IL DOCTOR J.
di Jean François Meurs
IL LUNGO TUNNEL
"Caro doc. J., È una ragazza disperata che le scrive. Una mia carissima amica si è inoltrata nel tunnel dell'anoressia. Ha 16 anni. Io non so più come aiutarla. Ho fatto di tutto: ho parlato con la madre e lei mi ha riferito che mangia, ma io so che la mia amica riesce sempre a "fregarla", in quanto appena la madre va in cucina, lei va in bagno e vomita tutto. Ho provato anche a starle più vicina, ma niente. Ho cercato di scoprire perché mai abbia adottato questo tipo di protesta, forse per mettersi al centro dell'attenzione? (ma ha il fidanzato e molti amici). Insomma non ho una risposta. Lei non ammette di avere questo problema, quindi non posso portarla contro la sua volontà da uno psicologo o in qualche centro di riabilitazione. Caro dottore, darei anche la vita per vederla guarire. Mi rivolgo fiduciosa a lei.
M.L.
Cara M.L.,
non ti potrò rassicurare molto con questa mia, al contrario. Prevedo che dovrai armarti di pazienza e di tutte le qualità umane che fanno vera un'amicizia. L'anoressia è una malattia complessa e ancora non ben conosciuta. Il percorso è lungo, nonostante la nostra ansia di vedere chi amiamo uscire rapidamente da questa sofferenza. Perché un tal comportamento? Per attirare l'attenzione? Per certi versi sì, perché è il corpo che parla per esprimere un problema difficile da formulare.
Gli specialisti dicono che il fenomeno proviene da insoddisfazione e da una percezione negativa del proprio corpo che conduce al rigetto del cibo. Tutto può cominciare da una semplice dieta, poi, senza che uno se ne avveda, diventa come una tortura inflitta al proprio corpo: la persona attaccata da questa specie di virus vuole andare ogni giorno più lontano. Il vero guaio è che essa nega il problema, come appunto fa la tua amica.
Di chi è la colpa? Talvolta la si dà agli ideali di bellezza veicolati dalle riviste femminili o dai romanzi d'appendice, ma questo non spiega tutto. Questa forma particolare di malattia attacca in genere nel momento in cui le adolescenti scoprono una società dura da digerire, nella quale è difficile accettare il ruolo della donna. L'anoressia funziona come un meccanismo che impedisce di avere un corpo adulto. In una società dei consumi, in una famiglia di. "buone forchette", si è sicuri di attirare l'attenzione e di creare sconcerto nei genitori. Ciò che colpisce è che questa è una malattia relativamente moderna, una forma di "follia" che la società riconosce come accettabile, anche se la deplora.
Ma ci sono anche dei motivi psicologici. Poiché più spesso si tratta di un problema femminile, si può pensare che riguardi il rifiuto di un aspetto dello sviluppo: per esempio le forme rotonde che fanno pensare alla maternità. Una ragazza diceva chiaramente che addirittura vomitava sua madre. Era affetta da bulimia, ma rimetteva subito il cibo appena ingurgitato. Un'altra si è lasciata deperire e ha compiuto un tentativo di suicidio alla vigilia dei suoi 17 anni, l'età in cui sua madre si era sposata. Passata la data i sintomi hanno regredito un po' alla volta, ma lei ha mantenuto una grande fragilità nei suoi rapporti col cibo.
Le vittime di questi turbamenti alimentari sono, in genere, adolescenti che stanno scoprendo la propria sessualità, nel momento in cui si produce un rimaneggiamento profondo della personalità ed esse si differenziano dalla propria madre. Si può dunque pensare a un rifiuto dei modelli materni per più ragioni: per carenza di affetto o per la difficoltà di distaccarsi da una madre che si abbuffa, o anche per l'impossibilità di accettare un modello di madre sottomessa al marito.
Difatti i medici segnalano che a un certo momento i cicli femminili sono perturbati, o addirittura interrotti. E può essere proprio quello che la tua amica cerca inconsciamente. Ma questo potrebbe convincerla ad accettare un trattamento terapeutico, nella misura in cui si sente colpita nella sua femminilità. L'importante è che ella abbia ben inquadrato la sua potenza di fecondità, e la sua responsabilità legata a questo potere.
Come aiutarla dunque se ella nega il problema, e non chiede alcun aiuto? La risposta è semplice: bisogna essere là, accanto a lei. Gli "psicologi amatori" sono spesso i migliori, prima di passare la mano ai professionisti. Lo scenario più probabile è una degradazione fino ai limiti del sopportabile, prima che ella accetti una cura in un centro di riabilitazione; ebbene durante questo periodo, la medicina più efficace sarà la tua amicizia. La letteratura a proposito dell'anoressia non parla di guarigione completa, ma di capacità di gestire il problema con più o meno fortuna. Dunque è meglio pensare la tua relazione non in termini di riuscita, ma di disponibilità a offrire all'amica spazi, opportunità, momenti in cui ella possa dare qualcosa agli altri. Questo può tornare utile a sé medesima. Ma sappi che quelli che si lanciano in questa avventura dell'amicizia sono chiamati a una forma di santità.