ATTUALITÀ

In due puntate un singolare pellegrinaggio giubilare attraverso il cinema: suggerimenti per educatori

IL VIAGGIO, LA RICERCA E IL SACRO (1)
di Fabio Sandroni

In occasione dell'anno Santo formuliamo una riflessione sul tema del "viaggio" nel cinema, da un lato topos letterario (e quindi anche cinematografico) tra quelli più sfruttati, dall'altro elemento caratterizzante, in chiave di pellegrinaggio, della tradizione giubilare cristiana.

Il tema del viaggio è sicuramente parte del patrimonio culturale di molti popoli e perciò in molti racconti (e film) troveremo un'eco, un'assonanza, quando non addirittura una perfetta coincidenza, con il valore che la cultura cristiana attribuisce a questa esperienza, riproposta con forza in questo anno giubilare a partire da tutti i campanili. Ovviamente, oltre alle "assonanze", ci interessano le discordanze, che spesso conducono a riflessioni anche più stimolanti sull'eterna ricerca dell'uomo di attribuire un valore alla sua esistenza.

LA RICERCA E L'INCONTRO
La parola "viaggio" evoca molti significati e aspetti diversi; uno dei più ricorrenti è quello della ricerca. Nel cinema la ricerca viene spesso presentata a due livelli. Un livello molto concreto e immediatamente percepibile dalla trama (ricerca di qualcosa o qualcuno) serve prevalentemente per rinviare a un livello più profondo, filosofico e spirituale, al quale le opere di maggiore spessore sanno approdare. È il caso di classici di grandi autori, come 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick (1968), di Il settimo sigillo di Ingmar Bergman (1956), di Fino alla fine del mondo di Wim Wenders (1991), di Fitzcarraldo di Werner Herzog (1981). Uomini che viaggiano per inseguire un segnale di conoscenza, un sogno, un'utopia, il senso della vita e della morte e che dovranno confrontarsi con la propria finitezza umana. Al termine restano le domande, aperte come una porta sulla soglia del sacro.
Il viaggio dell'astronave di 2001 porta il protagonista a confrontarsi prima con la macchina, poi con se stesso, infine, forse, con Dio, in uno dei testi più mirabilmente ambigui ed artistici della storia del cinema. Il regista, Stanley Kubrick, recentemente scomparso, sceglie di usare dei simboli di forte impatto evocativo sia per rappresentare in immagini la presenza di un'intelligenza superiore - indizio di una causa prima e ultima del percorso umano - che per rinviare alla ricerca stessa dell'uomo portata oltre il tempo e lo spazio. Simboli che l'autore non pretende di risolvere in alcun modo, lasciando intuire, nella perfetta circolarità del meccanismo narrativo, interrogativi sulla stessa possibilità di cogliere il trascendente.
Il viaggio del battello di "Fitzcarraldo", invece, rappresenta l'inseguimento di un sogno, al quale si sacrificano tutti i propri sforzi, fino all'assurdo quanto onirico trascinamento della nave al di là di una montagna, in piena giungla amazzonica: è forse una forzatura interpretativa, ma sembra di scorgere le tracce sia del peccato d'orgoglio, che della voglia d'infinito che accompagna il viaggio dell'uomo dentro la vita.
Sarà la morte, invece, compagna di cammino del cavaliere del Settimo Sigillo (film del grande Ingmar Bergman) con la sua incapacità di fornire risposte definitive al gruppo di viandanti, con i quali percorre l'estremo percorso, a suggerire l'immenso mistero sul quale si affaccia l'essere umano giunto alla fine del suo "viaggio" terreno. Mentre la Morte non offre risposte esplicite, però, il racconto allude alla possibilità di vedere oltre...

E ALTRI ANCORA
Come non citare, ancora, il viaggio dell'angelo protagonista de Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders (1987) verso un amore terrestre, che lo porterà, al termine di una macerante crisi sul significato della contraddittoria condizione umana, a rinunciare a una immortalità algida per conquistare una finitezza fatta anche di sofferenza? Dello stesso autore è Fino alla fine del mondo, eccessivo e prolisso, ma ricco di intuizioni, in cui il viaggio si svolge in un contesto millenaristico ed è associato a un'altra tematica ricorrente nel cinema: quella dell'occhio e dello sguardo. Il protagonista è qui ossessionato dalla ricerca dello sguardo altrui, punto di vista sulle cose, e dal rapporto tra visione e tecnologie. A noi interessa per la sua capacità di essere un viaggio che si conclude su domande esistenziali e perché, per certi versi, è molto simile a quello che ci proponiamo qui: il cinema, infatti, è proprio lo sguardo di qualcuno offerto ad altri attraverso la tecnologia, ed è questo sguardo a porre domande e proporre sistemi di significato.
Un'altra faccia della medaglia può essere rappresentata da una delle tematiche del recente La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore, in cui il personaggio principale sceglie di restare per tutta la vita entro i confini di una nave, anche per la paura di scoprire un "oltre". Il viaggio qui non approda a nessuna meta, rinviando ad una condizione esistenziale di eterna sospensione.

SCOPI. QUASI GIUBILARI
Oltre alla ricerca, il viaggio è anche occasione di redenzione e itinerario catartico, come il percorso del personaggio interpretato da Robert De Niro in Mission di Roland Joffé (1986) che affronta un lungo e faticoso cammino di espiazione del male prodotto, che lo condurrà a farsi gesuita e poi al martirio. Un breve cenno anche a tutto il filone di film che prende lo spunto dalla saga medievale della ricerca del Graal: dall'elegantissimo Perceval le gallois (1979) di Eric Rohmer - fedele trasposizione del poema di Chrétien de Troyes - fino al mitologico Excalibur (1981) di John Boorman e al contemporaneo La leggenda del re pescatore (1991) di Terry Gilliam. Oltre a queste opere, molte pellicole d'avventura sfruttano il riferimento a questo mito che, se pure rinvia a un significato di ricerca del sacro, patrimonio del giusto che saprà rendere puro il proprio cammino, appare frequentemente solo un pretesto e un luogo comune di scarso spessore nel racconto.
Un discorso a parte si ha per quei racconti in cui il viaggio non esprime una chiara intenzionalità di ricerca, ma rappresenta un contesto in cui si iscrivono incontri e situazioni in grado di far crescere i personaggi o svelare loro una verità esistenziale, come nel grande classico Ombre rosse di John Ford (1939) o nel sessantottesco-kerouachiano Easy rider di Dennis Hopper (1969) oppure nell'indimenticabile La Strada di Federico Fellini (1954): qui la scoperta investe la sfera spirituale.

I CARTOONS
Proposte a cartoni animati per i più piccoli, in cui ritrovare in forma semplice ispirazioni interessanti sono, ad esempio, Alla Ricerca della Valle Incantata di Don Bluth e La Freccia Azzurra di Enzo D'Alò. Per la fascia della scuola media, invece, è molto indicato il film Amici per sempre di Peter Horton (USA - 1995) in cui due ragazzi fuggono di casa e viaggiano alla ricerca di una cura miracolosa contro l'AIDS, di cui è affetto uno dei due. Per iniziare un primo approfondimento sul tema è comunque utilizzabile molto cinema tratto dai classici della letteratura, come Il mago di Oz o come Alice nel Paese delle Meraviglie. Tutti spunti che hanno più di un contatto con la ricerca di assoluto che a vario titolo si agita nell'anima di ogni individuo e che può essere uno dei sentieri da percorrere durante l'anno giubilare.
(continua)