COME DON BOSCO

l'educatore - di Bruno Ferrero

SI POSSONO AMARE ANCHE I GATTI

Dieci modi per continuare ad amare un figlio adolescente
"Ho appena scoperto che i bambini piccoli sono cagnolini fedeli e affettuosi e gli adolescenti sono gatti.


Fare il padrone di un cane è facilissimo. Lo nutrite, lo educate, gli fate fare quello che volete. Vi appoggia la testa sulle ginocchia e vi guarda come se foste un quadro di Rembrandt. Lo chiamate, e lui piomba in casa come un fulmine. Poi, intorno ai 13 anni, il vostro cucciolo adorante si trasforma in un vecchio gattone. Quando gli dite di venire in casa, vi guarda stupito, come se si chiedesse chi è morto e vi ha fatto imperatore. Invece di seguirvi come un'ombra, sparisce. Non lo vedete più finché non gli viene fame, e allora interrompe il suo fulmineo passaggio per la cucina quel tanto che basta per storcere il naso di fronte a qualsiasi cosa gli mettiate nel piatto. Quando provate a fare il vecchio gesto affettuoso di arruffargli i capelli, si tira indietro e vi guarda con aria assente, come se cercasse di ricordare dove vi ha già visto.
Non rendendovi conto che il cagnolino adesso è un gatto, pensate che gli sia successo qualcosa di terribile. Sembra così asociale, così distante, come se fosse depresso. Si rifiuta di uscire con il resto della famiglia. Dato che siete quelli che lo hanno allevato, che gli hanno insegnato a correre e fermarsi e insomma a ubbidire a ogni vostro comando, credete di aver sbagliato tutto. Travolti dai sensi di colpa e dalla paura, raddoppiate gli sforzi per far sì che il vostro cucciolo torni a comportarsi bene.

Solo che ora avete a che fare con un gatto, quindi tutto quello che prima funzionava, ora produce l'effetto contrario. Chiamatelo e correrà via. Ditegli di star seduto e salterà sulla credenza. Più vi avvicinate a lui mimando disperazione, più lui si allontanerà. Invece di continuare a comportarvi come il padrone di un cane, imparate a comportarvi come se aveste un gatto. Mettete una scodella con il cibo vicino alla porta, e lasciate che sia lui a venire da voi. Ma ricordate che un gatto ha anche bisogno di aiuto e di affetto. State seduti e verrà da voi, cercando il conforto del grembo caldo che non ha completamente dimenticato. E siate pronti ad aprirgli la porta quando vuole entrare. Un giorno il vostro bambino cresciuto entrerà in cucina, vi darà un grosso bacio e dirà: "Sei stata in piedi tutto il giorno. I piatti li faccio io".
In quel momento saprete che il gatto è ridiventato un cagnolino".
Una mamma arguta esprime così una verità semplice: con l'entrata nell'adolescenza, nel rapporto genitori figli l'amore cambia colore. Ma resta amore. Ecco alcune vie per continuare ad amare un figlio adolescente.
  • Preparatevi alle sorprese. Un preadolescente vive un caotico e tormentoso periodo di bricolage personale: prova le idee come le pettinature. Il suo grande problema è come essere diverso facendo esattamente tutto quello che fanno i suoi coetanei. Non mettetelo in ridicolo e non usate l'ironia, ma solo un bonario, cameratesco umorismo.
  • Non fateli perdere, ma non cedete. Una qualità assolutamente necessaria ai genitori di preadolescenti è la calma. I genitori che entrano in conflitto con i figli hanno già perso. A questo punto della vita si dovrebbe giungere a creare un clima di crescente "parità" fra genitori e figli: non si può più imporre, bisogna condividere. Le armi del genitore restano l'affetto e il "buon esempio". Gli adolescenti sentono il bisogno di scuotere l'albero, che ha dato loro le radici, e sono contenti di sapere che è saldo e resiste.
  • Stimateli e fatevi stimare. Oltre la calma servono la serietà e il rispetto. L'adolescente può conquistare una giusta autostima se si sente valorizzato nella vita di ogni giorno. Deve poter disporre di un minimo di autosufficienza, di autonomia e di indipendenza. La stima non si può fingere e si dimostra con la fiducia e la responsabilizzazione crescenti. Affidare ai preadolescenti degli incarichi, anche delicati, è un'ottima cosa. E' una buona idea dargli la responsabilità dell'impiego di quella somma di denaro che gli può servire per le sue necessità personali. Inoltre riconoscergli il diritto di scegliere e coltivare compagnie e amicizie, passatempi, gruppi sportivi o attività sociali.
  • Guardateli con simpatia e ascoltateli davvero. In questo tempo è più che mai vincente la "strategia dell'attenzione": conviene ascoltare e osservare, cercare di capire, cogliere i messaggi inespressi, leggere fra le righe.
  • Non abbandonateli. Non uscite dalla loro vita: siate presenti e proteggeteli. Se si presenta l'occasione abbracciateli forte: forse sbufferanno, ma gradiranno. Hanno pochi ma importanti bisogni: di compagnia, perché si sentono soli; di attività, perché si annoiano; di sicurezza, perché hanno paura di un mondo sconosciuto da conquistare; di dialogo, perché sono tante le cose che non sanno.
  • Incoraggiateli. Gli adolescenti sono veramente poveri: possiedono soltanto i loro sogni. E tutti si divertono a calpestarli. Esternate la vostra soddisfazione e la vostra gioia quando i figli fanno qualcosa di buono. La lode, soprattutto a questa età, consolida i legami affettivi.
  • Esprimetegli il vostro amore. Molti ricorrono, in questo caso, a frasi "da cioccolatino" che però hanno un fondo di verità: "Tuo figlio è irragionevole, scortese, egocentrico. Non importa, servilo". Oppure: "Dà a tuo figlio il meglio di te e lui nemmeno se ne accorgerà. Non importa, dà il meglio di te".
  • Pregate con loro. Molti adolescenti abbandonano la fede come un residuo dell'infanzia. Tocca ai genitori dimostrare che la fede non è come il biberon, ma una robusta forza da adulti.
  • Perdonateli. Tenete sempre la porta aperta. Sbagliare è il pane quotidiano degli adolescenti.
  • Raccontategli la "vostra" adolescenza. Ve ne siete dimenticati, ma anche voi avevate i brufoli, piangevate di nascosto per niente, volevate scappare di casa e vi siete innamorati di un "bello impossibile".

Il genitore - di Marianna Pacucci

PICCOLI ARTIGLI E TANTE FUSA

Alla periodica richiesta dei figli di poter allevare in casa un animale, rispondo sistematicamente: "Non ce n'è bisogno, ho già voi due come animali domestici", e in fondo mi sembra di fargli un complimento, perché - potenza dell'impegno educativo! - li gratifico con la considerazione che non sono né feroci né selvatici.

Quando giochiamo al "se fossi.", non mi dispiace che scelgano di assomigliare ad un gatto. In fondo li immagino proprio come due micini: svegli nel puntare la preda e agili per afferrarla, ma nello stesso tempo capaci di una pigra e meditativa quiete; attenti scrutatori della realtà grazie e pronti a vivere l'esperienza della caccia come se fosse solo un gradevole gioco di abilità; impegnati a rincorrersi per la casa, ma anche disponibili a ritrarre gli artigli per fare le fusa di fronte ad una carezza.

I miei figli sono coccoloni e sempre pronti a gustare un momento di tenerezza; guai però a volerli dominare. Proprio come i gatti, sono gelosi della loro indipendenza e amano segnare in modo inequivocabile il territorio della loro privacy; più che adattarsi passivamente alle regole della casa, ci hanno costretto a riconoscere e rispettare il loro modo di essere e di vivere.
Adesso stanno anche scoprendo lo spazio esterno alla famiglia e partono alla conquista del mondo con l'entusiasmo delle nuove scoperte. Qualche volta sento nella loro voce un po' di trepidazione, perché la realtà assomiglia ad una giungla più che a un parco/giochi, ma tutto sommato li vedo procedere sicuri, perché, come tutti i gatti, hanno un buon senso dell'orientamento e dunque sanno come tornare a casa.

La loro voglia di mettersi alla prova e di misurarsi con le varie esperienze della vita non mi sembra una 'pretesa' assurda; anche l'attribuire loro la possibilità di fare a modo proprio non mi pare affatto un atto di debolezza e di resa da parte di noi genitori. Piuttosto leggo nella rivendicazione di una maggiore autonomia l'invocazione a essere trattati da persone e soprattutto l'urgenza di esprimere finalmente una personalità che non sarà mai la fotocopia del nostro modo di vivere.
Ritengo positiva anche, nell'indole felina che caratterizza i miei figli, la testardaggine con cui si arrampicano per poter salire sempre più in alto, sapendo calcolare con buona approssimazione il rapporto fra rischi e benefici. Del resto, quando perdono l'equilibrio, hanno imparato come si fa a cadere in piedi e a risolvere eventuali problemi con qualche salutare leccata.

Infine, guardando Alessandra e Claudio, credo sia doveroso sfatare il pregiudizio che il gatto si comporta con minore fedeltà rispetto ai cani. Sicuramente i miei ragazzi, come i mici, sono fortemente determinati, e di conseguenza un tantino anticonformisti e ribelli. Ma quando c'è da dimostrare la solidità del loro affetto e la perseveranza nell'impegno verso la famiglia, sono istintivamente pronti a qualsiasi sacrificio e sanno comunicare la loro dedizione con gesti particolarmente espressivi ed efficaci. La sera li guardo mentre se ne stanno acciambellati sul divano davanti al televisore. C'è sempre un momento in cui il programma che stanno guardando non li interessa più, e allora cominciano a giocare per scaricare la stanchezza accumulata negli impegni quotidiani. Qualche volta c'è un po' di aggressività nel loro comportamento, ma si azzuffano bonariamente e solo per dimostrare la loro sana capacità di intraprendenza. La competitività, del resto, sparisce presto, per fare posto ad un caldo abbraccio: ad un certo punto li sento ronfare tranquilli, sfiniti ma pacificati da un forte senso di fraternità.

Se potessi costruire una cesta di vimini tanto grande da poterci stare comodi dentro tutti e quattro, mi piacerebbe condividere con tutta la famiglia il sonno ed i sogni. Non sono sicura di sapere cosa sognano i gatti, ma immagino che mentre dormono avvertono il cielo stellato sopra di loro e fanno le fusa alle carezze invisibili di Dio.