Era il 16 ottobre dell'ormai lontanissimo 1978. Per la prima volta, dopo oltre quattrocentocinquant'anni, il papa cessava di essere italiano. Il pontificato di Giovanni Paolo II dura quindi da quasi ventidue anni. E il 18 maggio, nel pieno del Giubileo saranno passati centotrentotto giorni di questo anno duemila introduttivo del terzo millennio cristiano, o, secondo altri, già dentro la nuova era.
Karol ha portato alle soglie del nuovo millennio non solo la Chiesa, ma un mondo per tanti versi segnato proprio da lui così fortemente da non lasciar dubbi sulla qualità insieme profetica e storica della sua presenza itinerante sul crinale di questo passaggio epocale. In questo tempo movimentato si è definito ciò che il Papa polacco rappresenta: i viaggi in tutto il mondo, l'energico governo della Chiesa, le chiare prese di posizione sul matrimonio e la famiglia, sul controllo delle nascite e sulla procreazione, la sua religiosità e l'impronta filosofica, la sua posizione nella politica internazionale, instancabile preoccupazione per gli uomini di tutto il pianeta, la sua ansia pastorale ed ecumenica che lo porta viaggiare dovunque, nuovo nomade di Dio, nuovo san Paolo per una "nuova evangelizzazione".
PAPA SUPERSTAR?
Un uomo che ha per compagni il coraggio e la coerenza, che non si tira indietro di fronte a nulla. Tutta la sua storia è segnata dalla prova. Aveva vent'anni quando i nazisti arrivarono a Cracovia deportando e uccidendo; celebrò la prima messa quando al potere salì un governo che combatteva la Chiesa. Da vescovo rischiò più volte la prigione. Non gli è stato risparmiato nulla neppure da Papa. Gli spara il turco Alì Agcia, si ammazzano tra lo scandalo, le guardie svizzere che dovrebbero proteggerlo. La sua vita è stata segnata anche dalla prova del tumore, che lo costrinse a soggiornare per centotrentatre giorni al Policlinico Gemelli, che lui scherzosamente definì "Vaticano 3", dopo San Pietro e Castelgandolfo.
"VOI MI CORRIGERETE""Cristo non ci ha detto: 'Sedete in Vaticano' ma ci ha detto: 'Andate in tutto il mondo". Così ha difeso una volta il suo inusitato nomadismo, chiacchierando a tavola coi vescovi italiani convenuti a Loreto. Ma la sua missione non può ridursi a dati da Guinnes dei primati. Questo prete venuto da lontano ha dato una picconata a quel muro che divideva, con la forza sclerotica delle ideologie e quella tragica delle armi, il mondo Ma il trionfo della democrazia liberale e del capitalismo sul totalitarismo comunista non ha modificato il suo giudizio, alquanto critico, sul liberismo economico. Per lui il successo dell'uno e la sconfitta dell'altro non sono la fine della storia, come qualcuno ha troppo affrettatamente scritto.
MURI CROLLATI
Non si rassegna né alla miseria, né alla violenza,, né all'ingiustizia, né alla menzogna, né alla guerra, né alla divisione. Le sue parole sono quelle di un lottatore, ma di un lottatore dello spirito, di un uomo animato dall'amore. "Nessuno può vivere senza amore", scriveva nella sua enciclica/programma "Redemptor Hominis". Questo Papa è un uomo di speranza, poiché è un uomo libero, ha la libertà dei figli di Dio. Fa sorridere i seminaristi polacchi con una battuta: "A Roma mi dicono che quel che dico di meglio è ciò che non è scritto nel testo". Questo Papa 'originale' che compie ottant'anni, ci conduce veramente lontano dalla routine quotidiana, verso nuovi orizzonti, verso un nuovo avvenire, un nuovo millennio.