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BOX: Cattive compagnie
Il più delle volte i pellegrini del medioevo vivevano la loro esperienza
itinerante come un'avventura non priva di incontri pericolosi. Capitava infatti
d'imbattersi in individui di natura sospetta, coi quali si condivideva un pezzo
di strada. La prudenza non era mai troppa. Insieme ai romei circolavano
compagni di viaggio un po' particolari. Finché si trattava di suonatori
e giocolieri, andava bene, il viaggio era allietato da musica e danze. Ma
quando si trattava di persone di pochi scrupoli, bisognava stare attenti alle
proprie tasche e alla propria pelle. Pronti a raggirarti o a farti fuori per un
misero bottino, erano briganti, banditi, lestofanti, emarginati dalla
società che, per sopravvivere, ricorrevano alla violenza. Essi
assalivano i viandanti preferibilmente quando percorrevano in salita passi
alpini. Aggressioni contro i pellegrini diretti verso Roma avvenivano con
frequenza presso la Chiusa di Salorno a sud di Bolzano. Racconta Liutprando di
Cremona che a Frassineto, a poca distanza da Nizza, un covo di briganti
saraceni faceva strage di "cristiani e pellegrini che si recavano in massa alla
soglia degli Apostoli Pietro e Paolo", varcando le Alpi. Anche le
autorità doganali non erano tanto tenere coi romei.
Per riscuotere i pedaggi, i doganieri, muniti di lancia, percuotevano con
quella il pellegrino che non intendeva, e a ragione, pagare l'imposta. La quale
imposta solo ai mercanti era richiesta, ne erano esenti i pellegrini, vittime
di circostanza di esattori disonesti.
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BOX: Il pellegrinaggio penitenziale
Il desiderio di ascesi, l'intenzione di praticare una mortificazione
volontaria, l'incamminarsi verso un luogo santo per pura devozione religiosa
non esaurivano i motivi che spingevano a partire. Oltre al pellegrinaggio per
fede, esisteva anche quello penitenziale. Esso era imposto dal confessore come
espiazione di peccati di eccezionale gravità (sodomia, incesto, furto di
beni ecclesiastici, parricidio, assassinio). Fino al X secolo il pellegrinaggio
penitenziale era tale in quanto non contemplava alcuna meta. Consisteva infatti
nel viaggiare e vagabondare a caso, per una strada qualsiasi, in balìa
della sorte, tra mille insicurezze e privazioni, con vesti lacere, sporche e
maleodoranti. Così un documento di disciplina ecclesiastica del X secolo
descrive il misero stato del viandante, costretto a un pellegrinaggio
penitenziale: "Va pellegrino di qua e di là, a piedi nudi, male in
arnese e trascurato, con capelli e unghie lunghissime; non può
pernottare due notti di seguito in un medesimo luogo; deve digiunare e
vegliare, pregare ardentemente notte e giorno". In alcuni casi, il penitente
doveva incamminarsi con catene e anelli in ferro che gli stringevano i polsi o
le caviglie.
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BOX: Pellegrinaggio al femminile:
Non solo uomini, ma anche le rappresentanti del gentil sesso praticavano
piamente e devotamente il pellegrinaggio durante il medioevo. La Chiesa non
vedeva di buon occhio però la loro partecipazione, per via del pericolo
della promiscuità, della tentazione sessuale, della relazione adulterina
o della prostituzione. Una donna che merita di essere ricordata per i suoi
frequenti pellegrinaggi è santa Bona (1156-1207). Andava spesso anche a
Roma. Originaria di Pisa si spostava con una facilità che aveva
dell'incredibile e del miracoloso. Una leggenda dice che un suo viaggio da Pisa
a Santiago di Compostella durò, andata e ritorno, solo una mezzora
scarsa. La giovinetta cadeva in estasi e si spostava in spirito da un posto
all'altro. Volava da un luogo santo a un altro. E, per dimostrare di essere
andata a Roma, a Gerusalemme o a Santiago, portava con sé e faceva
vedere a testimoni increduli dei...diciamo così...souvenir, come
prova del viaggio. Per questa ragione santa Bona è stata proclamata
patrona delle hostess
italiane.
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