GIUBILEO

LE SANTE STRADE: LA RIPA ROMEA
di Nicola Follieri

Gli itinerari giubilari erano i più diversi. Il noto detto popolare: "Tutte le strade portano a Roma" non si smentisce. Non soltanto per l'esistenza di molteplici percorsi via terra, ma anche per l'opportunità di raggiungere Roma attraverso tragitti marittimo-fluviali.



Roma aveva anche un porto, verso cui si convogliava, in arrivo o in partenza, il traffico navale mediterraneo. Un traffico importante sia per le copiose operazioni commerciali, che per le non indifferenti infiltrazioni culturali. Ostia e Porto erano le due località portuali che, sin dall'età augustea, collegavano gli scali e gli empori romani sul Tevere. Nel VI secolo d.C. invasioni barbariche, guerre, pestilenze, carestie avevano ridotto la Città Eterna allo stremo, perciò il traffico marittimo-fluviale costituiva una vera manna consentendone la sopravvivenza. Dal VII al IX secolo Porto fungeva da scalo commerciale e militare, assicurando l'ingresso di provviste e di soldati per nutrire e difendere la sede papale. Dalla Mormorata all'isola Tiberina, sulla riva destra del Tevere, prese forma la cosiddetta Ripa Greca. Una colonia di commercianti e marinai bizantini s'insediò in quel punto e si diede da fare per campare. Sulla riva sinistra, invece, prese vita la Ripa Romea, per spontanea iniziativa dei pellegrini stessi che erano venuti a visitare la tomba dell'Apostolo.

VIE D'ACQUA
L'idea di organizzare per conto proprio un trasporto marittimo-fluviale dei pellegrini si era sviluppata in seguito a una più che comprensibile paura per le continue aggressioni via terra da parte di barbari e briganti. Il viaggio in acqua era considerato più sicuro. Inoltre le attrezzature della cinta Aureliana proteggevano Roma anche dalle incursioni dei Saraceni. Dalla Ripa Romea presero abitudine a sbarcare, provenienti da tutto il Mediterraneo, numerosi pellegrini che facilmente potevano raggiungere sia San Pietro che San Paolo fuori le Mura, percorrendo antichi itinerari stradali trasteverini. I pellegrini, una volta sbarcati, s'incamminavano per la Via della Lungara in direzione della tomba di san Pietro. Ci pensò il papa Giulio II, agli inizi del Cinquecento, a dare un assetto e un'imbellettata a quel tragitto di origine marittimo-fluviale, già funzionante nel medioevo. In quest'area, tra il Tevere, Castello e il Vaticano, spuntarono centri di ristoro, cappelle e ospizi. Questi ultimi presero il nome di Scholae, fondate appositamente per i pellegrini provenienti dall'Europa del Nord, per i sassoni, i franchi o i longobardi. Nel XVI secolo sorse nella zona sopra descritta, per opera di san Filippo Neri, l'Arciconfraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti. Questa s'incaricava di ospitare le masse dei pellegrini che a frotte venivano a Roma in occasione dei giubilei. Una nota storico-patriottica, per concludere: da quelle parti, in un locale adibito a infermeria, durante l'assedio del 1849, vi perse la vita Goffredo Mameli.

BOX: Cattive compagnie

Il più delle volte i pellegrini del medioevo vivevano la loro esperienza itinerante come un'avventura non priva di incontri pericolosi. Capitava infatti d'imbattersi in individui di natura sospetta, coi quali si condivideva un pezzo di strada. La prudenza non era mai troppa. Insieme ai romei circolavano compagni di viaggio un po' particolari. Finché si trattava di suonatori e giocolieri, andava bene, il viaggio era allietato da musica e danze. Ma quando si trattava di persone di pochi scrupoli, bisognava stare attenti alle proprie tasche e alla propria pelle. Pronti a raggirarti o a farti fuori per un misero bottino, erano briganti, banditi, lestofanti, emarginati dalla società che, per sopravvivere, ricorrevano alla violenza. Essi assalivano i viandanti preferibilmente quando percorrevano in salita passi alpini. Aggressioni contro i pellegrini diretti verso Roma avvenivano con frequenza presso la Chiusa di Salorno a sud di Bolzano. Racconta Liutprando di Cremona che a Frassineto, a poca distanza da Nizza, un covo di briganti saraceni faceva strage di "cristiani e pellegrini che si recavano in massa alla soglia degli Apostoli Pietro e Paolo", varcando le Alpi. Anche le autorità doganali non erano tanto tenere coi romei. Per riscuotere i pedaggi, i doganieri, muniti di lancia, percuotevano con quella il pellegrino che non intendeva, e a ragione, pagare l'imposta. La quale imposta solo ai mercanti era richiesta, ne erano esenti i pellegrini, vittime di circostanza di esattori disonesti.

BOX: Il pellegrinaggio penitenziale

Il desiderio di ascesi, l'intenzione di praticare una mortificazione volontaria, l'incamminarsi verso un luogo santo per pura devozione religiosa non esaurivano i motivi che spingevano a partire. Oltre al pellegrinaggio per fede, esisteva anche quello penitenziale. Esso era imposto dal confessore come espiazione di peccati di eccezionale gravità (sodomia, incesto, furto di beni ecclesiastici, parricidio, assassinio). Fino al X secolo il pellegrinaggio penitenziale era tale in quanto non contemplava alcuna meta. Consisteva infatti nel viaggiare e vagabondare a caso, per una strada qualsiasi, in balìa della sorte, tra mille insicurezze e privazioni, con vesti lacere, sporche e maleodoranti. Così un documento di disciplina ecclesiastica del X secolo descrive il misero stato del viandante, costretto a un pellegrinaggio penitenziale: "Va pellegrino di qua e di là, a piedi nudi, male in arnese e trascurato, con capelli e unghie lunghissime; non può pernottare due notti di seguito in un medesimo luogo; deve digiunare e vegliare, pregare ardentemente notte e giorno". In alcuni casi, il penitente doveva incamminarsi con catene e anelli in ferro che gli stringevano i polsi o le caviglie.

BOX: Pellegrinaggio al femminile:

Non solo uomini, ma anche le rappresentanti del gentil sesso praticavano piamente e devotamente il pellegrinaggio durante il medioevo. La Chiesa non vedeva di buon occhio però la loro partecipazione, per via del pericolo della promiscuità, della tentazione sessuale, della relazione adulterina o della prostituzione. Una donna che merita di essere ricordata per i suoi frequenti pellegrinaggi è santa Bona (1156-1207). Andava spesso anche a Roma. Originaria di Pisa si spostava con una facilità che aveva dell'incredibile e del miracoloso. Una leggenda dice che un suo viaggio da Pisa a Santiago di Compostella durò, andata e ritorno, solo una mezzora scarsa. La giovinetta cadeva in estasi e si spostava in spirito da un posto all'altro. Volava da un luogo santo a un altro. E, per dimostrare di essere andata a Roma, a Gerusalemme o a Santiago, portava con sé e faceva vedere a testimoni increduli dei...diciamo così...souvenir, come prova del viaggio. Per questa ragione santa Bona è stata proclamata patrona delle hostess italiane.