LETTERE AL DIRETTORE

Cose indimostrabili. Voi preti insegnate cose indimostrabili quindi razionalmente incredibili cioè contro la ragione. La mia mentalità scientifica ma anche la mia razionalità filosofica si ribellano. mi suggeriscono, per esempio, l'impossibilità spaziale dell'al di là, un dove che ha tutti i caratteri dell'assurdo.
Emidio, studente, Napoli

Caro Emidio studente, non lasciarti sopraffare dalla razionalità umana che, proprio perché umana, non è né illimitata né onnisciente. Le questioni sulla fede sono per l'appunto questioni di fede, non di testa, né di cuore, quindi fuori portata del sistema della tua razionalità e comunque non contro la ragione, come tu dici. Studi fisica. Bene. Nel campo della fisica, come sai molto meglio di me, esiste la legge einsteiniana della conservazione della materia e dell'energia. Tu mi spieghi che il cerino che si consuma in realtà non si consuma ma si trasforma (nel caso specifico in calore), e Fido, il vecchio cane che seppelliamo dopo una onesta vita di fedeltà, si re-impasta nella terra e la feconda, e le parole che diciamo e i gesti che facciamo continuano a riverberare. per sempre. Nulla di noi scompare definitivamente Beh, ti domando, perché mai dovrebbe proprio sparire la parte migliore: le virtù, le gesta spirituali, la nostra sofferta scelta tra verità e menzogna, tra libertà e potere. Che cosa osta a credere che esista anche la legge della conservazione dell'energia spirituale, cioè dell'anima? Perché mai questa benedetta legge non può operare nell'elemento spirituale tanto quanto opera nell'elemento fisico? "Nulla si crea e nulla si distrugge", m'insegni: bene, per la stessa legge che conserva per sempre la materia e le azioni concrete, vengono conservate anche le scelte, le virtù, ecc. Siamo immortali, caro Emidio, le cose che facciamo, anche quelle interiori - perché no? - ci sopravvivono. Ogni volta che metto in moto qualcosa, nel mondo fisico come in quello dello spirito, non si ferma più. Sta precisamente qui la grandezza dell'uomo. E' sciocco pensare che la vita abbia un senso e la morte no.
In secondo luogo tu prova a pensare all'al di là non in termini spaziali, ma temporali: non siamo in un altro luogo ma in un altro tempo, e, meglio ancora, in un altro "stato". E, in base alla famosa legge di prima, se è vero che quando agito un braccio metto in moto un'energia destinata a lasciare per sempre una traccia di sé, è tanto assurdo pensare che quando compio un atto di carità, quando pratico una virtù io metta in moto qualcosa che non si fermerà più? Questo vuole anche dire che devo pensarci due volte prima di commettere qualche sciocchezza, perché gli effetti di quella azione inquinerebbero l'aria per sempre! Pensaci. Ciao.



Le persone o i dipinti? Sono rimasto indignato, quando ho sentito nei TG che nelle zone terremotate i lavori di restauro per riportare a nuovo i capolavori di Giotto e Cimabue sono stati completati a tempo di record, mentre le persone, che valgono molto di più, sono ancora nei container. Penso che San Francesco sarebbe rimasto più contento se le opere a lui dedicate si fossero perse a favore dei terremotati persone. Dov'è la premura che la Chiesa e lo stato devono avere per gli indigenti?
Argentino, Avola

Caro signore, sono in difficoltà a risponderle. Ma ci provo, dicendole che dei capolavori come quelli di Assisi non sono solo dipinti appiccicati su un muro, ma l'espressione più alta della passione, dell'intelligenza, della creatività, della fede del genio umano. Aver recuperato quei capolavori è aver recuperato delle emozioni che aiutano a vivere, dei messaggi che educano, delle scene che insegnano. dei colori che appagano mente, cuore e intelligenza. C'è tutto un mondo in quei dipinti che aiutano a vivere meglio, sublimano, catechizzano. L'aver restaurato gli affreschi di Assisi per la Chiesa è aver riaperto il messaggio, il libro del vangelo, la fede di fronte al popolo, e per lo stato è aver fatto un atto di audacia e nello stesso tempo di speranza: la speranza non muore, l'uomo è più grande delle disgrazie, la fede vince la disperazione, la tristezza è assorbita dalla gioia, la menzogna annullata dalla verità.
E tuttavia il problema delle famiglie senza casa resta un problema. Ciò che penso è che, se non avessero restaurato i dipinti, non è che in compenso avrebbero ricostruito le case: molto probabilmente le case sarebbero rimaste come sono e i dipinti perduti. Amara considerazione, lo so, ma non credo sia molto distante dalla probabile verità dei fatti.



Un atto di coraggio? Caro padre, non sarebbe un bell'atto di coraggio che la Chiesa abortisse finalmente dal suo grembo i figli indegni. Un vero cristiano è un forte non un debole.
Roberta, Ancona

Cara figlia, una chiesa che cacciasse i peccatori, a parte che. rimarrebbe senza nessuno, né preti, né fedeli (forse anche senza te!), sarebbe come un ospedale che accettasse soltanto persone sane. La Chiesa è fatta per i peccatori, cioè per tutti gli uomini. E questo ti basti. In questo senso la religione è una grande idea, non per niente è un'idea divina. Chiese, sinagoghe, moschee, templi, capanne della preghiera, pagode, luoghi di culto sono la traduzione umana di questa idea divina. Un vero cristiano, cara Roberta, è un uomo, e come tale è più debole che forte. La religione non è l'ostello delle persone deboli, ma la casa degli uomini, di tutti gli uomini. Non so più chi l'abbia scritto, ma da qualche parte l'ho letto ed è cosa da riflettere: "Di religione ne abbiamo a sufficienza per odiarci l'un l'altro, ma non abbastanza per amarci l'un l'altro".


Io cattolica, il fidanzato no! Caro padre, Io sono cattolica e anche praticante, il mio fidanzato no. Il parroco è moto preoccupato e vorrebbe che lo lasciassi, ma io lo amo. Ma perché ciascuno di noi due non può vivere la sua religione? Che c'entra l'amore? Se la religione mi separa allora rinuncio alla religione.
Agnese, Potenza

Signorina, io per certi versi condivido qualche preoccupazione del suo parroco, anche se non mi sento di dirle di lasciare il fidanzato, perché, come lei afferma, lascerebbe la religione piuttosto che il suo amore: al cuore non si comanda. Ma la cosa merita qualche considerazione. Primo. Lei dice di essere disposta a rinunciare alla sua religione. Lui sarebbe disposto a fare altrettanto? (E' una domanda da "par condicio" non le pare?). Da quel che scrive nella sua lunga lettera, tagliata per ovvie ragioni di spazio, ho l'impressione che di una rinuncia di lui non se ne può proprio parlare, "convinto com'è delle sue buone ragioni!". Quindi, devo pensare, lei non è altrettanto convinta delle sue. Secondo. Vivere la religione in modo privato, anche se molti lo credono possibile, in realtà ha poco senso. La religione riunisce la comunità, attraverso la quale s'impara a dare un senso al mondo, a diventare "umani", a dare speranza di avvenire.. E riunisce la gente nella condivisione dei più alti momenti della vita di ciascuno. Lei questi momenti sarebbe costretta a viverli. da zitella, pur essendo sposata. Il problema più grande è che da quando sarà sposata si ritroverà in realtà senza marito per quanto riguarda i suoi bisogni religiosi, non potrà usare un comune linguaggio, non avrà a fianco il suo uomo durante le celebrazioni comunitarie, nelle feste religiose della famiglia. e sarà costretta a non pochi confronti, e, Dio non voglia, a scontri quando si tratterà di impartire un'educazione religiosa ai figli! Terzo. Sarete divisi proprio di fronte agli eventi più importanti della vita: la nascita, la morte, il matrimonio, la festa. Quale risposta religiosa darà allora? Quale idioma userà coi suoi figli. Di quale "al di là" parlerà loro? A quali compromessi scenderà? Il sincretismo religioso non ha mai resistito alla prova del tempo né a quella della ragione. Ovvio: se ha trovato soluzione a tutto questo, e lui è d'accordo, nulla osta al vostro matrimonio. Questa mia risposta non è un invito a separarvi, ma un'esortazione a pensare bene a quello che fate.


Amore Maiuscolo Caro direttore, [.] siamo nel 2000, l'anno del grande Giubileo e perciò anno di giubilo. Vorrei che proprio tutti sentissero questo evento come una grazia straordinaria da non lasciar passare invano. Vorrei. che mi si riempisse il cuore di Amore maiuscolo per amare tutti, davvero tutti a cominciare da quelli che mi pestano i piedi.
Agnese, Rovelli

Gentile signora Agnese, basterebbero poche migliaia di persone che avessero questi suoi sentimenti e li mettessero in pratica, e, ne sono sicuro, avremmo un mondo ribaltato come una calzetta. Continui a coltivarli nella speranza che altri se ne innamorino. E grazie per questa sua splendida testimonianza di fede, e questo magnifico augurio lanciato al mondo.


I palinsesti di Rai 1. Direttore carissimo, ha notato che razza di programmi trasmette il primo canale della TV alle 10 di mattina? Mi sono imbattuta in "Taglia che scotta", e mio figlio, 7 anni, era con me. Mi sono vergognata per lui. Ho telefonato protestando, perché so che quell'orario rientra nelle fasce tutelate, in cui ci dovrebbero risparmiare certe porcherie. Sa, ero proprio incavolata ed è stata una telefonata burrascosa perché ero inviperita: non so quante ne ho dette. Mi hanno risposto con un laconico provvederemo. Poi il secondo tempo non è stato trasmesso, mi hanno detto: io avevo chiuso tra gli strilli di mio figlio, al quale tentavo di rispondere che la cacca la si fa al gabinetto e non la si deve vedere in TV.
Lilia, Ravenna

Gentile signora, la triste, tristissima verità è che alcuni signori non si interessano molto di moralità (che non hanno), ma di soldi (di cui sono sempre affamati), e questi li fanno sulla dabbenaggine della gente, sfruttando gli istinti primordiali di essa. E magari ti vengono a dire che è arte. Anch'io ovviamente ho molti dubbi sul crescere i figli con questa "arte", ma tant'è: né lei né io abbiamo in mano le leve del potere e anche se le avessimo saremmo bersagliati come "retrogradi" a dir poco, o revisionisti, o vattelappesca! Salvo poi a urlare allo scandalo (e la TV è in prima fila in questi casi), quando succedono certi fattacci legati proprio a quanto la TV ci propina e ci scappa il solito merdaio (chiedo venia per l'inqualificabile vocabolo!). In quei casi di colpo mamma Rai diventa moralista. E così ci fanno contenti. con quel che segue!