PRIMA PAGINA
di Francesco Motto
E’ san Giuseppe. In Italia resta nome più diffuso
UN SANTO DA RISCOPRIRE
 |
Con le centinaia di beati e santi moderni, è forse il caso di
riscoprirne uno antico dal destino piuttosto strano: san Giuseppe, sposo di
Maria e "padre" di Gesù. Dal punto di vista del "diritto", egli assurge
ad una dignità senza eguali, dopo quella di Maria. La funzione che ha
avuto nell’economia della salvezza è ben superiore a quella dei
più celebrati santi della Chiesa di ieri e di oggi. Eppure il
riconoscimento "de facto" di questo diritto fatica ancora a farsi un varco nel
campo della "cultura sacra".
E’ solo un caso che l’Enciclopedia delle Religioni" dedichi otto colonne
all’antico patriarca Giuseppe, e neppure una riga a "Giuseppe sposo di Maria"?
Solo nel 1847 la Chiesa rese universale la festa del Patrocinio di S. Giuseppe.
A livello popolare invece la devozione è antichissima, e ancora oggi
è il nome di battesimo più diffuso. Dunque il sensus fidei
ha preceduto il culto, divenuto pubblico e liturgico solo nel secolo XV.
|
Anche nella congregazione salesiana il "padre di Gesù" pare
caduto in oblio, almeno nei documenti ufficiali. L’articolo 9 delle
costituzioni ne cita appena il nome fra i "patroni e protettori", quasi
schiacciato fra due altri "colossi" quali "Maria, patrona principale" e "san
Francesco di Sales, pastore zelante e dottore della carità". Le lettere
circolari dei Rettori Maggiori non abbondano in commenti, né risultano
numerosi i salesiani che hanno scritto su san Giuseppe. Eppure fra i santi di
cui Don Bosco era devotissimo c’era proprio lui. Nel "Giovane Provveduto" del
1847 aveva inserito una preghiera a san Giuseppe come ad un maestro di
virtù e patrono della buona morte; nel 1862 fece tradurre da Giuseppe
Pellico la
Divozione delle sette domeniche consacrate ad onorare i dolori e le
allegrezze di S. Giuseppe con indulgenza plenaria ogni domenica del
francese P. Hughet; nel 1867 scrisse lui stresso la
"Vita di S. Giuseppe, Sposo
di Maria SS. e padre putativo di G. Cristo raccolto dai più accreditati
autori colla novena di preparazione alla festa del Santo, che
concludeva con la seguente preghiera, sul modello dell’Ave Maria:
Dio vi salvi, o Giuseppe, pieno di grazia; Gesù e Maria sono con voi; voi
siete benedetto fra gli uomini, e benedetto il frutto del seno della vostra
sposa Maria. S. Giuseppe, padre putativo di Gesù, vergine sposo di
Maria, pregate per noi peccatori adesso e nell’ora della morte nostra.
Così sia.
Ovviamente a Valdocco si diede spazio anche ad altri autori, e così la
collana delle "Letture Cattoliche" pubblicò nel 1871 una
Storia del culto
di S. Giuseppe sposo di Maria Vergine, nel 1874
S. Giuseppe, protettore
della Chiesa Cattolica, nel 1880
Il fabbro di Nazareth, modello degli
operai e Patrono della Cattolica Chiesa. Tanta attenzione era dovuta al
particolare momento storico. Se il Concilio Vaticano I per l’anticipata
chiusura non aveva avuto l’opportunità di proclamare san Giuseppe
patrono
della Chiesa Universale, l’8 dicembre 1870 - meno di tre mesi dopo
l’occupazione militare di Roma - lo fece direttamente Pio IX. E papa Giovanni
XXIII il 19 marzo 1961 lo dichiarò patrono del Concilio Vaticano II.
Oggi, abolita la festa civile del 19 marzo, di precetto per vari secoli,
la devozione al santo pare quasi in caduta libera. Certamente lui non ne ha a
male, ma il suo silenzio "biblico" che seppe custodire il mistero
dell’Incarnazione, e il suo silenzio "moderno" che invita a una intensa vita
interiore, è forse più eloquente di tante parole. A una
condizione: che il "giusto", il "fedele" Giuseppe non scompaia dall’orizzonte
teologico della Chiesa che sta attraversando la porta del terzo millennio,
né sparisca dall’orizzonte vitale della famiglia salesiana, così
come sono ormai puri ricordi storici la
Compagnia di S. Giuseppe, la
biblioteca
Giuseppina per gli artigiani, il
mese in onore di S. Giuseppe, la
figura di
S. Giuseppe modello e protettore degli apprendisti e dei giovani
operai.