parma e Piacenza a Lucca e, varcando gli Appennini, giungeva sino alle contrade romane. Essa era la più frequentata, perché dotata di tutti i conforti. Chiese, abbazie, monasteri, ospizi, ospedali e locande erano edificati apposta per riposarsi, rinfrescarsi e rifocillarsi, dare assistenza spirituale e corporale. Lungo questa via si andava configurando una realtà in continua evoluzione. Ne resta traccia ancora oggi. Corredi artistici e indizi di infrastrutture architettoniche ricordano il passaggio degli antichi pellegrini.

PERCORSI ALTERNATIVI
Ma questa via, considerata la via peregrinalis per eccellenza, caratterizzata da un forte richiamo sacrale, trovava la concorrenza di itinerari alternativi. Già a Nord degli Appennini si presentava una più vasta e diversificata rete viaria. Su quel tratto di territorio si ramificavano dei percorsi, che incrociavano la Francigena. È il caso, per esempio, del tracciato situato a Est dell’attuale Passo della Cisa. Attraverso la Val di Chiana e la Val Tiberina, i romei potevano raggiungere facilmente Roma, percorrendo sentieri che ricordavano antiche strade dell'Urbe, come la Via Flaminia. Una variante collinare della Via Francigena si rinveniva nell’area valdesana, in Toscana, nei pressi di San Giminiano, lungo le pendici del monte Maggio. Si ha notizia di questo tragitto in un antico documento del 990, trascritto da un certo Sigeric, arcivescovo di Canterbury. Vi si parla infatti di una strada carreggiabile e campestre che, dai secoli del medioevo a tutt’oggi, collega località come Uccellatoio, Casella, Camminata e Mandorlo. Sono posti che conservano tuttora un fascino intatto, per la presenza di selciati e mura di età medievale.

STRUTTURE PER I PELLEGRINI
Da quelle parti fu anche fondato, nel 1001, un monastero benedettino, dedicato a san Salvatore. Vale la pena andarlo a visitare, perché al suo interno sono presenti splendide decorazioni e ornamenti di matrice preromanica o di derivazione volterrana. Proseguendo lungo il tratto collinare ci s'imbatte nella canonica di Starna con resti di costruzioni romaniche. Si giunge poi a Montauto, di cui è rinomata la bella casa patronale di Castel Petraia, risalente al Trecento, con massicciata e selciato di età medievale. Più avanti vi è insediato il villaggio di Strofe, dove risalta una chiesetta in stile romanico, dedicata a san Martino, protettore dei viandanti. La località di San Giminiano era all'inizio del X secolo un semplice villaggio di campagna. Frequentata nel Trecento da mercanti senesi e valdesani, essi ne fecero una fiorente cittadina, dove si eressero una decina di centri ospitalieri, presso cui i pellegrini potevano alloggiare o sostare. Ancora esistenti sono le istituzioni ospitaliere di San Jacopo al Tempio, edificata dai Templari, e quelle di San Giovanni e San Bartolo, fatte costruire dai Cavalieri di Gerusalemme. Su di esse, negli architravi dei portali, spicca la croce gerosolimitana.


BOX 1: Identikit del pellegrino

Nel medioevo essere pellegrini costituiva un'esperienza di vita particolarmente significativa. Il pellegrino era considerato una persona che aveva ricevuto una grazia speciale che gli conferiva un alone di santità e rispetto. Prima di partire egli riceveva la benedizione del vescovo ed era tenuto a indossare un manto di tessuto ruvido, il sanrocchino, che proteggeva dal freddo e dalla pioggia e fungeva da coperta per la notte, e un cappellaccio a larghe falde legato sotto il mento, chiamato petaso. Portava con sé una bisaccia di pelle appesa alla vita e un lungo, nodoso bastone, il "bordone". Questo attrezzo, rivestito alla punta in ferro, oltre che servire da sostegno e appoggio durante il cammino, era efficace contro eventuali attacchi di animali pericolosi e aggressioni di malintenzionati. Tutto veniva benedetto seguendo uno scrupoloso cerimoniale. L'andare a piedi era ritenuto più virtuoso che montare una cavalcatura. Era consigliato inoltre di fare testamento prima di partire. Il parroco spesso dotava il pellegrino di una lettera di presentazione, che gli consentiva di godere di privilegi e immunità presso ospizi e monasteri. Per testimoniare l'avvenuta visita alla tomba di san Pietro, si appuntava sull'abito un particolare distintivo. All'inizio si trattava di uno scapolare, poi si passò a piccoli rilievi in piombo, le quadrangulae, che raffiguravano immagini popolari dei santi Pietro e Paolo, del sudario della veronica e cose simili.


BOX 2: Il denaro, l'alimentazione, l'idoneità

Saggia cosa disporre di denaro e soprattutto nasconderlo bene. Per esempio nella cintura che sorreggeva la bisaccia o nella suola delle scarpe. Cibo, alloggio, assistenza, traghettamento e altri servizi comportavano compensi per chi li offriva. Chi non possedeva danaro doveva affidarsi al buon cuore dei passanti che gli facevano l'elemosina e, naturalmente, non aspettarsi un trattamento di lusso. Come sostentamento era consigliato di foraggiarsi con pane e formaggio. L'acqua da bere era contenuta in una zucca vuota o in una borraccia. Il vino rinforzava la circolazione del sangue. Per poter fare il suo viaggio, il pellegrino doveva acquisire una certificazione di idoneità. Era considerato idoneus, chi sopportava l'umidità e la calura, la fame, la sete e malanni vari. E doveva anche essere in grado di difendersi da ladri, imbroglioni e assassini; inoltre avere fama di essere onesto e pio.


BOX 3: La benedizione

Il sacerdote che benediceva bastone e bisaccia così pregava: "Signore Gesù Cristo, salvatore e creatore del mondo, Tu hai comandato ai tuoi santi apostoli di portare, recandosi a predicare il Vangelo, solo un bastone. Ti supplichiamo umilmente di benedire queste bisacce e questi bastoni, affinché coloro che se ne serviranno come segni di pellegrinaggio e sostegno del loro corpo, possano ottenere la pienezza della tua grazia celeste e la protezione della tua benedizione". Nell'atto di consegnare gli oggetti benedetti, diceva: "Prendete questi bastoni e queste bisacce e partite nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Per l'intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio, di tutti gli apostoli e di tutti i santi, possiate ottenere in questo mondo il perdono dei vostri peccati e nel mondo futuro la comunione con tutti i giusti". Al pellegrino era riservata una preghiera come questa: "Dio onnipotente ed eterno che hai creato e rinnovato il genere umano, e hai detto al tuo servo Abramo di lasciare la sua patria per andare verso la terra della promessa e hai condotto con grandi prodigi il popolo di Israele attraverso il deserto, perché ti adorasse, noi ti preghiamo: libera da ogni pericolo e sciogli dai legami dei peccati e dei peccatori coloro che si recano alla soglia dei santi Pietro e Paolo, per lì adorarti. O Dio, tu che sei la vera via di coloro che confidano in te, spiana loro la strada in modo che in mezzo ai disordini di questo mondo siano difesi dalla tua protezione. O Signore, manda il tuo angelo, assegnato a Tobia, tuo servo, come suo accompagnatore, affinché essi abbiano in lui durante il loro viaggio una difesa contro le insidie di tutti i nemici visibili e invisibili".