IL GRANDE EVENTO
di Juan E. Vecchi

UNA SPIRITUALITA' PER IL III^ MILLENNIO - TESTIMONI DELL'AMORE

Amore, amore! Le canzoni, i film, per non parlare delle telenovelas, ci ricordano quanto conti l'amore nella nostra vita.

Chi ha qualche esperienza sa però che ad amare s'impara: più che un sussulto del cuore, è una meta che si raggiunge col lavoro. Anche ad essere amato s'impara: bisogna saper ricevere, essere grato, ricambiare. Per questo dell'amore abbondano "i falsi", le contraffazioni: l'egoismo possessivo, il godimento fugace, il gioco erotico, lo sfruttamento della fiducia, la seduzione.
Le parole delle nostre lingue distinguono i diversi tipi di amore: L'eros riguarda il desiderio e il piacere; il suffisso "filia", l'affetto e la preferenza. Adoperiamo anche agape per incontro, amicizia e condivisione. A complicare e perfezionare la visione delle cose viene il linguaggio "cristiano" con la parola carità: un amore completo che vuole il bene dell'altro e si estende oltre il visibile, una grazia che ha la sua sorgente in Dio e che ci rende capaci di sentire il suo amore, di ricambiarlo e di amare tutte le persone e le cose col suo stesso amore.

Don Bosco, nella sua prima Messa, fece un proposito: "La carità e la dolcezza di San Francesco di Sales mi guidino in ogni cosa". Accanto alla carità mise la dolcezza. Non è trascurabile questo dettaglio. La bontà sarà la manifestazione più spiccata della sua carità, elevata a principio pedagogico. Questo proposito plasmò la sua personalità di santo. Per parlare della carità di don Bosco bisogna fare una passeggiata attraverso la sua vita personale e le sue opere, i suoi rapporti con Dio e con i giovani, le sue fondazioni e i contatti con persone di ogni tipo.
Non solo tutto ciò scaturiva da un amore potente, ma tutto veniva realizzato secondo le modalità che la carità suggerisce. Anche per Lui risultò vero l'inno di San Paolo: "Se parlassi tutte le lingue....se facessi dei miracoli...se dessi tutte le mie sostanze, ma non avessi carità non sono nulla ( cfr. 1Cor. 13).

La pratica della bontà come manifestazione della carità tracciò in lui lineamenti caratteristici. Il primo fu la capacità di avvicinamento, accoglienza e comprensione delle persone. Ciò affascinava i ragazzi, perché sovente vengono trascurati dagli adulti. Per ascoltare uno di loro, don Bosco una volta perse il treno. Ma lo si scorgeva ugualmente nelle udienze e persino nei viaggi, per strada. L'affetto intenso e personale divenne la sua forma abituale di rapporto; mai formale, burocratico, amministrativo; sempre vicino e avvolgente la persona in un'atmosfera di stima.

Legato a questo c'era la capacità di amicizia. Quante e diverse ne ebbe sin dai primi anni della vita, nella giovinezza e nell'età matura! La gioia di condividere, di stare e lavorare assieme è una caratteristica del suo temperamento. Amico del fratello Giuseppe, con il quale spartì trattenimenti e confidenze, amico dei ragazzi della borgata, per i quali raccontava storie e preparava trattenimenti; amico dei compagni di scuola con i quali fondò la società della allegria, amico del collega Comollo, con cui stabilì un patto oltre la morte; amico di ragazzi ebrei discriminati; e, più tardi, di ecclesiastici, scrittori, politici al potere, destituiti o perseguitati. Quanto badasse alla amicizia lo lascerà documentato in una serie di raccomandazioni di questo tenore: "Tutti quelli con cui parli diventino i tuoi amici".
Aggiungiamo la compassione o tenerezza: quel sentimento che il Vangelo attribuisce a Gesù che si commuove di fronte alle folle affamate, a una madre che piange: un cuore incapace di passare indifferente di fronte alle sofferenze. Egli stesso racconta le reazioni che provava di fronte ai ragazzi del carcere, della strada, dei cantieri.

Abbiamo condannato la violenza dei sistemi totalitari. Vogliamo portare davanti ai tribunali i criminali di guerra. Nel frattempo tutti rilevano l'estendersi della violenza spicciola, privata. Il fenomeno investe i giovani: i forti, i bulli, i "nonni" dilagano nelle scuole. Bontà, riguardo, accoglienza, stima sono indispensabili per rendere più umane le nostre società e i nostri quartieri. Don Bosco convoca la sua famiglia ad intraprendere coraggiosamente opere; ma anche ad essere, nel quotidiano, segno di quella umanità che si è manifestata in Cristo.