OSSERVATORIO
Giovanni Eriman

¾ DI SECOLO!

A Portorecanati continua una storia iniziata 75 anni fa. Il cardinale Javierre è andato a celebrare la festa del 75° di presenza salesiana nella cittadina rivierasca.

Arrivarono nel 1924 e presero possesso della chiesa dei missionari di san Gaspare del Bufalo con locali annessi, antica proprietà del cardinale Fransoni, poi, dopo la soppressione del 1861, passata al Comune di Recanati, e infine acquistata dal conte Lucangeli. Fu lui, assieme al parroco don Jorini, a pensare ai salesiani, per curare "la gioventù del loco". Ma i tempi erano grami per tutti e le trattative durarono… 34 anni (i primi approcci risalgono al 1893!), tra proposte, intercessioni, lettere, preghiere, polemiche, battaglie politiche ecc.!
La chiesa, dopo la gestione dei missionari del Prez.mo Sangue, passò sotto quella dei padri salvatoriani, e da allora diventò "chiesa dei frati". La locuzione si è mantenuta: "andare dai frati" ancor oggi equivale a "recarsi all’oratorio".

Da quell’ormai lontano 1924 ad oggi si sono dipanati 75 anni di un’attività intensissima così bene accolta nel territorio e dalla gente, che quando, in tempi relativamente recenti, si ventilò la chiusura dell’opera, in seguito a un progetto di ridimensionamento, il paese in blocco si mobilitò, quasi spontaneamente... ed è stato tra i pochi fortunati che è riuscito a salvare il posto ai salesiani. Altri centri, infatti, più grossi e meglio organizzati, sono stati irrimediabilmente chiusi.
Per convincere i superiori a inviare i salesiani, il conte Lucangeli appianò tutte le difficoltà: liquidò le rivendicazioni dei missionari di san Gaspare, promise di pagare le tasse, la manutenzione dello stabile e perfino l’olio della lampada del SS. E, soprattutto, assicurò la donazione a titolo gratuito della proprietà.

Quattro i pionieri. Assieme al direttore don Brunelli vennero a Portorecanati don Sesto Di Vestea, il chierico Giuseppe Massa e il coadiutore Giovanni Murtas. Da allora il fervore di iniziative non s’è più spento e l’oratorio dei frati si è spesso confuso con la storia del piccolo borgo di pescatori, ritmandone i tempi e gli eventi. Non c’è ragazzo al "Porto" che non sia passato all’oratorio, "un paese di exallievi", diceva spesso il compianto Emilio Gardini, che all’oratorio ci ha passato una vita e ha meritato di dare il suo nome alla via che vi conduce. Alcuni salesiani sono entrati nell’immaginario della gente. Don Fanesi tra questi, portannaro che più portannaro non si può, un po’ burbero, intransigente nelle sue posizioni, ma umile e onesto, che del paese conosceva tutti gli angoli e le persone. Lo chiamavano Fulighina per via del mestiere di suo padre che faceva il cordaro. Lui l’aiutava, ma gli ci voleva sempre lo strillo per ricordargli di girare la ruota per avvolgere la fune che papà stava imbastendo, perché era perennemente distratto…da un libro!

Da allora dunque l’oratorio non s’è più fermato: canto, danza, musica, teatro (quante recite!), passeggiate, gite, gruppi, sport (alcuni dei ragazzi sono arrivati a giocare in serie "A"). Gli ingredienti del sistema educativo di Don Bosco c’erano tutti e hanno lasciato traccia.