LETTERA AI GIOVANI

Marzo 2000

E' il mese della festa del papà, e della festa della donna, il mese di san Giuseppe, e, quest'anno, il mese del GIUBILEO DEGLI ARTIGIANI


VIVERE IL 2000 - VOGLIA DI "FARE"

Carissimo/a, scriverti è come continuare i quattro passi fatti insieme l'altra sera, prolungare la chiacchierata sullo spettro di una disoccupazione dietro l'angolo, quando si ha tanta voglia di non stare mai senza far nulla. Tu mi hai ricordato i guasti provocati da un mondo senza lavoro. Mi portavi l'esempio degli Stati Uniti, in cui c'è un drogato ogni venti persone, sette carcerati su mille cittadini, cui va aggiunta la categoria di coloro - i denaro-dipendenti - che vogliono arricchirsi a tutti i costi (leggi: corruzione, tengentopoli, mafia...) Ti ammiro perché ti sento competitivo, pronto a vincere la tua battaglia, deciso a progettare il tuo futuro. Mi chiedi una mappa mentale che ti aiuti a scoprire risorse nascoste. Ti offro alcune regole di comportamento.

* Disinnesca l'insoddisfazione.
E' una bomba ad orologeria.
Ti farà saltare in aria.
Sii paziente. Funziona.
Prima o poi - se continui a bussare - una porta ti si aprirà.
"Il lavoro arriva quando meno te lo aspetti". Me lo sono sentito dire più volte.

* Non basta rimboccarsi le maniche.
Il sale dà sapore alla minestra, il lievito dà vita al pane.
C'è un valore aggiunto da affiancare al lavoro: l'ideale.
E' l'imposta che rende santificato il lavoro.
Il lavoro è preghiera, se vissuto come elevazione a Dio.
Victor Hugo commenterebbe: "La campana dice: Preghiera; e l'incudine dice: Lavoro".

* "Pane, lavoro, paradiso"
Se san Francesco santificò la natura, san Giovanni Bosco santificò il lavoro!
Ai suoi salesiani ripete: "Non vi raccomando penitenze e discipline, ma lavoro, lavoro, lavoro".
Il lavoro è fatica, è sacrificio, è abnegazione. Proprio per questo Don Bosco parla di Paradiso e a quelli che vogliono stare con lui promette: pane, lavoro, paradiso.

* "Non è costui il Figlio del falegname?"
Gesù si presenta in pubblico con i calli nelle mani.
E' il suo biglietto da visita per farsi conoscere come uomo e nascondersi come Dio.
Farà la stessa cosa con il pane e con il vino, frutti del lavoro.

* Fammi vedere le mani.
E', secondo quanto immagina Renzo Pezzani, quello che ci verrà richiesto alla fine della vita.
Dice il Signore a chi batte alle porte del suo Regno: "Fammi vedere le mani: saprò io se ne sei degno". L'operaio fa vedere le sue mani dure di calli: hanno toccato tutta la vita terra, fuochi, metalli: sono vuote d'ogni ricchezza, nere, stanche, pesanti. Dice il Signore: Che bellezza!

Così sono le mani dei santi.
Tuo Carlo Terraneo