Siamo stavolta alle pendici del Celio, forse l'antico Monte delle querce, dove, in epoca preromana, erano in vigore culti dei boschi e delle fonti. Generalmente gli antichi luoghi di culto restarono tali anche in epoca cristiana, convenientemente trasformati e riconsacrati. Così sul Celio oggi domina il complesso della

BASILICA DEI SS. QUATTRO CORONATI
di Natale Maffioli

Affermare che al centro di Roma, a quattro passi dalla basilica lateranense, esiste un fortilizio, sembrerebbe poco credibile, ma è così. Non si tratta della rocca di un antico signorotto, ma della basilica dei SS. Quattro Coronati, di una cittadella dello spirito.

Lungo i secoli è stata bastione di difesa della vicina basilica di San Giovanni in Laterano e dell'abitazione del Papa, il Patriarchio, ed è stata questa funzione, con la dotazione di forti mura perimetrali, di uno spesso portone e del torrione di accesso, ad imprimerle quel cipiglio militaresco che la caratterizza. Chi erano questi santi innominati? La questione non è ancora risolta. Si parla non di quattro santi ma di tre gruppi di martiri. Il primo nomina Clemente, Semproniano, Claudio e Nicostrato, sepolti, dopo il martirio, nelle catacombe della Labicana; secondo alcuni, sono i veri "Quattro". Un secondo gruppo è quello degli scultori Claudio, Nocostrato, Simproniano, Castorio e Simplicio, provenienti dalla Pannonia, messi a morte dall'imperatore Diocleziano, per essersi rifiutati di scolpire una statua di Esculapio. Un terzo gruppo viene identificato in quattro ignoti soldati della guardia d'onore dell'imperatore Galerio Massimiano, martirizzati nel 311 per non aver obbedito all'ordine di venerare una statua di Esculapio, dio romano della medicina (nel secolo VII furono confusi con altri quattro martiri: Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, martirizzati sotto Diocleziano). Papa Leone IX risolse l'enigma facendo collocare nella chiesa i resti di tutti, cosicché oggi la basilica custodisce le reliquie di 13 martiri anziché di quattro. In ogni modo, la costruzione è sorta in onore di un piccolo manipolo di cristiani che hanno testimoniato la loro fede col sangue e la corona del martirio che cinge la loro fronte è il trofeo che li vede ancor oggi accomunati nella venerazione dei fedeli.

VICENDE STORICHE
Il titulus "Sanctorum Quattuor Coronatorum" sorse sulle pendici del colle Celio nel VI secolo; all'inizio (IV sec.) si insediò in una grande aula absidata, di eccezionali dimensioni. Durante il pontificato di papa Leone IV (847-855) la basilica subì un ampliamento (sarebbe più esatto parlare di ricostruzione); il papa fece realizzare un edificio a tre navate, che conservava, come fondazione per le colonne, le mura perimetrali del precedente, con davanti un ampio quadriportico preceduto da una torre. La struttura già allora era agguerrita, essendo isolata e immersa nel verde della campagna; attorno c'erano, sparpagliate, le rovine dell'antica capitale dell'impero, come le membra morte di una città fantasma. A quell'epoca le mura Aureliane raccoglievano non solo il centro abitato, ridotto a poca cosa, ma anche il coltivato: sull'area del Foro Romano e dei Fori Imperiali pascolavano le vacche e le capre, tanto è vero che il Foro Romano, fino allo scavo ottocentesco, era denominato Campo Vaccino.
Nel 1084 i normanni di Roberto il Guiscardo misero a ferro e fuoco l'edificio, che fu ricostruito sotto papa Pasquale II (1099-1118). In un primo momento, furono mantenute le dimensioni dell'antico, ma l'opera di rifacimento fu poi interrotta, forse per ragioni economiche e, quando fu ripresa, il progetto fu ridimensionato e si realizzò una chiesa a tre navate, molto più piccola della precedente, anzi entro una parte della sua navata centrale. In seguito, le parti restanti della grande basilica di Leone IV furono inglobate sul lato destro nel monastero fondato dallo stesso Pasquale II, sul lato sinistro in un palazzo destinato al cardinale titolare, perché il clero stabile garantisse uno svolgimento regolare del culto; il priorato, nel 1138, fu aggregato all'abbazia benedettina di S. Croce di Sassovivo, vicino a Foligno.

L'EDIFICIO OGGI
L'edificio attuale, nonostante le trasformazioni e gli arricchimenti apportati nei secoli successivi, è, grossomodo, nelle stesse condizioni del tempo di papa Pasquale: le tre navate sono divise da due file di quattro colonne con capitelli corinzi che sostengono le arcate. Due grandi pilastri separano la navata dal breve transetto e dall'abside, che è ancora quella della basilica più antica, e questo spiega le sue ampie proporzioni, eccessive rispetto all'esiguità del resto dell'interno. Sopra le navate laterali corrono due gallerie aperte su quella centrale da due gruppi di tre arcate per lato, con colonne e parapetti di marmo. La basilica è arricchita da un notevole pavimento cosmatesco nel quale sono inserite numerose lapidi con iscrizioni, recuperate da un antico cimitero cristiano. La cripta, costruita da Leone IV e ripristinata da Pasquale II, conserva, in quattro arche di marmo, i corpi dei santi martiri titolari.

L'APPARATO DECORATIVO
L'apparato decorativo risente degli abbandoni e delle attenzioni cui fu sottoposto l'edificio lungo i secoli. Il soffitto di legno che copre la navata centrale e il transetto fu "sponsorizzato" dal cardinale Enrico di Portogallo, prima del 1580. Oltre l'altare maggiore, al centro del presbiterio, tre altari sono addossati alle pareti delle navate minori, mentre due ai pilastri dell'arco trionfale; quello di sinistra conserva un prezioso ciborio con le armi di Innocenzo VIII (1484-1492), opera attribuita allo scultore Andrea Bregno. Sulle pareti si possono vedere resti di affreschi, prevalentemente del XIII e del XIV secolo; alcune colonne della navata centrale del tempo di papa Leone IV sono state messe in luce durante i restauri d'inizio secolo. L'abside esibisce un apparato decorativo nelle più schiette forme barocche con lesene e capitelli in stucco dorato e un imponente corredo di affreschi, con le storie dei Santi Quattro Coronati e dei Martiri di Pannonia, dovuti al pennello di Giovanni da San Giovanni (1630).

IL CHIOSTRO
Per una porta sotto la navata sinistra si può accedere al chiostro, forse il più suggestivo tra quelli approntati dai marmorari romani. Costruito agli inizi del XIII secolo, circonda i quattro lati di un suggestivo giardinetto con al centro una bella fontana antica; gli archetti poggiano su colonne binate con capitelli a foglie piatte. Dalla galleria si accede alla cappella di S. Barbara, in origine uno degli oratori della basilica del IX secolo; è ornato di mensoloni marmorei e da affreschi dell'IX e XIII secolo. E' in corso, finanziato dalla fondazione Ghetti e dall'impresa Spartaco Sparaco un progetto di completo restauro del chiosco.

L'ORATORIO S. SILVESTRO
Una delle sorprese più gradite per chi si avventura alla scoperta di questo antico complesso basilicale è offerta dagli splendi affreschi che ravvivano le pareti dell'oratorio di San Silvestro. Per poterlo visitare si deve ritornare nel cortile antistante la chiesa; dalla portineria del monastero si entra nella cappella dedicata a papa Silvestro (314-335) che, secondo la tradizione, battezzò l'imperatore Costantino liberandolo dalla lebbra. Le vicende leggendarie della conversione dell'imperatore sono narrate negli interessantissimi affreschi del 1246. Nella cappella absidale si conservano anche affreschi del XVI secolo attribuiti a Raffaellino da Reggio. Anche questo ambiente è corredato da un notevole pavimento cosmatesco.
Natale Maffioli


UNA MERAVIGLIA IN PIÙ
Quel poco che abbiano narrato ci conferma nell'idea che la struttura della basilica dei SS. Quattro Coronati è lo specchio della sua storia, dove non mancano le sorprese. È recentissima la scoperta, nella parte del palazzo cardinalizio, di un importante ciclo di affreschi, fino a poco tempo fa del tutto sconosciuto perché coperto da uno strato di calce. Sono quasi 500 metri quadrati di raffinate pitture duecentesche, nate in un contesto tutt'altro che allegro per la città di Roma. Nel giugno del 1244 papa Innocenzo IV scappò a Lione per timore dell'imperatore Federico II di Svevia, che si era accampato con le sue truppe alle porte della città con l'intento di occuparla.
Il vicario papale, cardinale Stefano Conti, elesse il complesso dei Santi Quattro Coronati a sua residenza; lo rese più sicuro e lo fece abbellire da alcuni pittori romani. Gli affreschi da poco scoperti risalgono a quell'intervento; sono pitture che risentono del momento storico e del luogo: le decorazioni a racemi sono di gusto gotico, ma le figure conservano l'impronta paleocristiana e romanica, e anche un po' bizantina. Fiori, ramaglie e frasche, uccelli in quantità, sono gli ingredienti di un ben congegnato ciclo pittorico: su due fasce sono raffigurati i mesi, contraddistinti dai lavori che il clima concedeva di svolgere; sulla fascia superiore, alta quattro metri, sono invece descritte le arti liberali; più in alto le quattro stagioni e l'immancabile zodiaco a significare l'inesorabile passare del tempo segnato dalle stagioni e dall'affannarsi degli uomini. Un ciclo pittorico che si direbbe, di primo acchito, profano, ma non dimentichiamo che la cultura di allora annetteva a queste raffigurazioni significati che oggi abbiamo disgraziatamente perduto, e solo in parte siamo in grado di recuperare.
Basti pensare che la cattedrale di Ferrara e la basilica di San Marco a Venezia hanno cicli analoghi, scolpiti nei sottarchi dei portali maggiori. Lo stesso Benedetto Antelami, grande scultore che operò a cavallo tra il XII e il XIII secolo, scolpi un ciclo dei mesi per il battistero di Parma.