MISSIONI

Le comunità salesiane celebrano in questo mese la giornata missionaria mondiale con l'occhio all'Angola

OLOCAUSTO IN ANGOLA
di Ferdinando Colombo

Dal 31 gennaio l'Angola salesiana è delegazione autonoma. Non sono passati 20 anni dall'arrivo dei primi salesiani e già c'è il primo sacerdote salesiano, un buon numero di giovani confratelli in formazione e molti altri che desiderano vivere per tutta la vita il carisma di Don Bosco.

Le comunità salesiane sono nove: quattro nella capitale, altre quattro nell'interno, dove hanno conosciuto gli orrori di trent'anni di guerra civile, e l'ultima a Benguela sulla costa, 600 km a sud di Luanda. È un coraggioso cammino di crescita mentre, attorno, la situazione umana è sempre più tragica per la guerra, la corruzione e l'indifferenza delle grandi potenze.

Secondo l'UNICEF è il "peggior Paese in cui un bimbo possa nascere". Il catalogo degli orrori è stato stilato dal direttore del Programma Alimentare Mondiale: gli sfollati sono almeno 3 milioni, i mutilati da mine altri milioni, i morti di fame nelle città assediate almeno 200 al giorno.
A Huambo, la gente per sopravvivere mangia cani e gatti, radici e fiori. Don Blanco Tirso, salesiano incaricato della Pastorale Giovanile di tutta la Chiesa angolana, ci dice: "Abbiamo fatto molte cose come missionari: costruire scuole per quelli che hanno le capacità per studiare, aiutare i giovani ad uscire da una vita sbandata, raccogliere i feriti nei combattimenti, ottenere cibo e medicine, scrivere, parlare, consigliare. Ma la cosa più importante è stata portare la buona notizia del Vangelo, l'unica che ridà speranza".

TRIBUTO DI SANGUE
I salesiani hanno pagato il loro tributo di sangue per l'evangelizzazione dell'Angola. Il 3 gennaio 1991 padre Marc'Aurelio Fonseca è stato ucciso dai militari dell'UNITA, mentre tornava alla missione di Kalulo, dopo aver accompagnato al noviziato un giovane angolano di nome Ruiz, per evitare che venisse catturato da uno degli opposti schieramenti, e finisse sul fronte col fucile in mano ad ammazzare i suoi fratelli. Nel viaggio di ritorno, a pochi km dalla missione, una raffica di mitraglia l'ha ucciso. Sangue fecondo: oggi Ruiz è sacerdote salesiano e molti altri giovani angolani chiedono di fare come lui.
Le comunità salesiane sono situate in quartieri poveri e popolosi: migliaia di giovani frequentano gli oratori, le parrocchie, i centri di formazione professionale. La richiesta di poter diventare catecumeni e di ricevere il Battesimo supera le loro forze. Nella sola parrocchia di San Paolo di Luanda i diversi gruppi di catechesi raccolgono più di cinquemila catecumeni che ogni settimana frequentano gli incontri, tenuti da un piccolo esercito di 800 catechisti.

TRAGICI NUMERI
Istituzionalmente Luanda è la capitale dell'Angola, in pratica è una città/stato: quattro milioni di abitanti si affollano nelle sue periferie, ritenute più sicure di tutto il resto del territorio nazionale, grande tre volte l'Italia, dove sono dispersi altri sette milioni di abitanti. Il governo riesce a controllare a malapena la fascia costiera e, a macchia di leopardo, le principali città dell'interno, assediate dai ribelli e raggiungibili solo con aerei umanitari; negli ultimi dieci mesi otto di questi aerei sono stati abbattuti. La presenza di circa 15 milioni di mine antiuomo inesplose rende impossibile la coltivazione dei campi e il pascolo. Gli esperti affermano che, salvo nuove scoperte tecnologiche, per sminare tutto il territorio angolano ci vorranno 700 anni! Il flusso dei profughi aumenta ogni giorno: chi non muore per strada arriva in città prive di strutture e povere di risorse.
Nel poverissimo municipio di Sambizanga, a Luanda, 700 mila rifugiati vivono in baracche costruite su quella che era la discarica della capitale. Unica struttura promozionale è il Centro Don Bosco, realizzato con estremo coraggio in mezzo alle baracche ai bordi del famoso, quanto malfamato, mercato Roque Santeiro, dove ogni giorno più di mezzo milione di persone improvvisano sulla nuda terra la compravendita di ogni cosa, prodotta o importata, rubata, costruita o riciclata.

UN PROGETTO DI SVILUPPO
Qui sono presenti sei volontari del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), che realizzano un ambizioso progetto co/finanziato dal Ministero degli Esteri italiano, dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalla congregazione salesiana e da privati. Grazie a questi finanziamenti è in fase di avanzata realizzazione nel quartiere Mota un centro socio-sanitario collegato con quattro centri minori, Boa Vista, Trilho, Mabubas, Capela San José. La gente avrà a disposizione cinque laboratori, aule per l'alfabetizzazione, per la formazione sanitaria, per quella professionale, cisterne per acqua e anche campi sportivi per i giovani.
Per lo sport sono intervenute due squadre di calcio italiane: il Torino con 107 milioni di lire e l'Inter con attrezzature e l'invio di preparatori atletici. Quando la delegazione delle due squadre si è recata in visita nel quartiere di Lixeira (la parola significa letamaio!) dove verrà realizzato questo progetto, Alberto Pastorella giornalista di Tuttosport ha scritto: "Tutti fieri per i cento e più milioni raccolti a maggio, c'è bastato appena un giorno di full immersion a Lixeira per capire che saranno soltanto una goccia nel mare di questa miseria. Eppure bisogna seminare: un giorno cresceranno le radici e poi nascerà una pianta, e un'altra, e poi un'altra ancora. Qui il terreno è fertile perché, come cantava De Andrè, dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fior. L'Angola ne è esempio fedelissimo: dai diamanti e da tutte le altre ricchezze nascoste nel sottosuolo non è nato altro che un conflitto vecchio ormai di 25 anni. E invece in questo letamaio, prima o poi sboccerà qualcosa di importante, di utile. Già ci vivono missionari, laici e volontari. Adesso ci sono 100 milioni in più, e magari saranno pure un nulla, ma intanto ci sono".

LA GUERRA COMODA
Nell'ottobre '99 è uscito il rapporto dell'Human Rights Watch dal titolo: L'Angola svelata: nascita e fallimento del processo di pace di Lusaka. In questa città dello Zambia nel 1994 era stato firmato un accordo che prevedeva il disarmo dell'UNITA, la sua trasformazione in un partito politico con rappresentanti in Parlamento e l'unificazione degli eserciti. Andò male. Savimbi, capo dell'UNITA, che avrebbe dovuto essere uno dei due vice-presidenti non accettò, mandò uno dei suoi luogotenenti a firmare, poi cominciò a rinnovare il suo esercito per conquistare quel pieno potere che non gli era stato riconosciuto. El galo nigro, come lo chiamano i suoi sostenitori, dispone di forti alleati: la corruzione dei suoi avversari che pensano ad arricchirsi anziché a governare, gli interessi antagonisti delle compagnie petrolifere francesi rispetto a quelle americane (un milione di barili di greggio al giorno), il commercio dei diamanti che non conosce colore politico, il bisogno delle nazioni dell'ex blocco sovietico di vendere armi. Insomma la guerra fa comodo a tutti.

OGNI LEGGE È CALPESTATA
La conseguenza è la violazione dei diritti umani, bombardamenti, mutilazioni, esecuzioni sommarie, reclutamento di bambini/soldato, massacri indiscriminati. Ognuna delle due parti in lotta rastrella giovani, li arruola e li spedisce a qualche migliaio di km a combattere una guerra di cui non sanno le ragioni, costretti ad uccidere altri angolani altrettanto ignari. Questi giovani soldati, abbandonati negli avamposti più pericolosi, senza soldi e senza cibo, per sopravvivere sono costretti a rubare alla povera gente della zona le poche cose ancora rimaste. E la gente li odia e li teme. Il capo dell'esercito Joao de Mato possiede interessi nel petrolio, nei diamanti, nelle compagnie di import-export, ma i suoi soldati non ricevono la paga (10 dollari al mese) da molto tempo. Così mentre nel paese ci sono milioni di profughi e a centinaia muoiono di fame ogni giorno, una casta di intoccabili continua la propria sfarzosa vita con belle auto e festini.

IL SEME DI RICONCILIAZIONE
Il 25 luglio '99 i vescovi angolani hanno pubblicato un messaggio pastorale dal titolo: Salviamo la vita degli Angolani. "Questa guerra si è trasformata in una organizzazione doppiamente assassina: uccide con le armi e uccide con la fame. Le armi uccidono indiscriminatamente molti angolani, ma distruggono anche i beni necessari alla sopravvivenza, impediscono le coltivazioni, il raccolto e la circolazione dei prodotti. Mai più la guerra! [.] Poniamo fine all'olocausto degli Angolani".
I salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice collaborano per seminare questa nuova mentalità, che permetterà di superare odi e vendette, e consentirà a tutti di affrontare la difficile situazione attuale con speranza. Soprattutto stanno con la gente nelle città dell'interno da cui per paura scappano anche le autorità costituite; impiantano le loro comunità nelle periferie malfamate; si prendono cura dei ragazzi di strada reinserendoli nella scuola e nella formazione al lavoro. Poveri e sfollati hanno capito chi sta dalla loro parte, li amano, li difendono.

IL VOLONTARIATO
Per condividere questo cammino di pace dal 1994, ogni estate, un gruppo italiano del VIS, di 25 persone circa, partecipa per un mese alla vita della gente nel quartiere di Lixeira. Ecco la testimonianza di mamma Carla, papà Claudio e i loro tre figli, Saverio, Francesca e Giulia, che da tre anni sono fedeli a questo appuntamento: "Passare le vacanze estive in Angola non è un'esperienza consueta per una famiglia italiana. Diverse erano le ostilità e i giudizi di chi ci vive accanto, perché non siamo riusciti a trasmettere quanto sia importante sperimentare la gioia dell'amore come dono reciproco. L'abbiamo scoperto nel vivere quotidiano con i missionari, nel contatto con l'impegno degli animatori, nella gioia delle maree di bambini che ci correvano incontro, nella capacità dei giovani di sapersi donare anche quando la quotidianità diventa ostile e pericolosa, nella serietà dei catechisti e degli adulti impegnati nella promozione umana, e nella incisiva presenza delle suore. Per noi questo è stato vivere".
Ferdinando Colombo