Lettere al Direttore

Siamo nel II^ o nel III^ millennio? Direttore egregio, nella discussione con un amico per poco non ci prendiamo a cazzotti. Per una cosa da niente. Lui sosteneva che il millennio è finito col 1999 e io che finirà alla fine del 2000. E mi pareva sommamente stupido che lui non mi capisse. mi faceva ragionamenti con lo zero tanto che alla fine gli ho detto che lo zero era lui. Insomma è vero che ci sono versioni diverse? Io non ci credo: è tanto chiaro il ragionamento [.]
Rolando, Osimo

Mi perdoni, gentile Rolando, se gli ho tagliato il ragionamento "tanto chiaro". Anch'io l'ho sentito tante volte ma non lo considero valido per la vita eterna. Comunque sì, le opinioni sono diverse. E per tagliare corto le dirò i calibri che sono pro e quelli che sono contro. Poi lei scelga pure l'opinione che crede, tanto il tempo passa lo stesso a dispetto di tutti i dibattiti che si fanno. Dunque per Umberto Eco, e Margherita Hack il 2000 non è il primo anno del terzo millennio, bisogna aspettare il 2001, perché nella cronologia cristiana non è contato l'anno zero, perciò cominciando da uno, alla fine del 1999 è finito il 1999esimo anno! Chiaro? Per niente. Quando un bambino festeggia il suo compleanno, il primo anno di vita è già trascorso, controbatte uno dei più noti scienziati di oggi, Antonino Zichichi assieme a Beniamino Placido e altri, per i quali dal gennaio del 2000 siamo già nel III millennio. Le riporto la parte centrale del lungo ragionamento dello scienziato. L'uomo per sua comodità ha preso come unità di misura del tempo il secondo. Se accettiamo questa unità di misura, l'anno consta di 365 giorni moltiplicati per 24 ore e per 3600 secondi. Totale 31.536.000 secondi.
Invece di dire un anno potremmo dire trentunomilionicinquecentotrentaseimila secondi.
Quando sono trascorsi l'anno è finito. Allo scoccare della mezzanotte del 1999, un "secondo" dopo ha inizio l'anno 2000, che è l'anno zero del terzo millennio, cioè il primo anno di quel millennio, esattamente come l'anno zero del bambino è il primo anno della sua vita, che precede il primo compleanno. Non possiamo dire che l'anno zero che precede il primo compleanno non esiste, esso, infatti, consta di 31.536.000 secondi. Quando scriveremo nelle nostre lettere 1 gennaio 2001 sono già trascorsi i 31 milioni 536 mila secondi che appartengono all'anno zero del terzo millennio. Se fossimo al primo secondo dell'anno zero del nostro calendario potremmo scrivere nelle nostre lettere: Primo secondo dell'anno zero del III Millennio. Insomma lo sbaglio l'ha fatto colui che passando dalla datazione antica a quella cristiana, ha chiamato anno "uno" quello che in realtà era anno "zero". Come ultima informazione le dirò che il dipartimento dei servizi di informazione del "Royal Greenwich Observatory" ha stabilito che l'inizio del III millennio è il primo gennaio 2001. Ma lei continui a pensarla come gli pare, tanto non cambia nulla.



La terra è di tutti. Reverendo direttore, [.] quando parlate di immigrazione prendete dei grossi granchi. Lei dice: "La terra è di Dio, quindi di tutti". Non è così. La terra che Dio ci ha dato è così selvaggia che solo le bestie potrebbero viverci. La nostra è ubertosa e ricca perché abbiamo molto sudato a lavorarla, fino a spezzarci i reni. Morale. La terra è di chi l'ha lavorata. I preti vedono le cose con occhi lacrimosi.
Elio, Montevarchi

Mi fermo qui, per ora, signor Elio. Mi basta per una prima risposta, e perché il suo primo argomento è il più biblico! Gli altri punti a un successivo intervento, se Dio vorrà. Dunque la terra che Dio ci ha dato era selvaggia e ora è "ubertosa e ricca". Tanto ubertosa e ricca che gli animali si stanno estinguendo e l'uomo la sta riducendo a un colabrodo, e presto le discariche saranno più numerose che non le terre coltivate, e i mari si avviano a diventare grandi fogne (i fiumi lo sono già), e i cibi vengono adulterati (li chiamano transgenici ma vuol dire manipolati, non più naturali.), e le colline ferite dall'avidità dell'uomo stanno trasformandosi in pianure, e le foreste, polmone dell'umanità, stanno esalando gli ultimi vagiti. (Non sto inventando, sto seguendo un rapporto scientifico), e lo sfruttamento delle terre con la cultura intensiva praticata dall'uomo sta "dissanguando" i terreni, per cui la desertificazione avanza inesorabile mangiando centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivabile all'anno, e l'uomo stesso, a dispetto dei grandi progressi della medicina, è sempre più vulnerabile..
E a leggere bene la storia si scopre che quasi tutti i mali di cui soffrono i paesi del terzo mondo derivano dallo sfruttamento sconsiderato cui l'occidente ha sottoposto quelle terre e quei popoli. Qui faccio punto. Ce n'è a sufficienza per dirle: di quale ubertosa e ricca terra parlava, mi scusi? E ci siamo spezzati i reni per lavorare la terra? No, caro Elio: risponde molto più a verità dire che "abbiamo spezzato i reni " agli altri per impossessarci delle ricchezze della terra. E questo non è vedere le cose con gli occhi lacrimosi dei preti, come scrive lei, è semplicemente storia, storia maledettamente vera! I preti non vedono le cose con gli occhi lacrimosi. i preti stanno morendo come mosche nei posti più difficili per cercare di difendere il diritto alla vita di chi non ha più nulla, se non le proprie lacrime. Gli occhi dei preti, di quelli che muoiono non sono lacrimosi, sono solo esterrefatti!



Sono buddista. Ricevo volentieri il Bollettino Salesiano anche se ormai sono buddista. Il dialogo basandosi su valori comuni e magari anche su principi che anche altre fedi dichiarano [.] è una cosa che condivido, per questo voglio continuare a riceverlo.
Michele, Torino

E io continuerò a inviarglielo, anche se continuo ad essere convinto che il buddismo non sia tanto una religione, quanto una filosofia per liberare l'uomo dalla sofferenza, perché è quello il vero male. Ecco non mi persuade proprio di questo assunto, cioè che la sofferenza sia "il male", perché la vita in tutte le sue manifestazioni e intrisa di sofferenza e dunque la vita stessa sarebbe un male. Ricorda il Vangelo? "Se il chicco di frumento non muore, non porta frutto, se muore invece porta molto frutto!". Nella sofferenza può esserci gioia, la donna partorisce nel dolore ma la gioia l'invade perché ha messo al mondo una nuova vita... Ancora, non mi convince la prima nobile verità del buddismo, "Tutto è dolore"; né la dottrina dell'estinzione delle passioni: l'uomo senza passioni è come un albero secco, un guscio vuoto, un torrente senz'acqua; né quella della "insostanzialità" del mondo sensibile. Tanto meno mi persuade la dottrina della samsāra o reincarnazione o metempsicosi che dir si voglia, per cui ciascuno non solo non è "unico e irrepetibile" ma è un miscuglio indefinito e sconsolante di materiali che girano eternamente a vuoto in un cosmo senza speranza. Comunque non c'è problema, continuerò, ripeto, a inviarle il BS così come desidera.


Ancora Nostradamus. Esimio direttore, io non sono una bigotta, tutt'altro, qualche volta strillo col mio parroco contro certe forme di devozionismo che mi paiono medioevali. E non sono nemmeno una catastrofista, voglio dire che non vorrei credere in Nostradamus e nelle sua malauguranti profezie; a scuola ci ridevo su con gli alunni, però adesso un po' ci credo. Perché questo fine millennio, sta propinandoci troppi disastri. Non le sembra? Beh, è una riflessione da diporto, non c'è bisogno che la pubblichi.
Atina, Genova

Forse ha ragione, forse no! E' indubbio che i disastri sono davvero tanti, tra guerre, inondazioni, eruzioni, migrazioni, complotti, dirottamenti, persecuzioni. Ma ha certamente torto quando attribuisce all'ineffabile Nostradamus quello che è frutto della imbecillità dell'uomo o della inafferrabilità dei fenomeni naturali. Vede, secondo me se l'uomo in questi duecento anni di sviluppo ultrarapido, invece di dedicarsi a costruire armi sempre più micidiali e sofisticate avessero rivolto il suo talento a studiare la terra e a come risolverne i problemi, forse saremmo in una condizione migliore. Invece siamo ricchi di bombe all'idrogeno e di armi chimiche, di milioni di mine antiuomo, di ordigni intelligenti (!?) che il meglio che possiamo augurarci è che questo maledetto arsenale arrugginisca in solitudine nei rispettivi hangar fino a rendersi inutilizzabile... altrimenti, addio noi!


Tutte balle. Caro direttore, [.] ho pregato tanto ma non ho ottenuto nulla. La mia religione, caro padre, mi ha deluso, mi è apparsa tutta una balla e io la cambio.
Vigilio di AL

E presto cambierà anche la nuova, con le idee che esprime. Vede, caro Vigilio di Alessandria (ammesso che il suo Al voglia dire Alessandria, dal timbro postale non sono riuscito a capirlo), so bene che abbiamo ben radicata in testa l'idea del "do ut des": ti do questo purché tu mi dia quello: uno scambio alla pari, una transazione, un contratto tra due contraenti. Se il rapporto con Dio funzionasse così, sarebbe un po' ridicolo: un Dio /Babbo Natale, per il quale appendo al caminetto della coscienza la calza vuota con la lista delle richieste e, magari, il certificato di buona condotta che mi assicura la forza di contraente alla pari, e il gioco è fatto! Brutta faccenda, perché, come lei ben sa, quando lo scambio non avviene, il contratto non funziona, vuol dire che qualcosa si è inceppato nella corrispondenza col Padre Eterno: o. le poste celesti funzionano come quelle italiane, o il destinatario è sconosciuto, o vale poco. Capisce, caro Vigilio, che non è questo il senso della preghiera. La preghiera è un modo di mettersi in contatto con Dio, è il ridimensionamento della nostra onnipotenza, il convincimento che siamo uomini non dèi, creati non creatori. E' l'espressione della certezza intima che c'è un Padre, e lassù (!) splende il Sole anche quando le nubi lo nascondono alla vista. La preghiera è esperienza della presenza di Dio. Nella maggior parte dei casi succede che siamo delusi dalla religione perché ne facciamo un uso sbagliato, insomma, pensiamo a Dio come a un tale a nostro servizio invece del contrario. Non si può pretendere di controllare Dio, caro signore, altrimenti questo dio è solo un pagliaccio. Dio non è come un caterpillar che risponde ai nostri comandi, basta schiacciare un bottone. La religione vera è il tentativo di servire Dio, quella falsa è il tentativo di servirsi di Dio.
La religione non diventa vera se otteniamo quello che chiediamo e falsa se non l'otteniamo, perché quello che chiede questo granulino infinitesimale di polvere di stelle può essere in contrasto con l'armonia del tutto. Lasci a Dio l'onere di giudicare sulla bontà o meno di un suo desiderio, e non pretenda di insegnare a Dio il suo mestiere.