DONNE D'AFRICA
Per una settimana, l'Africa è stata in mano alle donne. Fantasia, sogno, utopia? Forse un po' di tutto questo.Ma anche una grande realtà che si è fatta visibile nella conferenza panafricana svoltasi ad Addis Abeba (Etiopia), dove 1500 donne, rappresentanti di tutti i paesi african si sono fatte voce per la cessazione dei conflitti e protagoniste per l'inizio di un tempo di pace.
La Conferenza ha radunato, dopo quattro anni dall'incontro
mondiale di Pechino (1995), donne e uomini, rappresentanti dei governi, dell'OUA
(Organizzazione dell'Unità Africana), delle agenzie ONU e delle ONG
(Organizzazioni Non Governative). Il grande appuntamento, che fa parte
di una serie di convegni che si stanno realizzando in varie parti del mondo a
livello continentale, ha avuto luogo ad Addis Abeba in Etiopia. Per cinque
giorni, dal 22 al 27 novembre scorso, hanno riflettuto sui passi fatti e
preparato il grande incontro che si svolgerà nel mese di giugno a New
York.
Bernadette Sangma, Figlia di Maria Ausiliatrice, ha partecipato e vissuto una
settimana intensa, ascoltando il cuore dell'Africa, i suoi problemi, ma
soprattutto le sue speranze. "La questione femminile - dice - è ormai un
dato di fatto che pervade tutti gli ambiti della vita sociale e culturale
africana, fino agli ambienti governativi, dove si prendono le decisioni. Dopo
Pechino, a livello politico sono state fatte opzioni in favore della promozione
della donna. Ciò che è ancora debole è la concreta messa
in atto di queste scelte ai diversi livelli locali. Un giornale riportava un
titolo sintomatico: "L'uguaglianza femminile esiste solo sulla carta"".
LA POVERTÀ È DONNA
La situazione del continente africano è preoccupante. All'inizio del
1999 c'erano ben quattordici nazioni coinvolte in guerre: conflitti non
più tra paesi, ma all'interno. Dalle statistiche emerge che più
di due milioni di persone hanno perso la vita solo in questi ultimi cinque anni
in Africa., e 7,3 milioni sono emigrate. Circa l'80% dei rifugiati sono donne e
bambini, che soffrono la perdita dei famigliari, delle proprietà, della
terra e della dignità. La povertà, in Africa, è
soprattutto donna: Aids dilagante, mine antiuomo e armi chimiche che minacciano
i raccolti, bambini rapiti per rinforzare le file di soldati e guerriglieri e,
non ultimo per gravità, la violenza fisica e psicologica.
UNA TENDA PER LA PACE
Piantata in mezzo a un prato, spiccava tra le costruzioni dell'ECA (Economic
Commission of Africa), e occupava, non solo simbolicamente, il centro
del Convegno. "Pace" è stata la parola che vi è riecheggiata e
che ha riempito i cuori e i desideri delle donne africane. Dopo l'analisi della
situazione, le parole sono state investite nella ricerca quasi accanita per la
pace. Con freschezza di energie e di pensiero, le donne si sono radunate per
celebrare la pace. "Siamo in una fase della storia - hanno detto - in cui il
coinvolgimento delle donne nelle questioni della pace e della sicurezza deve
essere riconosciuto. La strada però è ancora lunga da percorrere
per arrivare al superamento della situazione che emargina i talenti, le
competenze e le esperienze della donna dalle decisioni politiche. La situazione
attuale non può essere superata fino a quando la quasi totalità,
ossia 99,99% dei leaders del continente africano, come pure il 99% delle
risorse economiche, rimangono nelle mani degli uomini".
"La pace è essenziale per lo sviluppo. Lo sviluppo è, a sua
volta, essenziale per affrontare i problemi economici e politici, e i mali
sociali derivati dalla povertà, dalla guerra, dai conflitti e dalle
malattie. Pace e sviluppo sono strettamente correlati. L'esperienza ci ha
confermato che non si può sostenere la causa dell'una tralasciando
l'altro. Lo sviluppo è insensata retorica senza la pace e la pace non
può fondarsi senza lo sviluppo". Lo ha sostenuto Speciosa Kazibwe, vice
Presidente dell'Uganda.
Una fiaccola per la pace è stata consegnata a Stella Obasanjo, prima
donna della Nigeria. Le è stata affidata con un impegno: intercedere
presso gli uomini, nella stanze delle decisioni.
LA CARTA VINCENTE
Le linee d'azione che sono risultate dal lavoro di una settimana, bene si
coniugano con la missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei salesiani in
terra africana. Diffusi in molti paesi del continente, suore e sacerdoti,
missionari ed autoctoni, sono in prima fila nel creare le reti per diventare
forza significativa, incidente la realtà sociale, culturale e politica.
Le problematiche sono complesse, spesso da soli ci si sente impotenti a
risolverle. Con creatività si stanno moltiplicando e rafforzando le
presenze per i bambini e le bambine della strada, i centri di promozione della
donna, dei giovani, delle famiglie. Un'evangelizzazione maggiormente
inculturata si sta facendo strada e coinvolge animatori, catechisti, operatori
ed educatori nelle parrocchie, nei villaggi, nelle periferie delle "molte
Afriche".
Le suore in Africa si sono assunte i problemi che pesano sulla donna, quali la
povertà, l'esodo forzato, l'analfabetismo, l'Aids dilagante, la mancanza
di pace. La loro speranza è simile a quella che le donne hanno piantato
nella tenda della pace, alla fiaccola che ci si è reciprocamente
consegnate ad Addis Abeba: una decisione risoluta per assumere posti
determinanti. La marcia è innestata ed è un processo senza
ritorno: le donne africane non accetteranno più facilmente di essere
lasciate ai margini nella costruzione della pace. Perché questo divenga
realtà, è urgente investire nel campo educativo. E qui, come
"salesiani", giochiamo proprio in casa.
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TRAGICI DATI: Il 45% dei bambini in Sud Africa sono stati vittime
di abuso sessuale. Il 50% delle vittime della violenza sessuale in
Zimbabwe sono ragazze intorno ai 15 anni: gli stupri vengono commessi di
parenti, vicini di casa e insegnanti. Nelle zone rurali del Malawi, il 55%
delle adolescenti ha subito un rapporto sessuale coercitivo. Ad Addis Abeba
(Etiopia) il 30% delle prostitute sono donne tra i 12 e i 26 anni. In
Tanzania ogni tre adolescenti che abortiscono una è stata stuprata. I
matrimoni precoci e forzati con uomini d'età molto superiore alla
ragazza sono ancora in uso. La mutilazione genitale femminile è
praticata tuttora in 28
paesi africani. Un numero crescente di donne viene coinvolto nel traffico della
prostituzione, anche internazionale con destinazione Europa e Medio Oriente.
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